Anthem

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Emanuele Tanzilli - CopiaEmanuele Tanzilli è nato a Napoli il 9 Gennaio 1987.

Ha pubblicato sul portale di letteratura contemporanea “Il Club dei Poeti” (vetrina.clubpoeti.it) dal Gennaio 2005 al Dicembre 2012.

Assieme ad alcuni amici del Club, ha contribuito alla stesura della raccolta “Realfiabe” (realfiabe.it), della casa editrice Montedit, con il racconto “I buchi neri e l’arcobaleno”.

Ad inizio 2013 ha pubblicato la sua prima antologia poetica dal titolo “Dove finisce il mondo (e inizio io)”, disponibile su Lulu, Google Books e Amazon.

È presente nella raccolta “I Ragunanza di Letture Poetiche – Sulle orme di Christina di Svezia” con la poesia “Fuori da qui, fuori da noi”, e nell’antologia poetica del concorso internazionale di poesia “Il Federiciano” con la poesia “Singhiozzi”.

Si è classificato al terzo posto al concorso internazionale di poesia “Castelli, magico mondo…” con la poesia “Il Giaciglio”.

Ha scritto per i portali web “Notiziedelgiorno” e “PassionEducativa”, per cui ha curato una rubrica sul tema della legalità.

Collabora con la rivista letteraria “Espressione Libri” (rivistaespressionelibri.wordpress.com).

Ha scritto inoltre sui periodici locali “Laltrolato” e “Libero Pensiero”, di cui è attualmente il caporedattore.

Benvenuto, iniziamo dalla data da te scelta per la pubblicazione. 11-12-13 perché? Nella cabala napoletana questi 3 numeri rappresentano il sorcio o topolino, il soldato e Sant’Antonio: quali attinenze ci possono essere sulla scelta di questa sequenza?

Nulla di scaramantico, in realtà, inizialmente avevo previsto di pubblicare il 1° Dicembre, ma ho cambiato idea quando mi sono accorto di poter scegliere una data “progressiva”: da persona scrupolosa e maniacale nei dettagli, ho ritenuto che potesse essere una buona scelta, un modo per palesare fin da subito la mia intenzione, quella di creare un “crescendo” letterario. Diciamo che in questo la sorte mi ha dato una mano…

Anthem è il titolo da te scelto per il secondo libro pubblicato. Qual è il suo significato? Mi sembra una sfida personale e non solo, una sorta di Anatema.

L’assonanza è forte, me ne rendo conto, e infatti scherzando ripeto che chi lo acquisterà potrà leggere un “anthem”, chi invece non lo acquisterà riceverà il mio “anathem”… ad ogni modo, il significato reale è più semplice. Si tratta di un inno, il mio inno alla scrittura, la colonna sonora di tutta la mia vita.

La pubblicità è iniziata con un conto alla rovescia illustrato, nella maggior parte dei casi vere e proprie scenette di politica. Cosa dobbiamo aspettarci di leggere?

Spero di aver strappato qualche sorriso e suscitato un po’ di curiosità, ma vi assicuro che di politico non c’è nulla. L’intera opera è impostata come un’antologia, una raccolta di racconti suddivisa in tre tempi, quasi come un concerto di musica classica. Del resto, stiamo parlando di un anthem.

 Sei rimasto deluso dopo la pubblicazione del primo libro, se sì, perchè?

Sicuramente sì, non mi piace nascondermi dietro finte maschere e quindi devo confessare di esserne rimasto deluso. Probabilmente mi aspettavo un impatto migliore, ma da inesperto novellino non ho saputo dare il giusto risalto al mio lavoro. In compenso, siccome sbagliando s’impara, mi auguro di aver fatto tesoro di quell’esperienza e di non ripetere gli stessi errori.

 Che cosa ti aspetti da Anthem e se lo consigli spiegaci perché, ti prego di non farci un elenco di lacrimevoli scuse.

