Francesco Petruzzelli

Oggi nel blog ospitiamo il giovane poeta Francesco Petruzzelli, conosciamolo assieme.

Ciao, Francesco e benvenuto nel blog. Per prima cosa parlaci un po’ di te, chi è Francesco?

Ciao Ilaria grazie di cuore per avermi concesso questa intervista e grazie ad “Espressione Libri” per l’ospitalità nel blog.

Posso iniziare con il dirti che sono un tipo irrazionale, istintivo, introverso ed estroverso a seconda dei casi, bizzarro, ironico, distratto, disponibile, sincero. Questi sono gli aggettivi che al momento posso raccogliere per descrivere, in parte la mia persona, proprio perché l’individuo non è statico bensì in perenne mutamento ed è interessante osservarsi, scoprire le differenze tra come sei adesso e come sei stato. Mi presento a te, agli altri come un buon ascoltatore, ma nel comunicare i propri pensieri non sono un comunicatore assertivo, proprio perché usando toni di voce medio-alti si ha la sensazione che voglia imporre la mia idea, ed è una cosa che si nota nel linguaggio paraverbale; ho molto da imparare e scoprire ancora di me. Come disse Bruce Lee nel libro “Il Tao del dragone”: per conoscere sé stessi occorre un’intera vita. Sono un poeta e ho scoperto questa passione da adolescente, prima scrivendo pensieri, poi trasformando quei pensieri in strofe; negli ultimi anni questa passione ha preso forma diventando un sogno da inseguire, un modo per vivere meglio, attraverso l’arte e percepire la bellezza della vita, la bellezza di questo mondo.

Parlaci delle tue passioni. Quali sono e quale prevale sulle altre?

Naturalmente scrivere è la passione che colloco in cima alla piramide. In più, come puoi leggere dal mio sito, sono un amante di sport, infatti per quello che posso alleno il mio corpo con vari esercizi, tra i quali il primo è il jogging. Riguardo questo, c’è un aforisma tra i tanti, che mi colpisce di Osho e che dice: “Abbi cura del tuo corpo, esso è il tempio dell’anima”. Mi affascina molto la spiritualità, le arti marziali, la loro storia. Le arti marziali sono molto connesse alla spiritualità. Molti le associano alla violenza, ma io le vedo, nella pratica, come un modo per scoprire le proprie debolezze. In principio sono nate per difendersi dai popoli conquistatori. Molto interessante è la rivolta dei boxers: nome dato dai popoli invasori per delineare lo stile degli indigeni, simile al loro pugilato occidentale. Ma le arti marziali sono uno stile di vita, volto alla ricerca di un progressivo annullamento dell’essere per raggiungere l’armonia tra uomo e cosmo che alla fine risultano uniti in una cosa sola.

  1. Tu sei un poeta, da dove trai ispirazione per scrivere le tue poesie?

 

Sono molto riflessivo e questo influisce molto nel comporre versi. Soprattutto prendo ispirazione da me stesso, da quello che sento dentro, dalle mie impressioni su quello che osservo intorno a me, da quello che leggo, dall’idea generale che mi faccio osservando e ascoltando gli altri, i loro comportamenti, i loro discorsi e non solo, anche interagendo con la natura; non a caso abbiamo due occhi e due orecchie, proprio perchè dobbiamo osservare ed ascoltare il doppio. Per esempio, tempo fa al parco terminato l’allenamento, mi sdraiai sull’erba guardando il cielo. C’era il crepuscolo, e le  nuvole formavano un drago bianco e subito dopo la scia luminosa e fugace di una stella cadente: mi venne l’ispirazione per scrivere la poesia intitolata “Incantevole firmamento”.

  1. La musica ti aiuta nel comporre ciò che scrivi? Se sì, qual è il genere che più ami?

 

Certamente la musica è un’ottima dinamo per generare l’ispirazione. Soprattutto ascoltata in auto di sera vicino al mare. I cantanti che preferisco e che mi hanno ispirato sono Bruce Springsteen, Dire Straits, Police, Sting, Bon Jovi, ZZ Top, Creedence Clearwater Revival, Faber De Andrè, Litfiba; le musiche da pianoforte di Allevi, Einaudi, iniziate ad ascoltare recentemente aprono la strada verso questo genere di musica che contribuisce ad accrescere l’anima.

A quale fra le tue poesie sei più affezionato e perché?

 

Ho pubblicato sul mio sito e sull’Inner journey (un libricino al quale, chi fosse interessato ad averlo, può contattarmi al sito www.francesco-petruzzelli.it  nella sezione contatti; gratuito!) cinque poesie. La prima dedicata a mio fratello “Una storia infinita”, le seguenti: “Il boomerang della benevolenza, Vivere, Sempre primavera” sono poesie che rendono meglio il concetto di deprogrammazione di tutti i condizionamenti che la società, le istituzioni ci hanno imposto nel formare i nostri pensieri, le nostre opinioni e di poter cercare l’amore e la felicità dentro di noi e non altrove, amare sé stessi per poter amare gli altri. Ispirato alle teorie orientali di vari mistici contemporanei. L’ultima  poesia “Dolci eroi” dedicata a coloro che persero la vita nel terremoto in Abruzzo, fu il mio modo di accendere una candela in ricordo delle vittime.

Progetti futuri?

