Archive for ottobre, 2012


Due giovani sorelle sono alle prese con una domanda che cambierà le loro vite: la Magia esiste? La risposta arriverà dalla saggezza della nonna che si occupa di loro e il misterioso e complesso mondo della stregoneria si rivelerà in tutto il suo misticismo, tra incantesimi, Tarocchi e rune. Ma praticare l’antica arte magica comporta delle grandi responsabilità e il Male è in agguato. La sfida che attende Selene e Caterina sconvolgerà le loro vite, ma ci sarà sempre spazio per amore e amicizia.
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Stefania Tuveri (27/09/1993 Fidenza) vive in provincia di Piacenza e frequenta l’ultimo anno di liceo classico.

Ha partecipato a diversi concorsi letterari qualificandosi prima nella sezione “giovani” del premio “Felice Daneo”, seconda nel premio “FantasticHandicap” e ottenendo la medaglia d’argento nel concorso “Il Chiostro”.

Diverse le pubblicazioni in antologie, tra le quali “Black Candies”edita da Lettere Animate Editore.

In prossima uscita 

Carina ha un ragazzo che la ama. La loro storia potrebbe dirsi perfetta, non fosse per il successo sul lavoro che, negli ultimi tempi, per lui sembra essere diventato una priorità. Quando un evento decisamente insolito si abbatte sulla sua vita e sembra farle dimenticare l’uomo che ama per avvicinarla a un’altra persona, Carina sente il bisogno di fare chiarezza dentro di sé.
Sarà un breve viaggio alla ricerca della verità che Carina intraprenderà con le sue pazze coinquiline e che le fornirà la risposta a tutti i dubbi che offuscano la sua mente.
Un romanzo che vuole comunicare l’importanza di saper scegliere, di saper dire no a quei “ridicoli pensieri” che spesso si insinuano nella mente senza chiedere il permesso, scombussolando l’equilibrio di una vita intera.

Simona Giorgino nasce nella provincia di Lecce nel 1986. Si diploma presso il Liceo Scientifico e continua la sua formazione all’Università, studiando Traduzione e Interpretariato.
Sin da bambina sente dentro un curioso impulso che la spinge a prendere la penna e scrivere in ogni circostanza. Compone poesie e scrive racconti, prediligendo la narrativa, e matura sin dai tempi della scuola media l’idea di scrivere e pubblicare un libro.
Questo sogno si realizza di recente, con la pubblicazione dei suoi primi due romanzi, “Jeans e cioccolato” (aprile 2012, 0111edizioni) e “Quel ridicolo pensiero” (novembre 2012, 0111edizioni).
Simona continua a scrivere con grinta ed energia, per se stessa ma, allo stesso tempo, adesso anche per gli altri, ponendosi come obiettivo principale quello di toccare il cuore della gente e di trasmettere, attraverso i suoi scritti, una piacevole sensazione di positività.

Bea è una ragazza di ventisette anni con un invidiabile senso dell’umorismo, a cui non rinuncia neanche quando si rende conto di come la sfiga si sia impadronita spietatamente della sua esistenza: non ha un ragazzo, non è esattamente contenta del suo aspetto fisico, le sue presunte passioni non durano mai più di una settimana e, dulcis in fundo, il suo lavoro non è il massimo
delle aspirazioni. Gli spiacevoli incontri con un uomo insopportabile, un colloquio di lavoro finito male e le sue continue prese di coscienza non l’aiutano di certo a sentirsi una persona fortunata.
Ma il destino ha in serbo progetti più interessanti per lei, primo fra tutti quello di insegnarle che gli eventi della vita possono cambiare direzione quando meno ce l’aspettiamo. Ben presto, infatti, Bea si ritroverà ad accogliere, sebbene con un pizzico di scetticismo iniziale, un’ondata di cambiamento fresca e piacevole, anche grazie all’aiuto di un’amica pazza e spiritosa che, introducendola al mondo del make-up, dei tacchi alti e dei jeans attillati, le farà conoscere una nuova sé di cui andare decisamente più fiera. Ma le sorprese non finiscono qui: un’identità misteriosa sbucata fuori da una chat le scombussolerà la vita, mentre incominceranno anche a spandersi nell’aria le dolci note dell’amore.

Simona Giorgino nasce nella provincia di Lecce nel 1986. Si diploma presso il Liceo Scientifico e continua la sua formazione all’Università, studiando Traduzione e Interpretariato.
Sin da bambina sente dentro un curioso impulso che la spinge a prendere la penna e scrivere in ogni circostanza. Compone poesie e scrive racconti, prediligendo la narrativa, e matura sin dai tempi della scuola media l’idea di scrivere e pubblicare un libro.
Questo sogno si realizza di recente, con la pubblicazione dei suoi primi due romanzi, “Jeans e cioccolato” (aprile 2012, 0111edizioni) e “Quel ridicolo pensiero” (novembre 2012, 0111edizioni).
Simona continua a scrivere con grinta ed energia, per se stessa ma, allo stesso tempo, adesso anche per gli altri, ponendosi come obiettivo principale quello di toccare il cuore della gente e di trasmettere, attraverso i suoi scritti, una piacevole sensazione di positività.

