Erika CorvoDinamica e solare Erika Corvo è una scrittrice piena di talento e di voglia di esprimersi. Conosciamola assieme.

1)      Bentrovata Erika. Voglio che i nostri lettori ti conoscano, parlaci di te e di come affronti le giornate.

 

Le mie, sono classiche giornate di una qualsiasi donna-mamma-lavoratrice. Ho un lavoro part time al pomeriggio che mi permette di sopravvivere, così al mattino ho il tempo di occuparmi della casa e della figlia. Lavoro anche la domenica e nei festivi, quindi va da sé che scrivere sia la mia grande evasione!

Vivo in maniera piuttosto spartana: non ho la lavatrice, non ho il riscaldamento, preparo da sola con le erbe i medicinali che mi servono. Amo le piante e gli animali selvatici, e dedico loro parecchio tempo. Niente di speciale, insomma.

Ma come dico sempre, non è cosa fai, ma come lo fai: mi alzo cantando, trovo ogni occasione per farmi delle belle risate, trovo sempre il lato buono di ogni cosa. Penso sempre: oggi incontrerò persone meravigliose e farò qualcosa di buono per me e per qualcun altro! Invento storie e filastrocche mentre lavoro, dopo cena mi metto al pc e conosco persone di tutti i generi. Cerco sempre di regalare una risata e un sorriso a tutti, e mi addormento così serena che la notte faccio sogni bellissimi, ed è facile sentirmi ridere nel sonno, quando dormo.

Credo che tutti ci siamo chiesti, qualche volta, cosa avremmo chiesto al genio della lampada. Non so se questo esista, ma so che quello che ho chiesto io mi è stato concesso: riuscire a cavarmela e a rimanere serena nonostante tutto quello che mi possa succedere di brutto.

Tutto il resto non conta niente, se non te lo sai godere.

 

2)      Dalla tua biografia si legge che hai iniziato a scrivere per dimenticare i mille problemi della vita quotidiana. Come ti senti quando scrivi?

 

Sono costretta a divagare un attimo, ma è necessario spiegare dall’inizio! Mi sono sposata incinta per andarmene di casa, sposata coi vestiti che avevo addosso e basta. Sposata con un disgraziato, geloso e violento, pur di andarmene, una vita di stenti e d’inferno. Soldi per i libri non ce n’erano, dovevo pensare al bimbo, e si faceva fatica perfino a fare la spesa. E quando il mondo dove vivi non ti piace più, ne inventi un altro; le favole che ti racconti la sera per addormentarti e non pensare che non hai mangiato. Favole così belle che ho voluto metterle nero su bianco perché non andassero dimenticate. Di nascosto da tutti, ovviamente, perché quando non ci sono i soldi per mangiare, anche comprare i fogli e le biro è una spesa folle. Se l’avesse saputo “lui”, avrebbe bruciato tutto. Ho preso la patente di nascosto, ho studiato di nascosto, ho preso il rec di nascosto… quasi tutto quello che ho fatto, l’ho fatto di nascosto. I libri che volevo, ho iniziato a scriverli da sola. La storia che avresti sempre voluto leggere e nessuno ha mai scritto.  E quando scrivevo, ero in stato di grazia: niente e nessuno poteva ferirmi. Vivevo immersa nei miei mondi immaginari, e passavo per scema se, quando mi chiedevano dove fossi stata in vacanza, rispondevo: “Su un altro pianeta”.

Quando apri il cervello per scrivere, le idee e i sentimenti fluiscono attraverso la biro e diventano personaggi, ma non può uscire niente che non fosse già dentro di te. Come fare una torta. Gli ingredienti sono già tutti in frigo. Tu li mescoli, li frulli, li impasti, e ci metti del tuo aggiungendo zucchero o pepe a seconda dei casi, inforni tutto, ed ecco una cosa che dopo il forno si chiama torta. Un esempio di come il totale possa essere maggiore della semplice somma delle parti. Uno psicologo, Charles Brenner, afferma che per quanto uno scrittore si sforzi, non può fare altro che raccontare se stesso in forma mascherata. Credo sia vero. Scrivo per questo. Per tutte le volte in cui sono stata io a credere di non farcela. Per tutti i secoli in cui ho avuto soltanto Brian come amico. L’amico più prezioso, che ha saputo infondermi la certezza che ci sia sempre una via d’uscita. Che finché lui fosse riuscito a cavarsela anche nell’impossibile, ci sarei riuscita anch’io.

