Davide Cancila
Davide Cancila, trentaduenne, nato a Palermo ma pratese d’adozione, fin da bambino è appassionato di cinema e fumetti. Crescendo, si avvicina sempre più al genere horror ed inizia a girare cortometraggi tematici, sino ad integrare sempre più questa particolare vena nei suoi lavori, sino a farla divenire un  suo tratto distintivo.

Dopo la maturità classica, inizia gli studi di Cinema al DAMS (Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo) dell’Università degli Studi di Firenze; tuttavia questa esperienza si rivela una delusione e Davide decide di continuare a coltivare questa passione nel tempo libero, dapprima coinvolgendo amici e conoscenti fino a collaborare con attori professionisti, come nel caso del suo ultimo cortometraggio del 2009, «Origine dei Demoni».

Dal 2007 si avvicina ad un’ altra disciplina artistica: la fotografia. Il primo passo è un corso base, dopo il quale, tuttavia, questa nuova attrazione resta ancora schiacciata da quella per il cinema. La svolta arriva nel 2010 ed in poco tempo, continuando la sua formazione da autodidatta, ottiene ottimi risultati. Passo dopo passo incrementa la propria attrezzatura e si specializza nel genere fine art (fotografia d’arte) dove riesce a dare pieno sfogo alla sua creatività. Partecipa anche a numerosi workshop tenuti da vari fotografi sulle tecniche e sui temi più svariati, perfezionandosi anche nei generi fashion e glamour.

Negli ultimi anni ha portato avanti progetti su tematiche di critica sociale sfidando il giudizio di persone più o meno vicine alla sua cerchia di conoscenze senza mai arrendersi e proprio questa caparbietà lo ha portato ad avere numerose soddisfazioni. Tra gli ultimi lavori di Davide, vorrei citare quello ispirato ad un personaggio del fumetto «Dylan Dog» della Sergio Bonelli Editore: Mater Morbi, set fotografico che è stato pubblicata anche sul sito della casa editrice e che, fino al 12 gennaio, è in esposizione a Prato presso lo spazio espositivo di via Firenzuola.

Delle opere fotografiche di Davide Cancila, in effetti si può dire che rispecchino pienamente la sua formazione e sembrino aver totalmente assorbito le esperienze da lui accumulate nel corso degli anni. La prima cosa che colpisce nella visione delle sue fotografie è la “cinematograficità” intrinseca: al di là dei set che raccontano una storia, anche le altre fotografie sembrano fotogrammi o locandine di film. Immobili – eppure ricche di grande movimento ed espressività – il messaggio che passa attraverso questo mezzo è urlato e palese sotto gli occhi di tutti e, per questo motivo, l’arte di Davide non lascia indifferenti: o la si ama o la si detesta.

Personalmente amo queste opere proprio per la loro eterogeneità: in alcune il sentimento del fotografo è trasmesso in modo così diretto da ferire chi guarda, in altre il lavoro è il complemento di una sceneggiatura vera e propria, o, ancora, è il frutto dell’ispirazione del momento o della collaborazione di tutta una squadra di modelli, truccatori e costumisti. Nonostante questo è tuttavia facile comprendere chi non apprezza questo gener: io stessa, non essendo un’amante dell’horror, trovo questo aspetto un limite per la piena comprensione dell’espressione artistica, così come, per altro verso, la totale e metodica ricerca dei particolari perfetti può talvolta essere un elemento che ostacola questo passaggio verso un livello più profondo di comprensione ed apprezzamento interiori, lasciando lo spettatore ad un più superficiale stadio dell’osservazione.

Per chi fosse interessato alle opere di Davide Cancila suggerisco il suo sito www.davidecancila.com, dove potersi avventurare tra le varie gallerie e set tematici.

Ilaria Giancani

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