Pietro De Bonis Dalla quarta di copertina:
“Baciami alle sei del mattino
capirai che t’amo dall’odore dei cuscini
dai miei occhi chiusi
sempre pronti a fissarti.”

Dalla prefazione:
– L’istinto di un verseggiatore inesauribile d’immagini, la prodezza della forma libera da ogni struttura costituita, l’amore come risposta a qualsiasi domanda. La raccolta Brezze Moderne è un risalire la corrente poetica per esser sul finire trascinati via da una prosa compatta e di largo spessore psicologico ed antropologico. Divisa in tre fondamentali parti, infatti, notiamo come l’autore si sia cimentato in un gioco letterario di forte impatto, un gioco attratto dalla poesia per la quasi totalità della raccolta, sino alla creazione di due epiloghi prosastici con precisa denominazione Intermezzi e Aforismi che rivelano un profondo interesse nella società e nell’uomo, inteso come essere umano.
Pietro De Bonis interpreta la realtà in versi liberi, innescando un meccanismo che si piega davanti alla sua volontà di schernire oppure di precipitare davanti alle porte di Eros.

Lo stile di Brezze Moderne è caratterizzato da una brevitàs di fondo che vede la sua realizzazione massima in liriche di un solo verso come Gesti (Smettila di scapigliarmi i capelli e inizia a scapigliarmi il cuore».), Foto («Voglio sorridere come fanno le foto».), Santa («Dormirei tutte le notti seduto pur di non far scivolare i palpiti del cuore».) e liriche dall’estensione variabile in una struttura del verso caratterizzata da un’accesa libertà di componimento.

Pietro De Bonis Pietro De Bonis è nato il 9 aprile del 1984 a Roma. “Brezze Moderne” (settembre 2012, Lupo Editore) il suo ultimo libro.

“Uno dei miei intenti principi nella vita è far riconoscere la bellezza, non tanto della poesia quanto della vita, molte persone credo vivano addormentate e col cuscino appiccicato in faccia. Può darsi io sia un illuso, può darsi, ma credo si possa essere un po’ e un po’.”

Info autore 

sito: pietrodebonis.com
Pagina Facebook: facebook.com/pietrodebonisautore

“Brezze Moderne” è ordinabile in qualsiasi libreria online (amazon, ibs, bol ecc) e reale. Oppure potete ordinare una copia direttamente all’indirizzo email: ordini@lupoeditore.it

Karna di Eugenio Nascimbeni

Il romanzo, diviso in due sezioni, si sviluppa in realtà senza interruzioni di sorta perché gli avvenimenti di epoche lontane finiscono per trovare una specifica collocazione nel presente: un presente che affonda le sue radici in un territorio, come quello dell’alto Friuli, permeato ancora oggi di vecchie tradizioni ed antichi riti.
Nella prima parte assistiamo alle vicende di una tribù celtica del IV-V sec. a.C. che occupa un territorio corrispondente a quello dell’attuale Carnia. Qui l’amore di Alasia e Damien si scontra con la brutale ferocia di Athor, crudele signore del loro villaggio, da sempre innamorato della giovane.
La brama di possesso porta il sovrano ad uccidere i due giovani, scatenando in tal modo la collera di Karna, divinità che aveva steso la sua benedizione sui ragazzi. In un susseguirsi di vicende drammatiche, che culminano con l’invasione di una feroce tribù rivale e la vigliacca fuga di Athor, la maledizione di Karna oltrepassa ogni ostacolo di luogo e di tempo grazie ad un pendaglio, l’offerta votiva di Alasia, che la dea fa giungere intatto attraverso i secoli.
Nella seconda parte, ambientata ai giorni nostri, l’istintivo desiderio di Mary, una squillo d’alto bordo, la porta a rubare quello stesso prezioso amuleto dalla casa milanese di Graziani, un piccolo industriale dai traffici poco puliti, provocandone una rabbiosa reazione e dando origine ad una caccia serrata fino a Cason di Zellan, un minuscolo paese della Carnia sorto sulle ceneri dell’antico villaggio celtico di Alasia e Damien, dove la fuggiasca spera di trovare un rifugio sicuro.
L’incontro di Mary con Siro, commesso in un supermercato, sembra voluto dal destino, così come il ritrovamento di una necropoli celtica in quel piccolo paese. Un giorno, lungo il torrente che costeggia la baita della ragazza, compare all’improvviso un’enigmatica creatura che sembra venuta da un’epoca remota.
Inseguendola, Mary finisce per entrare in una grotta misteriosa che mette in comunicazione il presente con il passato: qui fa la conoscenza con Karna, l’antica divinità celtica, che le racconta la vicenda di Alasia e Damien, rivelandole infine che lei e Siro non sono altro che le reincarnazioni dei due sventurati amanti del passato, e che Cason di Zellan è ancora sotto l’influsso negativo della sua antica maledizione.
Per salvare l’intero paese, Mary è chiamata a lottare contro il Male in una sfida che la vedrà catapultata nel passato come per magia, divenendo protagonista assoluta di un sanguinoso e drammatico confronto.