 

3)      Parliamo dei tuoi libri. Il tuo esordio è stato nel febbraio 2012 con Fratelli dello spazio profondo, un racconto di pirateria spaziale. Puoi dirci come ti è venuta l’ispirazione e di cosa parla?

 

Brian Black è nato da una foto di Brandon Lee che tenevo appesa accanto al letto (e ce l’ho ancora). Mi sono detta: ” che bel tipo, quasi quasi gli cucio addosso un personaggio, e poi gli invento una storia su misura.” E così è stato. Nemmeno sapevo chi fosse, “Il Corvo” l’ho visto qualche anno più tardi. Ma la prima avventura che ho scritto di Brian non è Fratelli, è Black Diamond. Ad un certo punto della storia, la protagonista femminile chiede a Brian quale sia il suo passato. E allora non solo me lo sono chiesta anch’io, ma ci ho pensato su e ne ho fatto un romanzo sulla gioventù di Brian, “Fratelli dello Spazio Profondo”, appunto. Del ciclo spaziale fanno parte altri due romanzi: “Diamond, il mio miglior nemico” e “Diamond, tutto è possibile”.

Non mi sono mai piaciuti gli autori che riempiono i loro scritti di strafalcioni inverosimili, così mi facevo prestare i libri dagli amici di mio figlio per non cadere in errori madornali: chimica e fisica, per le trovate geniali. Gli autori classici e le biografe di Cesare, Annibale, Alessandro il Grande, per la strategia militare. Piero Angela per i viaggi nell’iperspazio e varie altre. Mi sono infiltrata in una crew di writers per descrivere i Loonies e il loro gergo. Niente è lasciato al caso.

Di che parla, il romanzo? Per farla proprio breve, un giovanissimo pirata spaziale, Brian Black, si vendica dei politicanti corrotti che hanno causato la rovina del suo pianeta natale. La storia è narrata in uno stile assolutamente particolare. Viene raccontato di volta in volta dai protagonisti, spesso con punti di vista diametralmente opposti, in un susseguirsi di circostanze drammatiche all’interno di contesti sempre diversi. Azione, dinamismo, battaglie, rapimenti, invenzioni geniali e colpi di scena intercalati da riflessioni, sentimenti e drammi umani. Fantasia. Suspense. Intelligenza. Violenza e dolcezza. Psicologia. Scienza. Strategia. Ecologia. Carica emotiva dirompente. Capacità di coinvolgimento. Personaggi dotati di anima, cuore e cervello. Estro creativo. Proprietà di linguaggio. Un caleidoscopio di situazioni a trecentosessanta gradi in una trama avvincente e coinvolgente, che non permette di allontanarsi dal libro se non dopo aver letto la parola fine. E che altro volete, da me?

 

4)      Nella descrizione del racconto scrivi queste parole “Nessun altro personaggio mi ha dato soddisfazioni quanto Brian Black.”. Raccontaci di lui, chi è Brian?

 

Chi è Brian Black? Un uomo cocciuto, ribelle, indomabile, coraggioso, intelligente, determinato, spietato e crudele eppure profondamente sensibile e umano, alla ricerca di giustizia con il mitra in mano. E’ un maledetto bandito capace di farsi amare, e un disincantato capace di incantare. Non è un personaggio di sola azione: ha un cervello, ha un’anima, si pone delle domande e talvolta è tormentato dal dubbio, si mette in gioco, ricomincia tutto daccapo. E come tanti personaggi di carta, ha preso vita. Tant’è che ogni tanto mi racconta qualcos’altro di lui, e ricomincio a scrivere…

 

5)      Il tuo secondo racconto è Blado 457, pubblicato nel maggio 2012. Perché la scelta di questo titolo? Qual è il suo significato?

