Alessandra Paoloni

Oggi ospitiamo nel blog una mia carissima amica virtuale e una grande scrittrice. Lei è Alessandra Paoloni, una ragazza semplice con un grande sogno, diventare una scrittrice. Ve la voglio presentare.

Alessandra, è sempre un piacere intervistarti. Tu sei già stata intervistata una volta per il blog, ma con lo pseudomino di Elisabeth Gravestone con il quale hai firmato il tuo primo libro La Stirpe di Agortos. Perché per la discendente hai scelto di mettere il tuo vero nome?

Ciao Ilaria e un saluto a tutti i lettori di Espressione Libri. Ti ringrazio per avermi ospitata nuovamente qui. Sì, la scorsa volta parlammo della Stirpe di Agortos e anche il mio nome era diverso, utilizzavo uno pseudonimo ma non per vezzo o vanto. La Stirpe di Agortos era un libro già edito e per questo sono stata costretta a firmarlo sotto un altro nome. Ci tengo però a precisare che La Stirpe di Agortos non è più disponibile sul mercato perché ho chiuso la collaborazione con la REI. Ciò non significa che abbandonerò questa saga, anzi; qualcosa si sta già muovendo e spero nei prossimi mesi di dare ai lettori della “sfortunata” saga una lieta notizia. La chiamo la mia saga “sfortunata” non perché non abbia riscontrato favore di pubblico, ma perché in campo editoriale ha trovato un percorso difficile, sicuramente più complicato de La discendente di Tiepole. Ma tengo a questa mia creatura come a tutte le altre e troverò il modo per renderle giustizia.

La discendente di Tiepole è la tua ultima fatica. Parlaci del libro, ci saranno più libri?
Strano a dirsi, ma la prima stesura de La discendente di Tiepole risale alla pubblicazione del mio primo libro quindi all’anno 2008. Il libro è rimasto nel mio pc per tanto tempo perché sono stata impegnata in altri lavori come appunto La Stirpe di cui parlavamo sopra. Poi ho conosciuto la Butterfly Edizioni e ho capito che era giunto il momento di tirare fuori questo romanzo. La discendente è un urban fantasy ambientato in un paese italiano immaginario non molto distante da Roma: Tiepole. Leggendo la trama si potrebbe pensare che il libro somigli a molti altri dello stesso genere ma vi assicuro che non c’è niente di più errato. Sono volutamente partita da cliché letterari per costruire un universo personale e quanto più originale. Il libro è narrato in prima persona, da Emma Onofri la nostra protagonista, che arriva assieme ai genitori a Tiepole, il paese originario di sua madre. Lì verrà a conoscenza di verità oscure che la coinvolgono personalmente e la sua vita cambierà in maniera radicale. Sulla testa di Emma pende una maledizione che la costringerà a mutare. Ma mutare in cosa? Questa è la domanda che ancora assilla i lettori e assilla anche me attualmente. Sto infatti scrivendo il secondo libro della saga. All’inizio pensai di scrivere un libro autoconclusivo, ma poi mi sono accorta che Emma e l’universo di Tiepole avevano tanto da dire e così ho suddiviso la storia in più libri. Ma non so ancora dirvi se questo secondo libro sarà l’ultimo. Mi farò guidare dalla scrittura e dal corso delle vicende.

 

La protagonista, Emma, c’è qualcosa di te in lei?

Emma e io abbiamo in comune l’amore per la famiglia, per gli amici e per le nostre origini. Ci accomuna anche l’insicurezza che coglie entrambe quando gli eventi ci assalgono. Nel momento in cui Emma scopre la verità su sua nonna e sul suo passato è colta da terrore, come è giusto che sia. Non è un’eroina, non ha poteri magici esattamente come non li ho io. E’ una ragazza che affronta una realtà più grande di lei e delle sue capacità. Mi sono chiesta più volte cosa avrei fatto al suo posto e forse delle due quella che avrebbe faticato di più ad accettare la verità di Tiepole sarei stata proprio io.