Terza di copertina

Nel IV secolo a.C., in un territorio celtico corrispondente all’attuale Carnia, l’amore di Alasia e Damien si scontra con la brutale ferocia di Athor, crudele signore del loro villaggio, da sempre innamorato follemente della giovane.
Duemilacinquecento anni dopo, Mary, squillo d’alto bordo, ruba un prezioso amuleto di bronzo, appartenuto ad Alasia, dalla casa di un industriale dai traffici poco puliti. Il furto dà origine a una caccia senza tregua, fino a un minuscolo paese sorto sulle ceneri dell’antico villaggio celtico di Alasia e Damien.

L’incontro in quel luogo di Mary con Siro, commesso in un supermercato, sembra voluto dal destino, così come il ritrovamento di una necropoli celtica in quel piccolo paese. L’impressione di aver già vissuto quei luoghi e quelle emozioni accomuna i personaggi, prima spaventati, poi increduli, infine consapevoli del loro destino.

L’amuleto trascina con sé una maledizione ancestrale che deve essere spezzata a tutti i costi.

GENESI

Un luogo di fantasia?

Il romanzo “La profezia di Karna e l’amuleto maledetto” è ambientato in un luogo immaginario della Carnia, la porzione di territorio dell’alto Friuli Venezia Giulia a ridosso della catena alpina. Seppure la località citata nella seconda parte del libro, quella ambientata ai giorni nostri, è di fantasia, così come tutti i personaggi che vi figurano, è indubbio che durante la fase creativa molti spunti mi sono giunti dal fascino paesaggistico e storico del paese natale di mio padre, Paularo in provincia di Udine.
La valle di Paularo o d’Incaroio è cinta dalle catene montuose dello Zermula, del Tersadia e del Sernio.
Lontana dal fondovalle, è percorsa dal torrente Chiarsò che raccoglie, lungo il suo percorso, alcuni ruscelli. Il paese di Paularo è adagiato in una conca circondata da prati e boschi e nel suo territorio sono diverse le sorgenti minerali idrosolforose e ferruginose.
Poco dopo l’ingresso del paese una carrozzabile s’innalza verso le frazioni di Misincinis, dove c’è la casa di mio padre, e Ravinis, due piccole gemme che godono di un paesaggio stupendo e dove da sempre l’uomo ha lottato duramente per la vita, strappando alla terra i frutti del proprio lavoro.
Misincinis, questo piccolo gruppo di case, fienili ed orti ben curati, è il luogo che mi ha fornito l’idea per il romanzo.
Vediamo come…

Come tutto ebbe inizio

Se non fosse stato per la sensibilità di mia cugina Patrizia Nascimbeni e di suo marito Alido Clama, non si sarebbe potuta scrivere una pagina importante della storia di Paularo e, semplificando al massimo, neppure “La profezia di Karna e l’amuleto maledetto” avrebbe potuto essere immaginato.
Nel 1995 durante dei lavori di sistemazione attorno alla loro casa di Misincinis, Alido s’imbatté in uno strano oggetto fuoriuscito dal terreno: una cuspide di ferro. Naturalmente si accorse subito che si trattava di un reperto venuto dal passato e così fece intervenire la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia che cominciò subito la ricognizione di quel sito che apparve subito, agli occhi esperti degli archeologi, un vasto sepolcreto ad incinerazione.

Gli scavi si protrassero per alcuni anni: alla fine di quel periodo furono portate alla luce circa 150, forse persino 200, tombe risalenti ad un periodo che va dal VII al II secolo a.C. : innumerevoli i reperti recuperati.

In quegli anni trascorrevo le mie vacanze estive nella casa di mio padre a Misincinis: gli scavi distavano poche decine di metri e mi fu facile effettuare dei sopralluoghi per dare un’occhiata interessata su quanto avveniva. Ricordo che un anno fu organizzata una piccola mostra in paese ed ebbi la possibilità di toccare con mano alcuni di quegli stupendi reperti che furono rinvenuti: dai pendagli, alle fibule, alle perline, passando anche più semplicemente per grossi frammenti di ossa combuste, urne cinerarie e schegge di carbone ligneo provenienti dalle pire del passato. Fu una cosa elettrizzante, come pure avere avuto l’occasione di parlare a tu per tu con alcune archeologhe da cui appresi molti piccoli ed interessanti dettagli che riguardavano il sepolcreto in particolare ed i Celti più in generale.