 

Per diciassette anni ho fatto vendita porta a porta, vagabondando su e giù per tutta la Lombardia. Completamente sola da mattina a sera, pioggia, sole, neve, vento, e due bambini a casa. E mentre sei in macchina, a che pensi? Inventi storie, altri amici immaginari che ti tengano compagnia, e che ti dicano che anche quella sera tornerai a casa sana e salva e con qualche soldo in tasca o con frutta e verdura raccolta durante il viaggio.

Ero dalle parti di Bollate, ferma davanti ad un passaggio a livello, e su un muretto c’era il tag di un writer (ovvero un nickname scritto con le bomboletta di vernice spray), appunto Blado, seguito da un numero. Non avevo ancora inventato nessuna storia, quel giorno. Come nasce una storia?

Blado. Chi potrebbe essere uno che si chiama Blado? Sembrerebbe il nome di un guerrigliero, da Blade, lama. E il numero? Sarà un guerrigliero post-atomico, dove la gente ha i numeri al posto del nome. E perché dovrebbero avere dei numeri? Non ce l’hanno un padre e una madre? Evidentemente, no. Non ce li hanno, perché non ci sono più donne, e i bambini vengono allevati dalla comunità. Che comunità del cavolo è, che non permette ai bambini di conoscere la loro mamma?  Una roba aberrante, da cui scappare. E dove scappa, allora? Via, lontano. Cerca di creare qualcosa di più umano, lontano dalle radiazioni, visto che è un mondo post-atomico… Beh, insomma, tutta una concatenazione di idee, una dietro l’altra. E come dice Vasco, “a noi non resta che scriverle in fretta, perché poi svaniscono, e non si ricordano più…” Quando si è alzata la sbarra del passaggio a livello, Blado 457 esisteva.

 

6)      Il tuo ultimo lavoro è “Tutti i doni del buio”. A quale genere è legato? Puoi descrivere ciò che troveremo scritto?

 

“Tutti i doni del Buio” è il seguito del ciclo post-atomico iniziato con “Blado 457”, ma narra di fatti che accadono qualche secolo più tardi. È ambientato in Grecia, o quantomeno, tutti i personaggi hanno nomi greci. I protagonisti sono gli Shakars: mutanti semiumani che per le loro peculiarità vengono definiti “i Signori del Buio”. Vivono di notte, possiedono la vista agli infrarossi e comunicano con gli infrasuoni (per l’appunto, “i doni”). Ma sono la trasposizione in chiave fantascientifica (o fantasy) di tutte le minoranze etniche sterminate senza ragione alcuna: negri, nativi americani, nativi amazzonici, ebrei, zingari, gay, e tutto il resto. Selvaggi, incivili, esseri inferiori, animali di sembianza umana… con quante offese sono state denigrate, queste minoranze? La loro unica colpa era di essere liberi e, per alcune, di non voler avere niente a che fare con l’uomo bianco: questo le rendeva colpevoli e punibili con il genocidio e lo sterminio. In realtà erano solo culture differenti dalla nostra.

Nel mio romanzo, le due razze (umana e Shakar) si scontrano, e almeno in un caso, s’incontrano. Una tenerissima storia d’amore, di amicizia e lealtà, in un ambiente pregno d’ingiustizia sociale e prevaricazioni di ogni genere.

 

7)      Quali sono i generi che più ti piacciono?