Ah, ma io mi aspetto molto, anzi io mi aspetto tutto da Anthem, perché in Anthem ci ho messo tutto, poesia, narrativa, musica, illustrazioni, oltre che tutto me stesso, è un’esperienza multiculturale e multisensoriale che difficilmente potrete trovare altrove. Sono stato abbastanza convincente?

Se dovessi collocare nello scaffale di una libreria il tuo libro tra quali autori gradiresti ritrovarti e perchè?

Beh, già il fatto di arrivare sugli scaffali sarebbe un bel segno per me, perché il libro attualmente è disponibile in formato elettronico, vorrebbe quindi significare aver compiuto il “salto”. Ma permettimi una vena polemica, un tempo le librerie erano culle di cultura, oggi invece sono dei veri e propri supermercati, vi si trovano i prodotti più di moda e quelli spinti dalla pubblicità, credo sia un pessimo modo di incentivare lo sviluppo culturale del nostro Paese.

 Apri una pagina a caso e scrivici le prime 5 righe della pagina destra. Sarebbe meglio la pagina 69, visto che ne abbiamo parlato su Espressione Libri, ma lasciamo a te la scelta.

“Nella sala d’ingresso comparve un trafelato uomo in fuga, dalla carnagione scura, una coda di cavallo poco cresciuta, una sottile linea di barba e baffi, di aspetto mesoamericano, inseguito da un tenebroso individuo in giacca nera (la qual cosa creava un forte contrasto coi suoi capelli, ossigenati fin quasi al color platino), che brandiva una pistola di piccolo calibro, camminava con tranquillità, e soprattutto aveva un sorriso terribile che gli deturpava il viso”. Non vi dico da quale racconto è tratto.

 Parlaci in breve di Anthem, dei suoi protagonisti e se tra questi ce n’è qualcuno che ti rappresenta maggiormente. Non esagerare però, lascia al lettore la voglia di leggerti.

Le storie di Anthem, in un certo senso, appartengono a tutti i mondi possibili: senz’altro ci sono un paio di racconti più marcatamente autobiografici, ma in generale si narra di persone comuni, di quelle che passano nell’indifferenza eppure avrebbero parecchio da insegnarci, se solo avessimo il coraggio di ascoltare. O, in questo caso, leggere.

 

 Detrazioni fiscali per l’acquisto dei libri, era ora… adesso pensi sarà più facile trovare lettori?

Una buona misura, mi auguro che funzioni e si riesca ad aumentare i fondi disponibili, 50 milioni mi sembrano un po’ pochi; inoltre, mi auguro che gli incentivi possano andare anche a vantaggio degli ebook, altrimenti ai miei lettori non servirebbero a niente.

Quali sono i tuoi autori preferiti?

Stephen King su tutti, poi Clive Cussler. Quando leggo mi piace estraniarmi, divagare, mettere a riposo la mente. Ciò non vuol dire che disdegni le letture impegnative, ma le lascio a frangenti più opportuni. Tra i poeti, invece, Quasimodo e Leopardi.

Le domande numero 11, 12 e 13 le metto insieme: a volte essere un topolino potrebbe aiutarti a…? Bisogna necessariamente nascondersi dietro una corazza e combattere come soldati in questa vita? Hai qualcuno da ringraziare? Sant’Antonio?

Essere un topolino potrebbe forse insegnarci a dare la giusta prospettiva alle cose, a guardarle facendoci piccoli, umili… una qualità di cui troppo spesso difettiamo.

Combattere è sempre necessario, sono pochi i fortunati a cui le cose arrivano per inerzia, noi “comuni mortali” dobbiamo saperci fare onore giorno dopo giorno, e noi poeti in modo particolare, perché la poesia è partigiana per definizione.

Non mi metterò a fare liste ipocrite ringraziando i genitori, i maestri dell’asilo e gli amici, io ringrazio me stesso per averci creduto e averci lavorato con passione, cura e dedizione. Il resto, se i lettori vorranno, potranno scoprirlo leggendo il libro.

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