Una visione

Un pomeriggio d’estate mi ritrovai a passeggiare lungo un sentiero che si snodava poco oltre la casa dei miei cugini. Il sole era un’arancia allegra dipinta in quel cielo terso e nonostante facesse molto caldo, la quiete di quei luoghi mi invogliò a proseguire quella tranquilla escursione. Sbucai in un pianoro erboso in cima ad un piccolo colle.: più avanti un fitto boschetto, talmente intricato che attraversarlo si rivelò impossibile. Tornando sui miei passi ed imboccando di nuovo il viottolo che conduceva verso casa, mi fermai estasiato ad osservare il paesaggio che avevo di fronte. Davanti a me il morbido profilo di quel colle erboso, ai lati radi boschetti, e sullo sfondo la mole granitica e severa del monte Sernio.

Dal mio punto di osservazione non potevo vedere né le case, né i fienili, e solo lo spettacolo della natura mi si offriva in tutta la sua bellezza. In quel momento, rapito dall’estasi appagante che mi procurava il paesaggio, mi venne da pensare all’esistenza delle genti che vivevano in quei luoghi centinaia d’anni prima di Cristo, a quel popolo che aveva posato i piedi sul medesimo terreno sul quale sostavo io, a quegli stessi abitanti, i cui frammenti di ossa combuste avevo tenuto sul palmo della mano con rispettoso ed ammirato interesse, che celebravano con gioia la vita e con sacralità il momento della morte.

Fu in quel preciso istante che sbocciò nella mia mente l’idea per un romanzo ambientato in quei luoghi così suggestivi e magici. Ci pensai a lungo sino a quando riuscii finalmente a trovare una buona traccia su cui far lavorare la mia fantasia.

Riti, tradizioni e leggende

Il paesaggio, unitamente alla scoperta del sepolcreto, ha dunque avuto un ruolo determinante nella fase di composizione del romanzo. I tanti luoghi suggestivi, ricchi di fascino ed altamente evocativi che conoscevo bene per averli frequentati sin da bambino, contribuirono a fornirmi molti spunti narrativi. La struttura del romanzo che avevo in mente mi fu subito abbastanza chiara: una storia divisa in due epoche diverse che si sarebbero poi fuse in un’unica vicenda allo scopo di dare continuità temporale al romanzo.

Non solo questo, però…

Il mio scopo era anche quello di parlare, seppure all’interno dei rigidi paletti di una creazione fantastica, di quel grande patrimonio di cultura, riti, tradizioni e leggende di cui è permeata la Carnia: in aggiunta a ciò desideravo mostrare tutto il mio attaccamento per la terra di mio padre.

Ecco dunque una menzione alle streghe ed ai Gùriuz, tipici personaggi di fiabe da fogolar, oppure la citazione di due riti molto particolari ed antichi, come la “Femenata” e “Las pirulas”.

Il primo si riferisce ad una grande croce di legno che, posta in cima ad un colle che sovrasta l’abitato, viene cosparso di stoppie, fieno ed altri materiali di scarto prima di essere incendiato la sera della vigilia dell’Epifania. I partecipanti a questo antico rito girano poi di casa in casa recitando una canzoncina e chiedendo del cibo in cambio di quel fuoco beneaugurante che è stato acceso. È consuetudine infine mangiare tutti insieme quanto è stato raccolto a titolo d’offerta.

Il secondo si basa anch’esso su un’antica usanza, ancora oggi esistente, e che consiste nel lanciare da un’altura, durante alcune notti d’estate, dei dischi di legno infuocati. Durante questi lanci vengono urlate dediche scherzose alle ragazze del luogo o alle coppie di innamorati.

Un pizzico di magia

La Carnia, come detto, possiede per molti versi un grande fascino ed un’indiscutibile magia, la stessa che si può trovare un po’ in tutto il Friuli Venezia Giulia. Ho voluto ambientare uno dei capitoli del romanzo nella seducente Gemona del Friuli, una cittadina ricca di suggestioni e dentro le cui mura, all’inizio di agosto, si tiene la rievocazione storica “Tempus est jocundum”, un vero e proprio tuffo dentro ad un borgo del Trecento, reso possibile dagli animatori vestiti in costumi d’epoca che ripropongono con molto realismo la vita d’un tempo.

È piacevole assistere e partecipare a questa ricorrenza, soprattutto per l’alone di magia e mistero che regnano sovrani, tra cangiatori di soldi, saltimbanchi, armigeri, arcieri, mercanti, imbonitori e questuanti che sciamano lungo via Bini, l’arteria principale della città, e per i vicoli e le piccole piazze del paese. Ad allietare i tanti visitatoti anche delle antiche locande presso le quali è piacevole sostare per degustare piatti e bevande d’origine medioevale.

In uno dei vicoli più nascosti, tenuemente illuminato dalle fiaccole che baluginano allegre nelle notte, si trovano le sibille. Una sera, sedotto dall’atmosfera che Gemona riesce sempre a sprigionare in queste occasioni, mi convinsi ad accomodarmi ad uno di questi tavoli.

