Protopapas copertina

Il libro “I racconti di Behcet” di Michele Protopapas è una raccolta di racconti horror, ma non di quello macabro; i racconti che l’autore ha scritto, infatti,  non sono spaventosi.

Non sono un’accanita lettrice di questo genere, il mio parere in merito è che  spesso molti autori esagerino con le scene violente. I racconti  di questa raccolta ti sanno catturare e ti lasciano con il fiato sospeso fino all’ultima parola, regalandoti un  finale inaspettato.

La raccolta presenta sei racconti tutti dallo sfondo diverso. Ci si ritrova a viaggiare su un treno maledetto assieme a Sylvie nella storia “I mercanti di Breslavia”, oppure si viene trasferiti su un nuovo pianeta in “Il tempo del raccolto”, dove alieni portano gli esseri umani, in vista del giorno finale della terra come previsto dai Maya, verso la salvezza, che poi si rivelerà ben altro. Quest’ultimo è il racconto che mi ha colpito di più in assoluto perché ci insegna il rispetto per il pianeta in cui abitiamo e che continuamente inquiniamo con l’odio e lo smog,  portandolo alla distruzione. Dagli alieni di questo racconto, che è come guardare uno di quei film americani sulla fine del mondo, si può apprendere che il pianeta che occupiamo non è nostro e non possiamo farne quel che vogliamo, ma che dobbiamo rispettarlo.

La raccolta prosegue con la storia di un assassino che in buona fede agisce uccidendo solamente delinquenti pericolosi per la società, una specie d’eroe che però viene visto come un ossessionato e soprannominato “Il pulitore” ed è proprio questo il titolo del racconto che lascerà con un finale inaspettato. Un racconto che sembra uno dei film di Stephen King è “Le cronache di Pickaway”, dove le donne di questo luogo per paura non indossano più gioielli, perché una pietra che brilla non è sinonimo di bellezza, ma può fare del male, proprio come la pietra luccicante che trascina dentro di sé tutti quelli che hanno lo sfortuna di trovarla. Con il racconto “L’Appuntamento” ci ritroviamo invece a Bologna, con Luca che si ritrova all’obitorio per riconoscere il corpo di suo padre e avrà una sorpresa inaspettata che coglie anche il lettore alla sprovvista.

Ogni finale lascia sempre di stucco, come ogni singolo racconto. Gli ultimi due racconti “La generatrice di mostri” e “La strana storia di Louis Chaperon”, sembrano anche essi la trama di uno splendido film che ti catturano e ti spingono a leggere sempre una pagina in più arrivando poi all’inaspettata conclusione.

Questa raccolta è particolarmente bella e i suoi racconti catturano davvero l’attenzione del lettore dall’inizio alla fine. Michele è uno scrittore dall’enorme talento che ha saputo affrontare la sua malattia con coraggio senza lasciarsi abbattere, anche quando questa non le ha permesso di realizzare i suoi sogni. Lui non si è scoraggiato e ha cercato altri sogni da poter rendere reali e la scrittura l’ha aiutato in questo cammino. Scrivere è la migliore delle medicine, fa stare bene e ti realizza più di ogni altra cosa. La scrittura ti salva da ogni male.

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