La leggenda del drago d'argento

Il protagonista della vicenda è un giovane di nome Koddrey Dosberg. Nato alla fine della grande Guerra di Shuraam – finita con la vittoria dell’alleanza dei Tre Popoli, Umano, Nano ed Elfo – viene portato, ancora in fasce, da un soldato a casa dei suoi zii in uno dei villaggi delle Terre dell’Ovest. Cresciuto amorevolmente nella fucina dello zio fabbro, il giovane protagonista non ha mai conosciuto i suoi genitori, creduti morti in un assedio durante la guerra. Delle sue oscure origini restano soltanto una misteriosa cicatrice a forma di testa di drago impressa su un braccio e gli occhi di un bel blu vivido. Un giorno riceve la visita del nonno Guyl. Questi, spinto da una misteriosa lettera del figlio – nonché padre di Koddrey – Gaelmn, giuntagli dopo molti anni, lo allenerà per entrare nella Scuola di Spada di Willysberg, ubicata in un castello eretto su un imponente sperone roccioso che si affaccia sul Mare delle Assurie.
Tra le mura del castello, il protagonista incontrerà personaggi fantastici e misteriosi che lo aiuteranno a scoprire una parte delle sue origini. Dopo essere rientrato in possesso di una spada dalla lama nera che apparteneva al padre, conoscerà, sia pure in modo rocambolesco e fantastico, anche un drago dalle squame argentee che non ricorda il proprio nome e nemmeno il suo passato.
Ancora incerto su questi avvenimenti, il giovane Koddrey sarà costretto a maturare velocemente quando vedrà con i propri occhi anche la morte, sotto forma di un orrendo omicidio avvenuto all’interno delle mura del castello. Dovrà affrontare, insieme ai suoi nuovi amici, anche creature demoniache, reminiscenze di un passato che si credeva ormai perduto e dimenticato. Schiavi, infatti, della magia nera che si nutre come un parassita delle loro essenze, questi demoni sono costretti ad uccidere con inaudita violenza e a cibarsi di carne e di sangue umano per nutrirsi nell’illusione dell’immortalità.

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Eugenio Masneri   Ennio Masneri

Sono nato a Crotone nell’aprile del 1978 e ho vissuto in un paesino sulle riva del Mare Ionio. Ora sono residente per lavoro da alcuni anni vicino Milano. Mi sono laureato a Perugia in Lettere e Filosofia e ho conseguito due master:
Esperto in cultura d’impresa e poi redattore per casa editrice. Sordo dall’età di due anni mi sono immerso, soprattutto spinto dalla curiosità, nella lettura di romanzi gialli (Doyle, Stout e Christie), storici (Manfredi e Parot),  narrativa (Guareschi in primis) e fantasy concentrandomi specialmnete su Terry Brooks e Stephen R. Donaldson che considero insieme a Tolkien i veri maestri del fantasy moderno. Dopo questi due autori che mi hanno ispirato fondamentalmente non ho letto con lo stesso interesse altri autori fantasy, spiluccando qua e là. Oltre ai libri, mi è sempre piaciuto leggere fumetti (inclusi manga giapponesi con le loro forti caratteristiche espressive, emozionali e teatrali) e soprattutto vedere film anche intensi.Dopo alcune brevi esperienze con la poesia, poi scartata per delusioni editoriali e scarsa attenzione, ispirato anche dall’esempio di un archeologo famoso come Manfredi, mi sono posto la sfida di scrivere romanzi, per seguire un sogno a lungo sopito, dopo la laurea. E questa sfida l’ho vinta con le conoscenze di editing ferreo e qualitativo acquisite nel corso di redattore e con la pubblicazione (con tutti gli alti e bassi del caso) del primo libro de “La Leggenda del Drago d’Argento” con lo pseudonimo di Paolo Massimo Neri (una sorta di omaggio di Valerio Massimo Manfredi). Ho voluto metterlo in rete anche per saggiare l’accoglienza del romanzo anche presso i lettori esigenti e non amanti del fantasy. La fatica di tre anni di stesura, di labor lime, è stata poi ricompensata dai validi giudizi anche da persone di solito restie a leggere romanzi fantasy. Infatti i miei lettori sono rimasti piacevolmente colpiti dal mio stile narrativo fluido e avvincente, mai noioso o ripetitivo, ma anche dai miei personaggi che ho voluto rendere più umani, sotto forma di antieroi come quelli attuali, della vita di tutti i giorni. Il mio obiettivo è scrivere fino alla morte (anche se so che è uno dei
mestieri più difficili del mondo) per emozionare e istruire sulla sempre affascinante natura dell’animo umano. Dopo questa saga voglio provare anche altri generi. Non so cosa mi riserverà il futuro ma ho pazienza e non ci bado in quanto sono ancora agli inizi e spesso la fama arriva molto dopo e dopo una lunga gavetta. Come amo ripetere: meglio la gloria, sofferta, a lungo cercata, di Achille piuttosto che una facile, irrisoria, vittoria di Pirro. Il primo verrà ricordato molto a lungo mentre il secondo no.Infatti mi piace pormi delle sfide anche difficili per conoscere i miei limiti e le mie capacità. E soprattutto vincerle. Per me.

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