Alla cartomante Clara che si rivolse a me chiedendomi cosa volessi sapere dai suoi tarocchi, risposi che avevo un progetto (ndr: il libro) e che volevo sapere se ciò avrebbe potuto, un giorno, realizzarsi. Rimasi sul vago, senza aggiungere nulla, nemmeno la benché minima indicazione sulla natura di questo sogno nel cassetto, e cominciai ad osservarla mentre disponeva con cura sul tappeto le sue vecchie carte. Il responso dell’oracolo fu favorevole e così le promisi che se quanto previsto si fosse concretizzato per davvero mi sarei ricordato di lei, cosa che naturalmente ho fatto.

Conclusione

Da anni, ormai, del sepolcreto non c’è più traccia visibile.

Gli scavi sono stati chiusi, l’enorme buca da cui affiorava la necropoli, e dentro la quale tante volte avevo gettato il mio sguardo incuriosito ed affascinato, è stata infine ricoperta e l’erba è tornata a ricrescere più bella di prima.

Cosa resta?

Di certo un sentimento di orgoglio nell’avere appreso quali sono state le antiche origini, ma anche la consapevolezza che, in fondo, è anche grazie alle celebrazioni di vecchi riti che si perdono nella notte dei tempi, e tenacemente riproposte da chi non vuole vada smarrito un patrimonio culturale, che la spiritualità dei progenitori può continuare ad esistere e a popolare ancora, con un tocco di magia, le lunghe notti carniche.  (Eugenio Nascimbeni)

Eugenio NascimbeniEugenio Nascimbeni è nato a Milano nel 1960, è sposato e padre di tre figli.
Lavora in un grande gruppo editoriale in qualità di credit supervisor e divide la sua passione per la lettura e la scrittura creativa con quella per la musica rock e blues: il suo vero e proprio oggetto di culto è Bruce Springsteen.
Il suo esordio letterario è avvenuto con il romanzo thriller “Il Traghettatore”, pubblicato nel novembre del 2007 da Leonardo Facco Editore all’interno del catalogo e-books/print on demand.
Negli anni successivi ha pubblicato altri romanzi e raccolte di racconti in selfpublising.
Nel giugno 2012 ha pubblicato per Lettere Animate Editore il romanzo giallo “L’angelo che portava la morte”.
Nell’ottobre 2012 è uscito il romanzo thriller fantasy “La profezia di Karna e l’amuleto maledetto” edito a Falzea Editore.
Il suo sogno nel cassetto è quello di visitare, un giorno, due luoghi a lui cari: il New Jersey di Bruce Springsteen ed il Brasile di Jorge Amado, uno dei suoi autori preferiti.

Il sito dell’autore  http://eugenionascimbeni.jimdo.com/

 intervista http://www.lettereanimate.com/minisiti/EUGENIONASCIMBENI/index.html

Titolo: Flyte & Tallis

Sottotitolo: Ritorno a Brideshead ed Espiazione: una analisi ravvicinata di due grandi romanzi della letteratura inglese

Autore: Lorenzo Spurio
Prefazione: Marzia Carocci
Genere: Critica letteraria
Editore: Photocity Edizioni, Pozzuoli (Na), 2012 ISBN: 978-88-6682-300-1
Numero di pagine: 143

Famiglia, religione e guerra. Un’analisi comparativa di due grandi romanzi inglesi a cura di Lorenzo Spurio
Lorenzo Spurio non è nuovo a pubblicazioni che pongono al centro dell’interesse testi della letteratura inglese unanimamente riconosciuti come magistrali: in Jane Eyre, una rilettura contemporanea (Lulu Edizioni, 2011) analizzava la storia della povera Jane scritta da Charlotte Brontë in chiave comparativistica offrendo una serie eterogenea di vedute sulla storia che si sono raccolte nel corso del tempo per mezzo dei numerosi prequels, sequels e rivisitazioni. In La metafora del giardino in letteratura (Faligi Editore, 2011 – scritto con Massimo Acciai), l’autore rifletteva, invece, sull’immagine, sul topos e sulla metafora del giardino in una grande carrellata di testi della letteratura italiana e straniera. Con questa nuova pubblicazione, Flyte & Tallis, Spurio fornisce al lettore un ampio commento critico su due grandi romanzi della letteratura inglese: Ritorno a Brideshead di Evelyn Waugh ed Espiazione di Ian McEwan ponendo particolare attenzione a una gamma di tematiche che l’autore va ricercando e analizzando parallelamente tra i due romanzi.

Marzia Carocci nella sua prefazione osserva: “Lorenzo Spurio ripercorre fedelmente i vari passaggi dei due romanzi riuscendo a identificare il senso, le particolarità, i caratteri e i contorni dei personaggi e dei luoghi. Nella descrizione l’autore imprime il proprio pensiero senza mai evadere i concetti e le astrazioni che i due libri esprimono”.
L’autore fornisce, inoltre, un’adeguata spiegazione della trama dei due romanzi, una parte dedicata ai rimandi letterari ad altre opere, un apparato bio-bibliografico dei due autori e una traduzione di un saggio su Espiazione scritto da Brian Finney, docente universitario statunitense.
“Spurio quindi analizza, smembra, spiega e fa riferimenti ai fatti con una precisione che regala al lettore la sensazione di assistere in prima persona al “filmato” di parole che egli, attraverso una scrittura fluida e mai astrusa o complicata, riesce a esprimere”, annota la Carocci nella sua prefazione al libro.

