antonella Iuliano

Ospitiamo oggi una giovane e bravissima scrittrice, il suo nome è Antonella Iuliano, conosciamola.

 Ciao Antonella e benvenuta nel blog. Prima cosa lascia che i nostri lettori ti conoscano un po’. Parlaci di te.

Ciao Ilaria, innanzitutto grazie per lo spazio che mi dedichi. Sono una ragazza semplice all’apparenza, ma forse un tantino più controversa al suo interno. Mi reputo una persona giudiziosa e con la testa sulle spalle, anche se la mia testa  a volte vaga per altri mondi. Sono una sognatrice e il mio sogno più grande è sempre stato quello di diventare una scrittrice, sin da adolescente. Oggi sono un’autrice emergente  che ha tanta volontà di riuscire. Inoltre sono una lettrice accanita, i libri sono il mio ossigeno, il mio antistress, il mio trovarsi.

 Com’è nata la tua passione per la scrittura e come la voglia di scrivere un libro?

I primi germi della mia voglia di scrivere risalgono alle scuole medie, ma al di là del contesto scolastico non ho mai scritto davvero nulla fino a qualche anno fa. Avevo un diario, scrivevo lunghe lettere a persone care che si trovavano lontane, a volte scrivevo dei pensieri, ma un libro vero e proprio l’ho sempre affidato ad un domani che sarebbe arrivato, prima o poi. Ci pensavo,  ma si è concretizzato solo nella mia storia recente. C’è stato un processo di maturazione negli anni, desideravo scriverlo ma non ero pronta e così l’ho dapprima scritto nella mia testa e poi in ultimo ho affrontato il foglio bianco.

    Ascolti musica quando scrivi? Se sì di che genere?

Ho sempre ascoltato musica, adoro la musica, non c’è stato giorno nella mia vita in cui il mio stereo non sia stato acceso almeno una volta, ma quando scrivo ho bisogno di silenzio. C’è da dire che molto di quello che compongo viene fuori di notte, quindi sarebbe anche inappropriato mettere della musica e io non sono proprio tipa da cuffiette. Posso riuscire a comporre una poesia ascoltando una melodia adatta, ma è questione di momenti. Un romanzo richiede una costanza e una concentrazione diverse. Il genere di musica che ho sempre amato è il britpop, band come Oasis, Blur, Verve, per dirne alcune e il mio idolo musicale è Noel Gallagher: compositore, chitarrista, cantante, un artista a 360°.

Nell’ultimo periodo mi sto appassionando alla musica classica, ma a grandi linee, diciamo che inizio ad apprezzare violini e violoncelli, li trovo molto poetici.

  Parliamo adesso del tuo primo romanzo, “Come petali sulla neve”. Come mai la scelta di questo titolo e che cosa racconta?

La scelta del titolo richiama una poesia che si trova all’interno del romanzo e questa poesia è legata allo stato d’animo che maggiormente vive il mio protagonista e cioè quello della perdita, dell’abbandono. Come petali sulla neve è la storia dolorosa e malinconica di un giovane  alla ricerca delle proprie radici, costretto a scavare in un passato burrascoso. Egli è un orfano e quindi non ha punti di riferimento nella sua vita, lotta per trovarne per poter vivere pienamente il proprio futuro, senza ombre, senza fantasmi, senza i segreti che minano continuamente il suo cammino.

Che cosa ti ha dato l’ispirazione per scrivere questo romanzo?

Questo romanzo è stato nella mia testa per anni perché ero affascinata dai comportamenti e dalla psicologia gemellare. Philip, il protagonista, è la metà di un doppio e io desideravo scrivere una storia dove non c’è il classico rapporto tra il gemello buono e quello cattivo, ma dove i due si ritrovano dopo aver condotto vite diversissime, ognuno all’oscuro dell’esistenza dell’altro e per fare questo i miei personaggi dovevano avere caratteristiche ben precise e reazioni nette agli eventi.  La prospettiva di far interagire, nelle dinamiche del romanzo, due persone dai caratteri opposti, ma fisicamente identiche e la cui somiglianza è vissuta come un problema, mi attirava molto.

