clara bartolettiDiamo il nostro benvenuto alla scrittrice Clara  Bartoletti sul Blog Espressione Libri.

  • Parlaci di te, del tuo mondo di ogni giorno e della tua passione per la narrativa.

La passione  per la lettura è nata immediatamente appena ho iniziato a leggere. Ricordo ancora che preferivo i libri alle bambole, a sei anni mi feci regalare Pippi Calzelunghe e le Fiabe Russe. A scrivere ho iniziato a dodici, dopo aver letto “Il giovane Holden” di Salinger. Una folgorazione. E’ un libro che non ha età, scritto negli anni ’50, potrebbe essere scritto anche domani, per i temi trattati. L’adolescenza, i disagi dei giovani, i pensieri contrastanti del protagonista, mi hanno spinto a scrivere. I miei personaggi sono individui problematici, a corto di capacità di comunicazione, pieni di sé, ma fragili. Amo gli scrittori che hanno la capacità di narrare storie ed emozioni: King, Poe, Marquez, Zafon, Fante. Grandi ispiratori di drammi umani. Della mia vita di ogni giorno, a parte il lavoro, cerco di coltivare le mie passioni, la subacquea, un viaggio l’anno al caldo, buoni film e i miei blog di informazione sul mondo dello spettacolo. Per le letture sono diventata “choosy” e sono difficile da accontentare.

  •  Dalle ultime statistiche risultano esserci più scrittori che lettori. Ti pongo quindi una domanda: Scrivere perché?

Scrivere è una ragione d’essere. E’ un modo per comunicare ad altri emozioni, e per suscitarne. L’editoria oggi è invasa da proposte di “esordienti” che tentano al successo. Gli editori cercano solo romanzi “civetta”, che facciano vendere e che diventino i best seller di una stagione. Il più delle volte sono letture che vanno e vengono, e che di cui pochi conservano memoria. Gli scrittori si dilettano per una forma ego narcistica, dimenticando molte volte che non si deve raccontare se stessi, ma il lettore, perché possa diventare lui stesso il protagonista della storia. Comunque purtroppo si, si scrive tanto, ma si legge poco. Quasi niente.

  • Sei un’appassionata di racconti e romanzi in cui è prevalente la tematica psicologica, sei particolarmente legata a questi temi?

Il tema della psicologia è affascinante. Scoprire nei propri personaggi le paure, le contraddizioni, le aspirazioni, la rabbia e i loro desideri è come invitare il lettore ad immedesimarsi per recitare al posto loro. Ci sono scrittori che sono maestri in questo, io ci provo, il mio obiettivo è far rivivere ricordi, o far uscire sensazioni credute dimenticate. In ogni caso, la sindrome di cui preferisco narrare è il narcisismo, che colpisce molte persone. La contaminazione arriva dalla pubblicità, dagli status symbol, da modelli imposti, dall’incapacità di fondo di amare il prossimo e di rispettarne i pensieri. Narcisisti affascinanti quanto pericolosi, di cui temiamo la personalità, ma che ci intrigano al punto offuscare  la loro cattiveria.

  • Raccontaci brevemente la trama di April Rose, la tua ultima opera pubblicata. Per affrontare un tema così scottante come quello del femminicio hai avuto bisogno di raccogliere particolari documentazioni e se sì, quali?

April Rose è una storia particolare, a tratti surreale. Scritta in terza persona, ma quando parla April e Tiziano, in prima. April è una donna che si ritrova a raccontare la propria vita ad un giovane imprenditore che le vuole comprare la vecchia casa, un arrogante damerino che tratta le donne con superficialità. April è una donna libera, ribelle, che ha goduto la sua vita, finché non ha incontrato Hall, un giardiniere inglese, di cui lei si innamora follemente, il quale le usa violenza. April Rose è un noir, con un colpo di scena finale che lascia il lettore perplesso. April è vittima di un amore malato, in fondo è vittima del suo troppo amore.

Ed è brutto dirlo, ma documentarsi sulla violenza sulle donne, è semplice. Basta leggere i giornali, guardare un telegiornale. Ogni due giorni in Italia una donna subisce violenze più o meno gravi, da un uomo, che sia esso marito, amante, ex, padre o amico. La cronaca nera, i programmi che parlano di persone scomparse, ti informano di storie che non vorresti mai sentire. Così è la storia di April, una scomparsa, un omicidio, un accanimento selvaggio per continuare a vivere nei ricordi di un’altra persona.

  • Pensi che i tuoi libri possano avere una valenza pedagogica o comunque trasmettere un insegnamento morale, ponendo in risalto i disagi della società contemporanea?

Sarei troppo presuntuosa per pensarlo. Però in April Rose c’è un messaggio, che dice di tenere gli occhi aperti. Di non fidarsi di un uomo possessivo, violento, che ti maltratta anche solo a livello psicologico e mentale. Evitare di provare a cambiare un uomo del genere, in quanto tentativo inutile e controproducente. Le “crocerossine” falliscono sempre, con certi individui rimanere al loro fianco è dannoso. Le donne devono volersi bene prima di tutto, prevenire è sempre meglio che curare.

  •     Quanto sono importanti secondo te i centri anti-violenza per la donna vittima di questi soprusi?

Sono importantissimi, necessari. Se una donna vuole uscire dal circolo vizioso della violenza, deve essere coraggiosa e andare. E’ un passo difficile, ma cambiare la propria vita in meglio è l’unica cosa che deve pensare una vittima in quei momenti. Relazioni del genere sono solo destabilizzanti e nocive. Coltivare la propria autostima, rendersi conto di essere “speciali” per se stesse, non lasciarsi convincere dalla vocina interna che dice “io ti cambierò, perché noi ci amiamo”, sono le basi su cui lavorare per non cadere in brutte situazioni, e per affrontare la vita in modo costruttivo e sereno.

Ringrazio Espressione Libri per questa intervista, che mi ha dato la possibilità di parlare di April Rose. Un caro saluto a tutta la Vostra Redazione. Clara.

Grazie Clara.

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