Lorenzo Spurio (Jesi, 1985) si è laureato in Lingue e Letterature Moderne all’università di Perugia nel novembre del 2011.

Ha scritto e pubblicato saggi di critica letteraria e racconti su varie riviste a tiratura nazionale (Silarus, Sagarana, Reti di Dedalus, El Ghibli…) e in volume.

Dal 2010 è redattore della rivista di letteratura e cultura Segreti di Pulcinella diretta da Massimo Acciai dove pure svolge la mansione di impaginazione della stessa in formato pdf e collaboratore della rivista d’arte Parliamone diretta da Bartolomeo di Monaco.

E’ autore dello spazio internet Blog Letteratura e Cultura (ISSN 2280-6482) dove pubblica testi critici, recensioni di libri, articoli di cultura, segnalazioni e testi di altri autori ed è fondatore, assieme a Massimo Acciai e Monica Fantaci, della rivista online di letteratura Euterpe di cui cura l’editoriale, la selezione dei materiali e l’impaginazione.

E’ membro fondatore dell’Associazione Culturale TraccePerLaMeta nata nel 2012 di cui ricopre l’incarico di addetto alle PR e collaboratore esterno di Limina Mentis Editore.

Collabora a vari blog e siti letterari tra i quali Intingendo d’inchiostro versi ed altro, ScribereArtem, Volo dei sensi, FaraPoesia, Nèoria, Vetrina delle Emozioni, ed altri.

Partecipa a concorsi letterari nazionali per la sezione narrativa riportando lusinghiere segnalazioni e attestazioni. E’ stato ed è membro di giuria in vari concorsi letterari.

BIBLIOGRAFIA

PUBBLICAZIONI IN VOLUME

Critica letteraria

SPURIO, LORENZO, Flyte & Tallis. Ritorno a Brideshead ed Espiazione: una analisi ravvicinata di due romanzi della letteratura inglese, Pozzuoli (Na), Photocity Edizioni, 2012.

SPURIO, LORENZO; ACCIAI, MASSIMO, La metafora del giardino in letteratura, Aosta, Faligi, 2011.

SPURIO, LORENZO, Jane Eyre, una rilettura contemporanea, Lulu Edizioni, 2011.

Raccolte di racconti

SPURIO, LORENZO; CARRESI, SANDRA, Ritorno ad Ancona e altre storie, Martina Franca (Ta), Lettere Animate, 2012.

Prefazioni a opere di terzi

AA.VV., Antologia del I° Concorso Naz.le di Poesia “L’arte in versi”, Photocity Edizioni, 2012

AA.VV., Antologia del I° Concorso TraccePerLaMeta – Edizione 2012, TraccePerLaMeta, 2012

MARCUCCIO, EMANULE, Pensieri minimi e massime, Photocity, 2012 (postfazione).

ACCIAI, MASSIMO, Un fiorentino a Sappada – Racconti sappadini, Martina Franca (Ta), Lettere Animate, 2012.

ANTROPOETICO (pseduonimo), Asimmetrico, Martina Franca (Ta), Lettere Animate, 2012.

CARRESI, SANDRA, Dalla vetrata incantata, Lulu Edizioni, 2011.

FANTACI, MONICA, La riva in mezzo al mare, TraccePerLaMeta Edizioni, 2012.

GRILLI, MASSIMO, Poesie tra le orchidee, Ilmiolibro, 2012.

FOLCHINI-STABILE, ANNA MARIA, Il nascondiglio dell’anima, Avola, Urso Editore, 2012.

Lombardi, Iuri, Iuri dei miracoli, Pozzuoli (Na), Photocity Edizioni, 2012.

MANARI, JASMINE, Rosa d’inverno, Buccino (Sa), Book Sprint Edizioni, 2011.

RONZULLI, ANTONELLA, Ali Vive, Rupe Mutevole Edizioni, 2011.

