Cetta De Luca

Ho il piacere di presentare ai lettori di blog Espressione Libri, la scrittrice Cetta De Luca.

Parlaci di te, del tuo amore per i viaggi e della tua passione per la storia.

Intanto ti ringrazio per avermi invitata. La mia passione per i viaggi comincia da lontano (non è una battuta…). Mi sono occupata di turismo per molti anni, per lavoro e anche per diletto. Insomma, avevo raggiunto la mitica meta di essere pagata per fare ciò che mi piaceva. L’Eldorado! Ma allora il turismo era “conoscenza”, era “incontro”, e il viaggio era il modo migliore per saziare la mia curiosità di tutto questo. La storia invece è stato un amore tardivo. Non era certo la mia materia preferita durante gli studi. Poi ho incontrato un’insegnante (vedi come tornano gli incontri?) che mi ha saputo trasmettere la sua passione e da lì è cominciato tutto. I momenti più belli li ho trascorsi in biblioteca a scartabellare tra vecchi testi e a immaginare la vita di allora, specie del periodo medievale e rinascimentale.

Raccontaci del tuo improvviso interesse per il mondo della scrittura, dalle poesie ai tuoi romanzi.

Non proprio improvviso direi. In realtà ho scritto la mia prima poesia all’età di sei anni. Poi, col tempo, credo di averne scritte migliaia e altrettanti racconti. Ogni tema in classe, ai tempi della scuola, era per me un momento di autentico godimento: potevo sfogarmi. Spesso la professoressa rinunciava a correggerlo tutto, mi dava il voto sulla fiducia. Il fatto è che il sogno di diventare scrittrice lo “covavo” dall’infanzia, ma la poca pazienza, il tempo che sfugge quando sei adolescente, presa da altre cose, mi hanno fatto sempre rimandare. E poi non sapevo proprio da dove cominciare a scrivere un romanzo. Avevo tante storie in mente, ma il foglio bianco mi faceva paura. I racconti erano più alla mia portata, e ne ho scritti tanti. Poi un bel giorno di fine agosto, nel 2011, la storia è arrivata prepotente, così, tutta in una volta, e non ho potuto fare a meno di scriverla, d’istinto. Da quel momento non ho più smesso.

Il tema dominante del tuo secondo romanzo Nata in una casa di donne, è incentrato sull’universo femminile, sugli scontri generazionali, e su una rivoluzione del modo di vivere di un paese del Sud Italia che cambia. Credi nel potere delle donne nella società di oggi? Nella loro affermazione come donne libere? O il tuo romanzo rivela aspetti ancora da migliorare nella società italiana?

Il tema dominante di Nata in una casa di donne è senz’altro l’universo femminile, che raccontato da una donna ha, secondo me, sfumature diverse. La più importante riguarda la comunicazione. Credo che alla donna sia stato dato un grande compito, proprio in questa società che evolve rapidamente: mantenere il contatto, la comunicazione costante tra il passato e il futuro vivendo il presente. E raccontandolo. Siamo noi donne che mettiamo al mondo le generazioni che verranno e dobbiamo insegnare loro. Non mi pare una cosa da poco. Quindi dobbiamo anche essere aggiornate, conoscere i nuovi linguaggi, senza mai perdere di vista l’immenso bagaglio culturale e sociale che ci portiamo dietro. Siamo le custodi della storia, questo è il nostro potere, e oggi abbiamo la libertà di usarlo al meglio delle nostre possibilità. Io non ho la pretesa di insegnare nulla col mio romanzo, seppure si tratta di un romanzo di formazione. Credo che ognuno, leggendolo, può trovare delle similitudini col proprio vissuto e, magari, trarre delle conclusioni cui prima non era giunto. Il bello dei libri è proprio questo: quando lo hai scritto appartiene a chi lo legge.

Descrivici i tuoi personaggi e a quale ti senti maggiormente vicina e perché. Che significato riveste per te la figura paterna, definita come principe?

I personaggi di questo libro sono cinque donne. Si tratta di una famiglia “coniugata al femminile”: la madre e le sue quattro figlie femmine. Non è semplice per il padre, desideroso di un maschio, come nella migliore tradizione del Sud Italia, vivere a stretto contatto con questo universo che non conosce e non capisce. I contrasti maggiori li avrà con la prima figlia, Lucia, nata negli anni sessanta e desiderosa di vivere fino in fondo tutti i cambiamenti che la società di allora proponeva. Ma soprattutto, come primogenita, desiderosa delle attenzioni di quel padre distratto, assente e inadeguato. C’è poi la madre, Teresina, una donna volitiva, bella, educata secondo dettami per cui la donna si adegua al marito e basta, i suoi desideri non contano, i sogni si mettono da parte. Una donna così è una ribelle dentro, e molto forte. Sarà lei a prendere in mano le redini della famiglia, ad approfittare dei silenzi del marito per diventare unica egemone della situazione. Ma questo padre rimane comunque elemento principe della vicenda. Perché è intorno a lui, inseguendo lui, cercando il suo amore e le sue attenzioni, che si svolgono i drammi e i contrasti tra sorelle, tra madre e figlie, tra le figlie e gli uomini della loro vita. Il padre dovrebbe essere il punto di equilibrio in una famiglia, e quando questo non avviene, tutto può essere doloroso.

E’ importante per farsi conoscere, partecipare a concorsi letterari? Li consiglieresti ai giovani scrittori o poeti emergenti? 

I concorsi letterari (tantissimi in Italia e di ogni genere) sono uno degli strumenti per farsi conoscere. Sicuramente il fatto di essere letti da un comitato di lettori che giudica, seleziona e infine premia fa acquisire allo scrittore quella consapevolezza che altrimenti non avrebbe, anche dei propri errori perché no. E comunque è bene che chi scrive esca dal proprio guscio dorato e protettivo e incontri il pubblico, plaudente o critico. Poi il concorso stesso è un po’ un volano. Mette in moto quel passa parola che il più delle volte serve allo scrittore per aumentare la sua cerchia di affezionati lettori, che poi lo seguiranno per le opere future. Io stessa ho partecipato a due concorsi letterari col mio primo romanzo (vincendone uno e finalista col secondo) e anche questo secondo romanzo partecipa a un concorso letterario. Unico suggerimento: selezionare bene a cosa si partecipa. Come ho già detto ce ne sono davvero tanti di concorsi e molti di questi propongono poi pseudo pubblicazioni, magari a pagamento, che poi non portano da nessuna parte. Quando è possibile informarsi sulla “storia” del concorso, i vincitori passati, magari la giuria. Già da questo si vede la qualità.

Grazie di essere stata con noi.

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