   Charlotte è la tua ultima opera. Parlaci di questo tuo ultimo romanzo. Cosa troveranno i lettori al suo interno?

Charlotte è il mio dono. Il premio per aver avuto il coraggio di scrivere il mio primo romanzo, infatti ho iniziato a scriverlo una settimana dopo aver terminato quest’ultimo e me lo sono ritrovato bello e finito nel giro di sei settimane. È stata una magia inaspettata scriverlo, perché a differenza del primo non ci avevo mai pensato prima. Quello che i lettori troveranno al suo interno è una storia d’amore per la lettura e per la scrittura. Una storia di donne appassionate e di parole intramontabili. È un libro per chi ama i libri.

   Charlotte Sannit è la protagonista di questo tuo romanzo. Parlaci di lei, chi è Charlotte?

Charlotte è una sedicenne indecisa sul suo avvenire, che non prova interesse per nulla, spesso è annoiata, insofferente, incompresa, si rifiuta di essere come gli altri, come le amiche, come sua madre e sua nonna vorrebbero che fosse e così si isola. Nel suo isolarsi fantastica con la mente e nulla ha davvero un senso per lei, finché un giorno incappa quasi per caso nel famoso romanzo di Emily Bronte, Cime Tempestose  e da lì, rapita dal romanzo, nasce in lei la fervente voglia di saperne di più, sulla Bronte e sul mondo dei romanzi e un incontro molto speciale, che avverrà subito dopo, metterà la sua vita sui binari a cui è destinata. La sua storia, la sua stessa vita,  cambia grazie all’incontro con un libro  prima e con la letteratura dopo.

 Quanto di te c’è in Charlotte?

Moltissimo, nei primi capitoli del libro posso dire di essermi descritta, tutte le sensazioni che Charlotte prova sono conosciute nel dettaglio dalla sottoscritta. Le ho provate moltissime volte, soprattutto quando anch’io ero una sedicenne come lei. So cosa significa essere insofferenti  e indifferenti a tutto perché la vita che conduci stride con quello che sei davvero, pur non sapendo ancora quello che sei e soprattutto quello che vuoi.  La mia protagonista rompe queste catene perché è giustamente chiamata a vivere una vita da romanzo e  lì si discosta da me,  anche se rimane in sottofondo, nelle vicende narrate, quel modo di fare, di essere che sicuramente mi appartiene.

 Da dove hai tratto l’ispirazione per scrivere questa storia?

Come ho detto prima non c’è mai stato un barlume di pensiero per questo romanzo se non nei momenti della stesura. È  stato tutto molto diretto, ma una fonte a cui  attingere è sicuramente stato il mio amore per le sorelle Bronte. Ho svolto, in quel periodo, delle letture approfondite su Charlotte Bronte, ma non miravano a scrivere un romanzo dove in qualche lei c’entrasse, era per semplice diletto personale. Alla fine però, come ogni cosa che ci appassiona, queste letture hanno finito col condizionarmi. Ricordo che più leggevo di lei più vedevo prendere forma la mia protagonista e immediatamente dopo mettevo i capitoli nero su bianco. È stato un connubio perfetto tra lettura e scrittura. Avvertivo un’affinità con la maggiore delle Bronte ed era un po’ come se in quei momenti il tempo non ci fosse , né tantomeno la sua morte, come se lei da qualche dimensione parallela mi ispirasse.  La mia Charlotte si può dire che è una sintesi tra la me adolescente e la Bronte. Questo libro vuole essere un piccolo tributo al suo genio letterario.

Progetti futuri?

Ho terminato il mio terzo romanzo lo scorso aprile, è stato il lavoro più lungo e dettagliato scritto finora, in quanto è un romanzo storico-sentimentale ambientato in Russia.  Spero di poterlo pubblicare nel 2014. A parte questo ho in progetto una piccola raccolta di racconti di ambientazione ottocentesca, a cui sto lavorando attualmente, e da un po’ di tempo mi diletto con la poesia, non nego che anche in questo caso mi piacerebbe farne una raccolta. In ultimo posso dire che un nuovo romanzo ha già messo radici nella mia testa,  ma al momento lo sto lasciando lievitare.

 

Il mio blog http://antonellaiuliano.blogspot.it/

Annunci