 

Eh, bella domanda! Ho letto migliaia di libri di qualunque genere, e non esagero. Fino a sedici, diciassette anni, sono uscita di casa solo per andare a scuola, e tutto il mio tempo l’ho passato a consumarmi gli occhi sui libri che mio padre aveva in casa; fortunatamente una biblioteca ben fornita! Ma da dopo sposata, chi ha mai più avuto i soldi per comprare un libro? Io leggo quelli che gli altri lasciano in un apposito scaffale davanti alla biblioteca comunale, dove si mettono i libri di cui uno si voglia disfare, in modo che qualcun altro possa leggerli invece di buttarli nel cassonetto bianco. Attualmente ne ho in casa solo un migliaio: di più non ce ne stanno. E ogni volta che sbianco i muri devo per forza disfarmi di qualche centinaio di volumi che continuo a portare a casa e accumulo nei mesi . A quali resto più legata? A tutti quelli scritti da Robert Heinlen, Robert Sheckley, Ursula Le Guin, e poi Marion Zimmer Bradley, l’infinita serie degli Urania, la collana Cosmo dell’Editrice Nord, l’esilarante e splendida trilogia del Piccolo Popolo dei Grandi Magazzini, di Terry Pratchett. A tutto quello che hanno scritto Piero Angela, Giovanni Guareschi, Luciano De Crescenzo, Conrad Lorenz,  Kipling, Victor Hugo, Bear Grylls, Valerio Massimo Manfredi, Anthony De Mello, Zacharia Sitchin, Graham Hankhock, Pirandello… E ancora tomi di psicologia, patologia forense, medicina, grafologia, psicologia evolutiva, etologia comparata, astronomia… e come faccio a citare tutti? Solo gli Urania e i Cosmo erano centinaia! Ma anche se la fantascienza è stata il mio grande amore, ho sempre letto qualsiasi, e dico qualsiasi cosa avessi tra le mani. Anche la Bibbia. Quando arrivano i Testimoni di Geova scateno furiose polemiche perché la conosco meglio di loro! Adesso mi stanno alla larga, non trovano argomenti per ribattere!

 

8)      Ascolti musica? Se sì, quale?

Da ragazza ascoltavo tanta musica. Dopo sposata, avevo la radio a tenermi compagnia. Poi mio marito ha venduto la radio, e non ho ascoltato più niente, ma avevo la chitarra e le canzoni me le scrivevo da sola. Adesso che c’è il pc ho scaricato tutte le canzoni che amavo e le ho fatte registrare su cd. Quando avrò soldi comprerò un lettore cd e potrò finalmente riascoltarle. I generi? Eh, ai miei tempi c’erano i Pink Floyd, i Genesis, Emerson Lake and Palmer, i King Crimson, Crosby Stills Nash and Young, i Led Zeppelin, I Deep Purple, De André, De Gregori, Dalla… gli anni della grande musica. Forse è per questo che non ascoltare niente, ora, non mi pesa.

 

 

 

 

9)      Da dove cogli l’ispirazione per scrivere?

 

Tutto nasce dal mio mondo reale, popolato di “brava gente” che ha cercato di farmi tutto il male possibile e di reietti della società, che invece si sono fatti in quattro per aiutarmi. Nella mia realtà, i brutti e i cattivi che ho incontrato, avevano solo un aspetto diverso, ma erano esseri dal cuore d’oro. Quelli in giacca e cravatta erano squali assetati di preda. Nel mio mondo di carta ho replicato la realtà, inventando mille mostri dalle forme e dalle peculiarità più svariate, dotati di animo sensibile e grande intelligenza. Nei miei romanzi, di solito sono il genere umano e l’ordine costituito a fare una pessima figura.

 

10)  Hai nuovi progetti su cui stai lavorando? Se sì, puoi anticiparci qualcosa?

Con tutti i romanzi che devono ancora uscire, la sola cosa che devo muovermi a fare è copiarli tutti sul pc. Il prossimo a venire pubblicato sarà Black Diamond, il secondo episodio della serie spaziale. Dopodiché verranno “La Leggenda di Taman Shoudy”, terzo episodio post-atomico, e “Diamond, il mio miglior nemico”, terzo della serie spaziale.

 

Grazie per lo spazio che mi hai dedicato! Un bacio a tutti i miei e i tuoi lettori!

La vostra Erika.

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