Simone Lari

 

 

 

 

Intervistiamo oggi un bravissimo e determinato ragazzo che insegue il suo sogno. Lui è Simone Lari, conosciamolo insieme.

Ciao Simone, è un piacere ospitarti sul blog. Raccontati ai nostri lettori. Chi è Simone Lari?

Ciao a tutti, è un piacere essere qua con voi. Cercherò di rispondere seriamente alle vostre domande, anche se la mia indole mi porta spesso a fare battute in ogni contesto… Rapidamente vi posso dire che sono di Grosseto (Toscana, Maremma), ho 35 anni, e da sempre ho una grande passione per la letteratura e il cinema di genere fantasy,  paranormal e thriller.

  Tu sei uno scrittore self, spiega perché la scelta di non affidarti a una casa editrice. Quali sono i vantaggi di chi vuole pubblicare self?

In passato ho avuto delle brutte esperienze con un EAP (editore a pagamento) e un amico (che ringrazio) mi parlò di Amazon e del selfpublishing. Inizialmente scettico, cominciai a interessarmi alla cosa, e infine mi decisi a pubblicare il mio primo romanzo, l’8 giugno 2012, con risultati che già nei primi tre mesi superavano quelli ben più modesti ottenuti con il piccolo editore locale.

Il vantaggio di essere self è quello di poter gestire in piena autonomia tutti gli aspetti della pubblicazione: contenuti del romanzo, prezzi e promozioni, campagna pubblicitaria: tutto! Inoltre puoi pubblicare subito il tuo romanzo, e avere un rapporto diretto con i lettori tramite i social network.

Intendiamoci, non ho assolutamente nulla contro le case editrici, anzi, sarei onorato di poter pubblicare un giorno con un editore serio, degno di tale nome, ma personalmente se devo scegliere tra pubblicare con un piccolo editore e cedergli i miei diritti sull’opera, o agire come self, preferisco di gran lunga la seconda opzione.

 Molti pensano che chi pubblica self è perché non ha trovato una casa editrice. Abbatti questo muro di pregiudizi e spiegaci che significa pubblicare in self.

Sicuramente qualcuno avrà da ridire sulle mie affermazioni, ma non sono uno che si fa scrupoli a dire quello che pensa, quindi, in tutta sincerità, ti posso dire che in Italia tanti autori non si sentono tali se non hanno un contratto di pubblicazione, anche se è con la stamperia sotto casa che distribuisce in un arco di 100 metri, a loro sta bene, perché quel foglio di carta, e quella copia cartacea in libreria, per loro sono una conferma della loro qualifica, un punto di arrivo. Purtroppo anche molti lettori la pensano in questo modo.

Per me non è così.

Pubblicare come self non significa certo scrivere un romanzo e buttarlo in rete, devi essere molto responsabile verso la tua opera, verso i tuoi lettori e verso i tuoi colleghi. Offrire un prodotto self di qualità vuol dire contribuire a far capire ai lettori che dei self possono fidarsi.

Personalmente se vedo un refuso in un romanzo non grido allo scandalo, ma c’è chi lo fa, quindi è bene prepararsi a dovere: copertina professionale, un buon editing, e una storia scritta al meglio delle proprie possibilità.

Poi se io scelgo di non affidarmi a un piccolo editore che probabilmente (non me ne vogliano le piccole case editrici per questa generalizzazione, perché alcune svolgono un lavoro comunque meritevole) non farà editing, non farà pubblicità e soprattutto, questa è la nota più dolente, non farà un’adeguata distribuzione, oppure di non attendere 6-9 mesi per avere il responso di una casa editrice più blasonata, che spesso nemmeno ti legge perché giustamente è sommersa da centinaia di manoscritti, e non può esaminarli tutti, beh, è una mia scelta ponderata.

Con il self publishing pubblichi nel giro di un giorno o due in tutto il mondo, io ho venduto delle copie in Germania, Francia, Inghilterra, Spagna, Stati Uniti e via dicendo. Si tratta di pochissime copie, ma vedere che il mio romanzo è arrivato fin laggiù, è un’enorme soddisfazione.

Inoltre si può affiancare la pubblicazione in formato ebook con quella cartacea, affidandosi a servizi a metà strada tra il print on demand e l’editoria “tradizionale” senza cedere i diritti di autore a nessuno, mantenendo così l’esclusiva proprietà dell’opera, in vista magari di una successiva pubblicazione con una CE di maggior livello.

 Qual è la tua fonte d’ispirazione per scrivere?

Le idee mi vengono nei momenti e nei luoghi più disparati, magari nel bel mezzo di una conversazione con gli amici, mi capita di fermarmi un attimo, come se sentissi un suono nel cervello, o se vedessi una lampadina che si illumina. Di solito, poi, faccio un’espressione strana e compiaciuta, e comincio prendere appunti dove possibile. Continuò così per un giorno o due, butto giù le idee e la struttura di base, poi mi metto a scrivere.

