Fabio Monteduro

Diamo il nostro benvenuto  allo scrittore  Fabio Monteduro.

  • Vorrei che ti presentassi ai lettori del blog, dove vivi e cosa fai nella vita?

Sono nato e vivo a Roma, diciamo da un po’ di anni. Oltre a scrivere romanzi (la mia attività principale) mi occupo di grafica pubblicitaria. Materia in cui sono diplomato.

  • Raccontaci della tua ricca attività letteraria.

Brevemente posso dire che, ho iniziato a scrivere alcuni anni fa e ho avuto la fortuna di entrare in contatto con una rivista letteraria online che, dopo aver pubblicato alcuni miei racconti, ha deciso il suo esordio “cartaceo” pubblicando quegli stessi racconti in un libro tradizionale. Così è nato “So chi sei.. ed altre ossessioni”, il mio primo libro “reale”. Era il 2004. L’anno successivo ho pubblicato “Avamposto dell’inferno”, purtroppo con pochissima distribuzione, ed ho dovuto aspettare circa 3 anni per pubblicare un nuovo romanzo; era il 2008 quando è uscito “Anima Nera”, anche questo libro, purtroppo, con ben poca distribuzione da parte della CE.

Due anni più tardi ho firmato il mio primo contratto con Acar Edizioni, e le cose sono andate decisamente meglio.

Con loro ho pubblicato: nel 2010 “Jodi;, nel 2011 la raccolta di racconti “Otto Minuti a Mezzanotte” e, nel 2012, “Dove le strade non hanno nome”. Nel 2011 è uscito anche il mio finora unico e-book: per Abel Books Edizioni è uscito il mistery “Zona di Frontiera”.

Inoltre, ho partecipato con miei racconti ad alcune raccolte con altri autori. Cito in ordine sparso: “Famiglie Assassine”, “Parole in Corsa”, “Viterbo in giallo”, “Racconti creativi”, “Nero Lazio” “Short Stories”.

Ci tengo a sottolineare che nessuna di queste pubblicazioni è avvenuta con contributo da parte dell’autore, a nessun titolo.

Per saperne di più, consiglio un “giretto” sul mio sito internet:

www.montedurofabio.altervista.org

dove si potranno avere notizie sulla mia attività letteraria, vedere interviste, leggere recensioni ed altro.

  • Da dove traggono ispirazione i tuoi romanzi e racconti?

Questa è una domanda classica, ma anche una domanda difficile, perché le risposte possono essere molteplici. Per riassumere: da un fatto di cronaca, da una notizia al telegiornale, da un racconto di un amico, da un discorso sentito in metropolitana, in un parco, al ristorante. Ma anche e soprattutto da pensieri personali, idee che frullano improvvise nella testa e si concretizzano nel tempo in una storia. E, considerando il genere che scrivo, da cose che spaventano anche me.

  • Quando hai scoperto il tuo amore per il genere thriller?

Probabilmente da sempre. E’ anche vero che all’inizio era la fantascienza il mio genere di riferimento: leggevo Heinlain e Asimov (e forse, qualche traccia di loro la si trova nel mio ultimo romanzo “Dove le strade non hanno nome”) sebbene non sia certo un romanzo di fantascienza, per lo meno non del genere comunemente inteso. E’ stato però l’incontro letterario con Stephen King che mi ha indirizzato verso il thriller e l’horror, genere comunque da me sempre molto apprezzato.

  • Parlaci del tuo ultimo romanzo, Dove le strade non hanno nome, Acar Edizioni. Il libro tratta di enigmi tutt’ora irrisolti, di ufo e di misteri, quanto hanno importanza per te la storia, la fantasia e la fantascienza?

“Dove le strade non hanno nome” nasce da una mia convinzione, ovvero che l’umanità sia stata, in un tempo indefinito e agli albori di essa, visitata e influenzata da entità extraterrestri che, probabilmente scambiati per degli dei, hanno influenzato la vita (e probabilmente anche la genetica) e la società così come noi ora la conosciamo. E’ già accaduto, quindi, potrebbe accadere ancora. Quindi: se queste entità “celesti” tornassero, un giorno, cosa accadrebbe? Quali sarebbero le reazioni del genere umano? Questo romanzo, partendo da domande come questa, “disegna” uno scenario dove, proprio come i protagonisti della storia, porterà gli stessi lettori a chiedersi da quale parte schierarsi.

Per concludere la mia risposta alla tua domanda, posso aggiungere che la storia, nei miei romanzi, è assolutamente predominante. Scrivo in un modo che viene definito cinematografico, perché riesce a rendere visivamente le situazioni, quasi vedere un film, più che leggere un libro.

  • Tu eri tra quelli che credevano nella profezia dei Maya e nella fine del mondo? O pensi che le profezie siano state interpretate non correttamente?

Francamente no, ma visto ciò che accade al mondo in questi ultimi tempi, mi viene da dire che forse i Maya hanno solo sbagliato i loro calcoli o che magari sia stata errata la traduzione: terremoti, alte temperature ai poli e freddo persino qui in Italia, dove, in teoria, dovrebbe essere estate. Insomma, non è che ce la passiamo proprio benissimo. A volte mi viene da chiedermi se non è per questo che nessuno si preoccupa di risolvere questa terribile crisi mondiale: è se fosse perché i governi, alle più alte sfere, sapessero qualcosa, circa la fine del mondo, che noi, poveri mortali, non sappiamo?

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