foto tina caramanico

Prendiamo un caffè virtuale con la scrittrice Tina Caramanico.

Chi è Tina Caramanico? Presentati  ai nostri lettori  raccontandoci qualcosa di te e utilizzando un breve aneddoto.

Sono nata nel 1962 a Taranto e ora, dopo parecchi traslochi e molti viaggi in giro per il mondo, vivo ad Abbiategrasso in provincia di Milano. Sono laureata in Lettere e insegno Materie Letterarie nelle scuole superiori. Coltivo da anni la passione per la scrittura, ma solo recentemente ho iniziato a rendere pubblici i miei testi: inizialmente sul web o in antologie collettive, poi in raccolte personali. Ho pubblicato un libretto di poesie nel 2011, “Guida a Milano invisibile”, edito da Nulla Die,  e tre raccolte di racconti nel 2013: “Le cose come stanno” con Officine Editoriali, in formato digitale, “Oltre l’incerto limite”, con Runa Editrice, e “Piccole storie oscure”, con 0111 Edizioni.

Un breve aneddoto? In prima elementare ho scritto il mio primo racconto, l’ho fatto leggere a mia madre, ma non sono riuscita a convincerla di non averlo copiato da qualche libro. Ho pianto moltissimo e ho avuto subito le prove di come può essere difficile il rapporto con i lettori. Però ho continuato a scrivere!

 Poesia e narrativa breve sono le tue specialità. Non penso tu sia una persona di poche parole, anzi. Come spieghi queste preferenze?

Un romanzo è come un amore che si sviluppa negli anni, che magari comincia quando si è bambini, e cresce poco a poco. Un racconto breve o una lirica sono come un colpo di fulmine: in un attimo devono illuminare, rivelare, colpire il lettore, fargli fare una nuova esperienza del mondo o di se stesso.

La mia comunque non è una scelta esclusiva, mi piace sperimentare e contaminare i diversi generi. Attualmente, pur continuando a scrivere racconti e poesie, sto lavorando a storie più lunghe e complesse.

“Perché no?” è il titolo di un tuo racconto rappresentato in teatro durante la 5° edizione della rassegna di teatro di narrazione. “Martedì grasso”, invece, ha fatto parte di un altro spettacolo. Ci racconti le tue emozioni?

Vedere una propria storia messa in scena da altri è in effetti una grande emozione. I personaggi e le loro parole si fanno reali, come per miracolo. Inoltre ci si misura con ciò che un altro legge nel tuo racconto e che può non corrispondere completamente a quello che pensavi di aver comunicato. In effetti questo accade con ogni lettore, ma con il teatro la fantasia di altri si somma e si fonde con la tua e si manifesta, produce qualcosa di diverso, più ricco.

  Si scrive molto, si legge poco. Che cosa ti senti di consigliare in qualità di insegnante?

Molti oggi non leggono non perché non provino il bisogno di sentirsi raccontare delle storie, ma perché non possiedono gli strumenti linguistici necessari per apprezzare un testo minimamente complesso; così la lettura diventa solo una fatica, magari imposta dai genitori o dalla scuola, e non un piacere, come dovrebbe essere. Eppure proprio leggendo questi strumenti si acquisiscono, e a poco a poco si può scoprire quanto è appagante accostarsi a un bel libro, e comprenderlo.

In qualità di essere umano consiglio di abituarsi (o riabituarsi) a leggere partendo da ciò che ci piace davvero, da ciò di cui sentiamo il bisogno. La narrativa, anche quella leggera e “di evasione”, è comunque un’occasione per uscire dai propri confini, per esplorare la mente di un altro, o altri mondi. Leggendo impariamo a guardare le cose da punti di vista diversi dal nostro e a dare un nome a esperienze e sentimenti. In definitiva è questo che ci rende umani.

  “Oltre l’incerto limite” è la tua ultima pubblicazione. Si tratta di una tua personale sfida?  Ce ne parli?

 Più che una sfida, la definirei un colpo di fortuna. Questi racconti non erano nati per stare insieme: sono diversi per genere ed estensione. Un giorno però mi sono resa conto, quasi per caso, che tra loro c’è un legame forte: tutti i protagonisti di queste storie si trovano alle prese con la necessità o la possibilità di superare un limite per loro importante. Limite fisico, mentale, culturale, morale: comunque superarlo significa per questi personaggi cambiare nel profondo, rinunciare alla propria identità abituale e diventare coraggiosamente “altro da sé”. Non tutti riescono a compiere il passo, tutti però ci provano e già il tentativo è sconvolgente.

Per molti aspetti si tratta di un libro strano, difficilmente classificabile: fa parte della sua fortuna aver incontrato un editore come Fabio Pinton di Runa Editrice che l’ha scelto e ha deciso di condividere con me questa avventura.

  Pensi che bisognerebbe sempre superare i propri limiti o sarebbe meglio non fare il passo più lungo della propria gamba? 

Solo accettando di cambiare, di superare i nostri limiti e i nostri confini, possiamo crescere e continuare a vivere. A volte è esaltante, a volte può essere doloroso, ma è comunque inevitabile.

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