Recensione  – Fiori ciechi di Maria Antonietta Pinna
Sono due i racconti fantastici narrati da Maria Antonietta Pinna nel suo romanzo d’esordio “Fiori ciechi”. L’immagine che l’autrice regala la lettore nel primo incipit è quella di un nonno che racconta una storia al suo nipotino, ed è forse per questo motivo che ci si predispone alla lettura pensando di entrare in un mondo di fiaba. In effetti, non siamo molto lontani da quest’idea. Immaginate per un attimo di alzarvi una mattina, di affacciarvi alla finestra della vostra casa e di non trovare più niente. Il paesaggio che si stende davanti ai vostri occhi è quello di un paesaggio muto e silente; il genere umano è stato inghiottito da Madre Terra, una voragine enorme si è aperta e poi richiusa in pochi istanti lasciando spazio a un fantastico villaggio di fiori – anche il nonno che racconta la storia lo è.
“Florandia è un vero e proprio stato con le sue leggi, il parlamento, i giudici, forze dell’ordine, soldati e marinai, commercianti, preti….”
Niente di dissimile dal nostro mondo se non fosse per gli abitanti. I fiori ciechi vogliono rappresentare la cecità dell’essere umano, il suo pensiero, l’uomo stesso e la quotidianità delle sue azioni e tra queste le peggiori : la guerra, il tradimento, l’accaparramento dei beni, la politica.
Teodoro, l’unico protagonista in carne ed ossa, è colui che nella storia raffigurerà il capostipite dell’idea di Florandia, la partorirà giocando con la fantasia durante il mal retribuito lavoro di aiutante fioraio.
Nel secondo racconto, invece, ci troviamo immediatamente sommersi dai rifiuti. Nasce così l’esigenza di creare un batterio capace di ingurgitare sostanze tossiche e inquinanti. Attraverso il biorisanamento e i batteri idrocarburo clastici (mangia petrolio) Tommaso Probo riesce, con l’ausilio dei suoi studi di laboratorio, a risolvere tutti i problemi di inquinamento che affliggono il nostro pianeta.
Peccato che il diavolo ci metta la coda e il batterio si trasformi in un mostro .
Al centro del linguaggio figurato dei due racconti c’è l’uomo nudo, accecato dalla sua stessa cecità verso ciò che lo circonda.
In entrambi i racconti non è racchiusa la classica morale, è più uno sprone per un risveglio collettivo strutturato con fantasia e genialità. Un libro che va letto dalle persone adulte per risvegliare il bambino che è in tutti noi, un libro che va letto dai bambini che, nella loro semplicità, carpiranno con immediatezza gli insegnamenti in esso racchiusi. (Adrena)

 

Delitti nei Musei – Volume II
Di Fabrizio Ago
Pp. 254 – 2012 – Edizione de: Il Mio Libro – ISBN 9788891013354
Per ordinarlo, collegarsi all’indirizzo:
http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=738598

Quella di un furto di opere d’arte in un museo non è certamente una novità di questi ultimi anni. Anche letteratura e cinema ci hanno riportato belle, ed a volte affascinanti pagine in tal senso, dalle vicende di Arsenio Lupin, ai film hollywoodiani degli anni ’50 e ’60 e poi giù fino a “Cold Case” ed alle avventure di Ben Stiller. Il museo veniva però sempre rappresentato come un’istituzione austera e distaccata. Un furto vi era possibile, ma certamente non un certo altro tipo di delitto. L’autorità del museo rendeva praticamente impensabile, ad esempio, che vi si commettesse uno stupro o vi si facesse spaccio di droga.
Negli ultimi anni però qualcosa è cambiato. Il museo ha iniziato a svolgere molte altre funzioni oltre a quella originaria. Si è in un certo senso umanizzato ed è entrato a gran forza nel nostro quotidiano e nel nostro immaginario. Quanto più le città si assomigliano o sono diventate invivibili per chi le abita, e per chi le percorre, tanto più il museo, cioè il passato di un luogo, ha assunto centralità nell’immaginario collettivo. In un mondo che crede di aver visto tutto, è rimasto paradossalmente come uno degli ultimi luoghi nei quali si va alla ricerca della meraviglia o del diverso.

Non stupisce più quindi che un museo possa divenire teatro di un delitto, anche efferato come un omicidio od un attentato ispirato da odio razziale, come possono esserlo un albergo, una stazione ferroviaria, una scuola, un mercato generale. Può quindi valere la pena andare ad esaminare quali tipi di crimini vadano oggi compiendosi all’interno di questa, che era, ma che amiamo dire che è tuttora, una prestigiosa istituzione.
Di fronte al dilagare di reportages, palinsesti televisivi con tanto di esibizione di plastici, interviste ad esperti su fatti di cronaca nera, quando però questi investono il museo, sembra che persista ancora qualche tabù a descriverli, a ricercarne le motivazioni. Disponiamo quindi generalmente solo di semplici e stringati trafiletti, che invece varrebbe la pena di sviluppare. E non certo nella convinzione che tutto sia finto, tutto sia fiction.

Gli atti delittuosi riportati nel testo sono tutti assolutamente veri, anche se ovviamente la ricostruzione ne è offerta romanzata. Solo gli eventi più significativi sono desunti da cronache, articoli di giornali o pagine internet. Per il resto le situazioni citate nei vari brani sono frutto di pura fantasia.
Nel Volume I si erano riportati brani riferiti a dodici tipi di delitti commessi in altrettanti musei, dallo stupro, all’incendio doloso, all’intimidazione di tipo camorristico, all’atto vandalico. In questo Volume II si prosegue sulla stessa linea, con ulteriori dodici tipi di delitti, questa volta dall’omicidio, all’attentato di matrice politica, al traffico di droga, al mobbing, ad un atto sessuale (tra persona consenzienti) compiuto all’interno di un museo.

Altri dettagli e recensioni nella pagina web: http://fabrizioago.altervista.org.