   Hai un libro che porti nel cuore? Se è sì qual è e perché?

Dici tra quelli che ho pubblicato o in generale? Tra quelli che ho pubblicato, tutti li porto nel cuore, per motivi diversi e sensazioni diverse. La Nemesi, il primo che ho scritto, stilisticamente il peggiore, lo ammetto, è importante perché, oltre ad essere il mio debutto come scrittore, è dedicato a un caro amico scomparso; ma anche Kage, l’ultimo mio romanzo, è altrettanto importante perché mi ha fatto capire cosa significa poter contare su delle amiche vere, su delle persone che amano condividere i tuoi successi, senza chiederti nulla in cambio.

   Parliamo del tuo ultimo libro, Kage Queen (L’eredità). Raccontaci la sua storia.

La storia è piuttosto complessa, e nel prologo mi sono tenuto volutamente sul vago, per incuriosire, ma senza dire troppo.

Brevemente, e senza scendere nei particolari, vi parlerò di Kage: un uomo misterioso, estremamente rigido e serio, che vive in compagnia della sua gatta nera.

Potrebbe sembrare un quadro normale, magari triste, ma aggiungete all’equazione il fatto che costui possiede poteri paranormali piuttosto insoliti e particolari, e che la sua gatta… condivide con lui le visioni che ha del futuro, che lo riguardano in prima persona…

Ora mettete il caso che la gatta (Lilù), gli mostri la morte del padre, un essere spregevole e dispotico, che lui non vede da 10 anni, ovvero da quando, dopo aver compiuto diciotto anni, aveva deciso di lasciare la dimora paterna. Cosa farà il protagonista? Lascerà che il padre muoia, o interverrà per aiutarlo? E voi cosa fareste al posto suo?

…e se ereditare non fosse così semplice, se ci fossero delle clausole testamentarie molto particolari da rispettare, e lui avesse solo due o tre giorni di tempo (la massima durata temporale delle previsioni di Lilù) per sistemare le cose?

Ecco, ora avete un quadro più preciso della situazione, ma ancora ci sarebbe molto, davvero molto da dire…

   Altri progetti a cui stai lavorando?

Attualmente sto seguendo l’editing de “Il Ritorno del Cavaliere Arcano”, il terzo e conclusivo romanzo della trilogia epic fantasy che ho iniziato un anno fa. Probabilmente sarà l’ultimo romanzo epic/high fantasy che scriverò, e per questo sono già stato bacchettato da alcuni fans, ma ormai mi sto spostando su generi narrativi un po’ diversi.

Inoltre sto terminando di scrivere Nameless II – La Maschera di Ferro, il secondo della serie. Si tratta di un urban fantasy, parodia comica dei blasonati e famosi super eroi americani. Il destino della serie dipenderà dal gradimento del pubblico.

    Leggi? Se è sì quale genere ti attira di più e perché?

Certo! Uno scrittore deve SEMPRE leggere. Fino a un annetto fa, le mie letture preferite erano prevalentemente epic fantasy, con qualche eccezione per i romanzi di Dan Brawn. Ultimamente però, ho scoperto il mondo dei self-publishers, e ho letto tanti, ma davvero tanti ebook interessanti, alcuni fantasy, altri thriller/noir e alcuni addirittura romance, genere che un tempo davvero non sopportavo. Sul mio Kindle ci sono 102 titoli, e ancora ne devo leggere mi pare 24. Molti sono racconti brevi e scorrevoli, altri invece romanzi corposi e avvincenti.

    Per molti la musica e la scrittura si sposano alla perfezione. A te piace ascoltare musica quando scrivi? Se è sì quale?

Mi piace ascoltare la musica, ma non quando scrivo. Anzi, quando sto scrivendo desidero il maggiore silenzio possibile. Sentire il rumore del televisore provenire dalla porta chiusa della mia stanza o le voci dei miei familiari, mi fa perde il filo. I rumori ambientali, invece, come quelli che provengono dalla finestra aperta, non mi danno fastidio, anzi, mi fanno compagnia durante la scrittura.

  Qual è il tuo sogno?

Come scrittore, credo sia quello di ogni self-publishers: venire notato da una VERA casa editrice, pubblicato per meriti e per risultati ottenuti, e non per avere un nome famoso o per essere raccomandato, come purtroppo spesso accade in Italia.

E questo non contrasta con la mia scelta a favore del selfpublishing, perché se avete letto attentamente le mie risposte precedenti, capirete che per me il self può rappresentare un trampolino di lancio, un ottimo modo per farsi conoscere e apprezzare, in vista magari di raggiungere traguardi più importanti, come spesso succede in America, e come sempre più spesso comincia ad accadere anche in Italia.

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