Flavio Standoli

 

Ospitiamo oggi nel blog un bravissimo scrittore. Lui è  Flavio Standoli, ve lo presento.

 Benvenuto nel blog Flavio. Fatti conoscere dai nostri lettori, raccontaci tutto di te.

Iniziamo dalla nascita? È avvenuta a Roma nel ’73 e… quanti anni, era meglio saltare questo aspetto. Ho una vita piuttosto comune, con tutte le ambizioni di un ragazzo della mia età. Per adesso ancora lavoro, sono ancora sposato, e vivo ancora in uno di quei nuovi quartieri a ridosso della capitale a tre ore dal centro. Nel tempo libero mi piace coltivare moltissimi hobby. Il mio desiderio più grande? Quello di avere a disposizione una giornata di 48 ore.

 Quando è nata in te la passione per la scrittura?

Scrivere è da sempre il modo che prediligo per condividere emozioni. Dietro questa passione c’è il desiderio di mettersi in relazione con gli altri. Insomma, rappresento l’antitesi dell’aspirante artista burbero e solitario. La scrittura è prima di tutto comunione d’idee e sentimenti.

  Nel 2012 con il romanzo “Il deserto e la neve” arriva il tuo esordio. Parlaci del tuo libro.

Ho iniziato a comporre questo romanzo nel 2008. È stato un processo lungo, denso di successi e fallimenti, in cui l’ispirazione si è dovuta scontrare a più riprese con gli impegni lavorativi quotidiani e la sottile sfiducia nelle proprie capacità. Coronare quattro anni dopo questo progetto è stato magico, finalmente avevo la possibilità di condividere un’emozione, con l’aspirazione di trasmettere il prodigio dei grandi: accelerare i battiti del cuore, modificando le convinzioni del lettore.

     Perché la scelta di questo titolo? Qual è il suo significato?

Il titolo rappresenta il terreno di battaglia dei due conflitti principali. Si svolgono entrambi sul piano interiore e in effetti gli argomenti trattati sono più intimi e spirituali di quanto possano risultare a una prima lettura.

   Come hai avuto l’ispirazione per scrivere questa storia?

Da quelle persone tra di noi che intraprendono una strada difficile ma percorribile e ci danno la forza di riuscire anche nelle imprese più disperate.

    Ti piace ascoltare musica quando scrivi? Se è sì quale genere riesce a darti l’ispirazione?

Beh, in realtà se accendessi lo stereo sprecherei solo corrente. Quando scrivo vivo una realtà parallela. La musica, i profumi, il vento e i desideri dei personaggi descritti mi prendono per mano fuori da ogni logica di spazio e tempo. Penso sia una virtù, e neanche tanto originale: i bambini dopotutto fanno lo stesso con un qualsiasi giocattolo tra le mani.

   Qual è il genere letterario a cui t’ispiri maggiormente?

Il progetto di pubblicare un’opera mi ha fatto riconsiderare il modo di scrivere. Se volevo cimentarmi davvero in un romanzo, dovevo farlo in modo professionale e strutturato. L’ambizione di proporre qualcosa che avesse un valore sociale concreto e l’intenzione di seguire un percorso innovativo, mi hanno fatto intraprendere delle scelte originali e riscontrabili. Il genere letterario a cui m’ispiro infatti non è essenzialmente solo avventuroso o romantico. Penso che un libro debba fornire anche un supporto per affrontare in modo diverso la realtà che ci circonda.

     Tra i protagonisti del tuo libro, qual è che più ti assomiglia?

Spero di non deludere mia moglie nel dire che tutti i personaggi li ho vissuti e respirati. Nel bene e nel male ho in comune qualcosa con tutti, a prescindere dal sesso e dalla bontà d’animo.

      Hai un libro o un autore che porti nel cuore?

No, fortunatamente la letteratura è così vasta che mi piace perdermi.

  I tuoi prossimi progetti?

Sto vivendo da mesi l’avventura di un secondo romanzo che spero di pubblicare nel 2014. Non voglio anticipare nulla, ma l’eccitazione è quella di un ragazzino davanti al mare per la prima volta.

 

 

 

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