de perfectione copertina di francesco gallina

Dalla prefazione di Marina Pratici

In una conferenza tenuta a Roma nella primavera del 2007, Edgar L. Doctorow, al quale dobbiamo alcuni dei più lucidi saggi contemporanei, ha dichiarato: Così completa è la mia fede nella narrativa che la vedo come una megadisciplina, una disciplina che incorpora tutte le altre, confonde i generi, mescola realtà e immaginazione, e nel migliore dei casi riafferma il diritto dello spirito individuale e indipendente di rappresentare il mondo. Le parole dello scrittore americano sembrano sostanziarsi, facendosi pro- nunciatura e trainante imperativo, in De Perfectione, opera prima di magistrale possenza espressiva e di catturante dirompenza immaginativa di Francesco Gallina, autore giovane ma già lungamente premiato e apprezzato e da pubblico e da critica. Un’opera che reca in sé, inequivocabilmente, le stimmate della letteratura massima: timbratura di un notevole talento naturale, accresciuto dalla frequentazione, e sistematica coltivazione, degli orti più ricchi del diorama letterario e filosofico di ogni tempo. E che, movendo da una solidissima struttura portante, si scompone in più sezionature, magicamente correlate e interagenti, sfocianti in un grande affresco finale – che qua si viene a proporre solo per velature, per non scioglierne l’insuperabile intreccio inventivo sapientemente vivificato in prezioso assorbimento e luminosa emissione della parola suprema. Ecco allora le ambientazioni prescelte, i luoghi, tanti e diversi, farsi chiave di volta e nucleo metaforico dell’intero thriller, perigliosamente documentato e filmicamente orchestrato, che non può che leggersi come un ininterrotto, spaziantissimo viaggio. Cominciando da un punto cruciale della narrazione, un punto geograficamente -e non solo- rilevante: Grazzano Visconti, scena urbana di irresistibile fascino. Un villaggio medievale in stile gotico, minuziosamente curato in ogni dettaglio, dall’uso sapiente del mattone e della pietra per creare la suggestione di bifore e di archivolti, dall’uso del ferro battuto per cancelli, per inferriate, serrature e ferramenta varia, il tutto per realizzare una credibilità sostenuta ed esaltata da tante botteghe artigiane allineate lungo le stradine, con uomini, dagli ampi grembiuli in cuoio grezzo, intenti a lavori di antica memoria. Tutto così perfetto da accendere la fantasia anche del visitatore meno attento, come per una rappresentazione teatrale assolutamente veritiera. E, di contro, interamente, massimamente fittizia: il borgo emiliano è stato infatti oggetto di una operazione artificiale portata avanti, in un progetto di contaminazione stilistica per riattivare delle attività artigianali tipiche di un’epoca, da Camillo Boito, architetto e teorico, fratello di quell’Arrigo che era stato il librettista di Verdi. Chiaro esempio di quanto un’immagine, studiatamente creata e ricreata, possa essere ingannevole e di quanto possa essere efficace e stimolante il verosimile rispetto al vero. La suggestione del luogo è stata importante anche per Francesco Gallina che, in questo locus amoenus diabolicamente risignificato per il tramite di una fermentata carica scritturale, ha ambientato una parte importante del racconto: nessuno ha potuto ingannarlo, non la perfezione formale di certi elementi architettonici falsamente gotici, non la bellezza adulterata di certe atmosfere; questo scrittore colto e appassionante non è mai un balocco in balia degli eventi, lui è Mangiafuoco, il Burattinaio di tutti gli accadimenti. Grazzano Visconti, ambiguamente sospesa tra reale e immaginato, fra bene e male, è parte della sua finzione e dentro questa finzione prende vita tutta la magia di una creatività genuina e fluente, affabulante e travolgente. Una scrittura giovane nel senso primigenio e migliore incalzante e felicemente pressurizzata, che incanterà i fan di autori quali Wulf Dorn, Sebastian Fitzek e Donato Carrisi: i rappresentanti della punta di diamante del giallo europeo. Scrittura giovane, si diceva, per sottolineare il pregio della spontaneità ma anche per evidenziare l’ardire di tante posizioni. Posizioni forti e coraggiose, passibili a volte di argomentabile contrapposizione. Siamo partecipi di un mondo di conformismi, che non aiutano nessuna evoluzione verso il meglio. Siamo troppo spesso portati a mantenere posizioni acquisite, solo per comodità e qualunquismo e ci spiazza una critica che ci induca ad aprire gli occhi su certe realtà, in definitiva inaccettabili. Lamentiamo spesso l’appiattimento del pensiero giovanile su posizioni di comodo, ma ci disorienta chi ha un pensiero personale da esprimere: Francesco Gallina ha l’irruenza e l’entusiasmo della sua età e gli argomenti, tanti e ricchissimi, della sua cultura varia e interdisciplinare. Per questa ragione, si deve apprezzare il suo coraggio di sbatterci in faccia delle verità. Come quando sottopone a vaglio critico il mondo della gioventù -che è poi il suo stesso mondo- o anche quando si avventura in un giudizio, nettato da esperienziali individualismi, sull’universo scolastico. Annotazioni, le sue, che a prima vista e a un occhio viziato dai tanti luoghi comuni del sapere politico, possono perfino sembrare nostalgiche e reazionarie. A prima vista soltanto, perché un esame più attento obbliga a riconoscerne la bellezza e il merito della contrapposizione. Il tutto per il tramite di un linguaggio snello, tagliente, aderentissimo al genere prescelto e sovente screziato da lampi di amarissima ironia sveviana, denso di cultura e di nozioni ma sempre stimolante e avvincente. Quella che è una caratteristica semantica, questa passione per la parola precisa e appropriata, colta e mutante si riflette ed è sostanza anche della narrazione per una varietà incredibile di registri. Molti generi differenti sono visitati con la stessa famelica brama di conoscenza, di interpretazione, di penetrazione. Chi è attento alla propria vita e non si lascia semplicemente vivere, chi è protagonista della propria vicenda umana ed entra davvero dentro le cose, sa che nulla è semplice e scontato come può apparire in superficie. Sa che dietro a tante apparenze di normalità, dietro alla piattezza di quello che appare dalle foto di rito di qualunque quadretto familiare, si possono nascondere vicende complesse e dolorose. Basterebbe soltanto la voglia e la curiosità insaziabile di Francesco Gallina / Giona Alighieri per scoprire tutto quello che c’è al di là delle apparenze. Fantasiosa e fantastica la sua ricostruzione di storie al limite del possibile ma ricostruzione emblematica portata all’eccesso per ragioni letterarie di quella che è -o potrebbe essere- la ricchezza di tante, tantissime, normalissime esistenze umane. Chissà se tutto è come appare, semplicemente e innocentemente. Chissà se tutto è come la realtà fasulla del villaggio medievale di Grazzano Visconti. Chissà se dietro ai vetri al piombo di certe bifore c’è davvero il personaggio misterioso che ci sembra di scorgere, in trasparenza. Un esordio di altissimo livello, uno scrittore seduttivamente trasportante, un romanzo che cattura il lettore con la forza della trama e dei colpi di scena, guidandolo fra i meandri del più inquietante dei labirinti: l’animo umano.