È in cantiere la stesura del libro “L’universo interiore” con tutte le mie poesie spirituali nel quale includerò le cinque di cui ti ho parlato. Siccome sto raggruppando le poesie per categorie (amore e amicizia, spiritualità, impressioni e sociale) per ognuna di queste categorie avrei intenzione di pubblicare un libro.

Qual è il momento ideale per te da dedicare alla scrittura?

Qualsiasi momento; quando sorge l’ispirazione vieni travolto da una bellissima sensazione e senti l’esigenza di trasferirla su carta. Per questo cerco sempre di portare con me un quadernetto ed una penna proprio per poter cogliere al volo quell’ispirazione e non dimenticare le parole che in quel momento sono nate e che sono calzanti per poter definire quel tipo di sensazione o emozione. Anche se le parole sono sempre riduttive per descrivere certi stati d’animo, l’interiorità. Mi viene in mente, proprio in questo momento il poeta cinese Yang Wan Li che dice: “Il buon poeta si libera delle parole e del significato, facendo ciò troverai ancora poesia”. Tutto è poesia, il vivere stesso.

C’è un poeta o uno scrittore che porti nel cuore? Se sì, quale  e perché?

 

Mi colpisce molto Kabir il poeta mistico indiano del XVI secolo. Egli è descritto come una persona molto semplice, per nulla istruita tuttavia quello che dice dà intuizioni, fa’ riflettere, e proviene dalla sua esperienza. Non è un filosofo, è un poeta. È considerato uno dei più grandi mistici del mondo. Inoltre penso che ogni poeta abbia qualcosa da dare, da ciascuno di essi abbiamo da imparare. Mi piace la poetica di Wordsworth con la sua poesia “The daffodils” (narcisi) attraverso il quale ci comunica una visione serena della natura e rivive nell’interiorità l’immagine di questi narcisi che tempo prima aveva visto danzare col vento. Questo sta ad indicare che le cose che vediamo e viviamo vengono a far parte dell’inconscio ed ogni tanto risalgono in superficie a regalarci stati di benessere o malessere a seconda di avvenimenti positivi o negativi con cui abbiamo avuto a che fare, anche tramite la visione di certi generi di films. Vorrei citare Umberto Saba con la sua poesia “Amai” con la quale il poeta si distingue dagli altri poeti del ‘900 perché vuole creare un rapporto di affetto e chiara comunicazione con il lettore, puntando sulla semplicità. Montale con la poesia “Non chiederci la parola”, mi attrae la sua riflessione secondo la quale l’uomo è scisso e lacerato, la sua ombra è simbolo del suo groviglio interiore che non gli permette di vedere sé stesso, ma è  inconsapevole di questo e solo su ciò poggia la sua sicurezza che si rivela alla fine inconsistente.

Cosa deve avere secondo te un buon scrittore?

 

Secondo me un buon scrittore deve essere sensibile. La sensibilità è un potenziale dell’essere umano, solo che è ancora un seme e deve sbocciare. Fino a quel momento siamo ancora addormentati. Bisogna crescere dal punto di vista spirituale e non solo professionale, senza trascurare l’anima. Come Vittorio Sereni afferma:  “Gli uomini, immersi nella società del benessere vista come un asettico inferno, sono solo cervello e tecnica e vivono senza rendersene conto come in una prigione, privi della speranza in un futuro diverso e più umano”. La sensibilità è forza emotiva, non è debolezza e lo scrittore la dovrebbe acquisirla per trasmetterla agli altri, dovrebbe spargerla coi suoi libri, far ricordare alle persone che il cuore esiste, che l’essere umano non è poi così male come vogliono farci credere. Lo scrittore ha una grande responsabilità, soprattutto quando diventa famoso, in quanto molte persone lo seguiranno, lo vedranno come un benchmark da raggiungere, quindi lascio immaginare cosa succederebbe se non fosse una persona che abbia raggiunto determinati standard qualitativi, dal punto di vista interiore. Infine l’interesse del lettore si basa anche sull’utilizzo, da parte dello scrittore, di determinate tecniche che egli sa piegare con naturalezza alle proprie esigenze espressive.

Leggi? Se sì qual è il genere che più ti colpisce?

 

Mi piace leggere libri che riguardano la guida dell’essere umano al risveglio della consapevolezza, libri sul valore intrinseco della vita. Tra i vari esponenti Tiziano Terzani, Osho, Krishanmurti, Mikhail Naimy di cui il suo libro lo consiglio vivamente a tutti: “Il libro di Mirdad – il segreto della saggezza e della conoscenza”. Mi piace la storia, infatti apprezzo quei libri che parlano di personaggi storici importanti oppure di avvenimenti importanti. Leggo anche libri di attualità inerenti alla situazione economica, politica e sociale odierna frutto di piani cospirativi progettati nel ’43, quindi per capire è necessario sapere un po’ di storia vista da Daniel Estulin, autore di “il Club Bilderberg” e “L’impero invisibile”, come un modo per guardare indietro nel passato e ritornare al presente con una più ampia consapevolezza dei limiti della nostra precedente prospettiva; e ci si accorge immediatamente che bisogna mettere in discussione quello che ci hanno sempre insegnato, di come sono andati certi avvenimenti, che non sempre coincidono con quelli descritti sui libri sui quali abbiamo studiato, di spegnere la televisione ed iniziare a pensare con la propria testa.

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