Come hai avuto l’ispirazione per questa storia?
Nel 2008 lessi Twilight ma prima dell’invasione mediatica della saga della Meyer. Ricordo che, finito il libro, feci una sorta di scommessa con me stessa: sarei stata in grado di scrivere un urban fantasy (che ha visto da allora il suo boom letterario) diverso dal solito? La discendente di Tiepole è nato da una sfida, nulla di più. E non avrei mai immaginato che al contrario sarebbe stato accolto così bene dai lettori.

Marta Vaselli è la strega che ha gettato maledizioni sui ragazzi di Tiepole, compresa sua nipote. Perché la scelta di questi ragazzi dannati?
Marta Vasselli è un personaggio chiave del libro, anche se nella narrazione non c’è perché è già morta da diverso tempo (un po’ come Agortos nella Stirpe). L’anno della sua morte scaglia delle maledizioni sui neonati del paese e su Emma, condannandoli alla trasformazione: i maledetti si tramuteranno in creature per salvaguardare il bene di Tiepole. Come Emma stessa dice nel libro: “mia nonna mi aveva maledetta per proteggermi. Ma proteggermi da cosa?”

Quale musica ti ha accompagnato per la stesura del testo?
In genere non ascolto musica mentre scrivo perché mi distrae, ma nel libro ho citato alcuni gruppi musicali. La colonna sonora del libro è senza dubbio Greensleeves, la melodia del medaglione di Emma. L’ho scelta perché la suonai con il mio flauto di plastica in un piccolo concerto delle scuole medie quando le frequentavo. E’ stato uno dei primi brani suonati con il mio rudimentale strumento. Mi è rimasto impresso nella mente per questo motivo.

Nel libro s’intravede la nascita di un amore, quello tra Emma e Christian. Pensi sia fondamentale l’amore in un racconto anche se il genere è un fantasy o un thriller?
Di fondamentale importanza non è, ma dona un tocco di romanticismo alla storia. Emma e Christian vivono ancora un amore allo stadio embrionale, non è una passione travolgente come quella che si può leggere in libri dello stesso genere. Anche qui ho voluto procedere per gradi. Nel secondo libro questo aspetto verrà approfondito e anzi i due affronteranno dei problemi proprio legati alle rispettive maledizioni. L’amore potrà superare anche questo ostacolo?

Quale libro stai leggendo?
Ne sto leggendo più di uno a dir la verità. Mi sono decisa a iniziare la vasta opera di Martin, Il Trono di Spade. Poi ho rimesso mano alla vasta produzione di Lovecraft, uno dei miei scrittori preferiti, questo per un progetto ancora top secret che sto portando avanti. E poi leggo emergenti come me che mi contattano e mi chiedono recensioni o semplici opinioni. Sono sempre stata attenta alle voci di autori come me che si fanno le ossa in totale umiltà, muovendosi nella fitta rete di un sottobosco editoriale sempre più vasto e insidioso.

 

E’ cambiato il tuo modo di scrivere dalla Stirpe alla Discendente? Se sì, cosa?

I libri sono stati scritti quasi contemporaneamente ma chi mi legge sa che sono un’autrice poliedrica. I due libri sono molto diversi, la Stirpe di Agortos è scritto in terza persona, la discendente in prima. Per la Stirpe ho usato un linguaggio se vogliamo dire più ricercato e attento, mentre nella discendente il linguaggio è più diretto e quasi colloquiale proprio perché il libro potrebbe anche essere definito un young adult. Sono due libri differenti anche per ambientazioni, ma non chiedetemi a quale sono più affezionata.

 

Progetti futuri?

Tanti, forse troppi. In cantiere c’è il secondo libro della discendente, e come vi dicevo vorrei dare una nuova possibilità alla Stirpe. Non trovo giusto che muoia per delle scelte editoriali sbagliate. C’è un nuovo romanzo a cui sto lavorando in maniera molto graduale, per non parlare poi di altre opere che attendono di essere completate. Davvero, vorrei avere giornate da 48 ore, concentrazione sempre vigile e soprattutto un paio di occhi nuovi. Ma ce la farò. Oramai sono anni che mi faccio le ossa da sola, la mole di lavoro che mi attende non mi spaventa. Anzi. Nuove sfide mi aspettano.

 

 

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