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Francesco GallinaClasse ‘92, Francesco Gallina è un giovane scrittore esordiente; ad ora, frequenta la facoltà di Lettere all’Università degli studi di Parma, sua città natale. De Perfectione, suo romanzo d’esordio pubblicato dalle edizioni Helicon a novembre del 2012, si è già classificato al secondo posto al Premio Internazionale Golfo dei Poeti-Sirio Guerrieri e Premio Internazionale Micheloni, al terzo posto al Premio Internazionale Città di Recco, ed è stato insignito del premio speciale della giuria al Premio Internazionale Pegasus e Montefiore; parte del romanzo è stata antologizzata nel volume Letteratura italiana contemporanea (figure e orientamenti). Dal 2011 gli sono stati attribuiti circa 50 riconoscimenti all’interno di concorsi letterari di stampo nazionale ed internazionale sia per la produzione poetica che prosastica: per quanto riguarda la narrativa breve si è aggiudicato il primo posto ai Premi Internazionali Va Pensiero, Val di Vara, La Pergola Arte, al Premio Nazionale Amico Medico e segnalazioni di merito ai Premi Giovanni Descalzo e Città di Lendinara; per quanto riguarda la poesia è stato premiato al Campidoglio in occasione del Premio Internazionale Albero Andronico e ancora ai concorsi CittadellaPoesia e Città di Voghera; alcuni componimenti sono stati pubblicati in una decina di raccolte antologiche come Logos Cose a parole (Perrone editore), Leggiadramente (Carta e penna editore) e L’Erudita. Amante e studioso della filosofia, è anche autore di articoli come quello di didattica filosofico-musicale Ecce musica! pubblicato dalla rivista universitaria La Ginestra.

 

 

 

 

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