 BIOGRAFIA di FABRIZIO AGO

Nato a Torino, nel 1942.
Da alcuni anni vive in Canada, a Toronto.

Già Esperto presso il Ministero Affari Esteri, responsabile del Settore patrimonio Culturale (da lui ideato) della Cooperazione internazionale allo Sviluppo. Programmi di valorizzazione e creazione di distretti culturali, musei e biblioteche, azioni mirate relative al dialogo interculturale, nei paesi del Medio Oriente, Yemen ed Iran, nei Paesi della ex Jugoslavia, nella Repubblica Popolare Cinese, nonché in alcuni paesi Africani e Latino-Americani.

Professore incaricato di “Architetture vernacolari” al Corso per borsisti del Terzo Mondo a Firenze. Corsi di “Museologia e museografia” presso le Università del Cairo e di Skopje. Visiting professor su temi dell’economia della cultura, presso l’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro – Torino) ed altre Università sia in Italia, che all’estero.

Relatore in numerosi Convegni internazionali sempre sulle tematiche del patrimonio culturale e della sua valorizzazione.

Autore di numerose pubblicazioni sul Patrimonio, monografie su specifici Musei, Manuali per la progettazione museale. Di recente, autore di pubblicazioni a carattere maggiormente divulgativo, come: L’idea di Museo nella letteratura contemporanea, o: Delitti nei Musei (due volumi).

Mediatore Unesco-WIPO per le dispute internazionali tra Musei ed Amministrazioni sui temi del patrimonio e della restituzione di opere d’arte illecitamente acquisite. Già membro del Collegio dei Probi viri di ICOM-Italia (Consiglio internazionale dei Musei) e presidente di ICOM-Lazio. Attualmente membro di ICOM-Canada e di ICAMT (Comitato internazionale per l’architettura dei musei).

Maggiori informazioni sull’attività professionale nel sito: http://fabrizioprof.altervista.org
Maggiori informazioni sulle sue recenti pubblicazioni nel sito: http://fabrizioago.altrevista.org

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Ester è una suora ed è stata appena trasferita nel piccolo convento di Glasgow. Raggiunge la sua meta col cuore a pezzi, consapevole di dover dimenticare la sua amata Edimburgo e tutto quello che racchiudeva, la famiglia, le amiche, la libertà. Nel piccolo convento si respira subito un’aria strana, come se tutti le nascondessero qualcosa, e così in effetti sarà. Ester viene sistemata nella stessa cella in cui dormiva Suor Mary, scomparsa misteriosamente. Sveglia com’è non tarda a capire che tutte stanno tramando per trovare qualcosa che aveva nascosto Suor Mary, chissà, forse proprio nella cella in cui adesso vive lei. Ma è Ester che trova in un buco sotto un asse una sciarada, quella sciarada porta dritto alla lista dei membri di una setta satanica che opera ad Edimburgo. Trovata la lista riesce a fuggire dal convento dove incombe l’imminente pericolo della Priora che la teneva d’occhio. Dopo diversi giorni, sofferenze e incontri sfortunati riesce a raggiungere Edimburgo. Lì il padre, per lei, riesce a far sciogliere i voti alla figlia riconsegnandole la libertà. Ester riassapora quel gusto deciso e piacevole della felicità, le vecchie amicizie, le feste, i balli… i corteggiamenti. Fra i tanti corteggiatori le viene presentato Ivan. Un giovane rampollo, bello e affascinante che da subito manifesta il suo interesse nei confronti di Ester. Ma c’è qualcosa in lui che Ester non riesce a spiegarsi. Infatti, è uno tra i primi nomi della lista della setta, uno tra i più alti esponenti. Ester cerca di smorzare il desiderio che l’attanaglia. Ivan è bello, è maturo, è affascinante, ha tutto quello che una ragazza desidera da un uomo, ma è anche il membro di una setta satanica. Ester dimenticherà Ivan o cederà alle sue lusinghe? Ivan è veramente un uomo spietato che sacrifica donne innocenti o rinnegherà Satana per amore di Ester?

Il libro è reperibile presso il sito della casa editrice: http://www.arduinosacco.it/product.php?id_product=470, ma si trova anche su ibs, su Ciao, su Unilibro, su Deastore, ecc…

Sabina Sabina Di Gangi  è nata in Sicilia nel 1977. Si è diplomata al conservatorio di Palermo in flauto traverso. Ha lavorato come insegnante privata di musica, come segretaria in studi legali. Ma più di tutto ha fatto dell’arte il suo vivere quotidiano, non c’è solo la musica nella sua vita, c’è anche la pittura, il disegno e soprattutto la scrittura. Osservare il mondo è il suo hobby, viaggiare la rende libera e felice anche se preferirebbe farlo con più frequenza.

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La presenza di Èrato vuole essere la palestra della poesia e della critica della poesia operata sul campo, un libero e democratico agone delle idee, il luogo del confronto dei gusti e delle posizioni senza alcuna preclusione verso nessuna petizione di poetica e di poesia.

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