Paoletta MaizzaOggi  è ospite del blog Espressione libri la scrittrice Paoletta Maizza.

Benvenuta Paoletta, parlaci brevemente di te, di cosa fai nella vita e quanto spazio dedichi al mondo della scrittura.

Ciao a tutti i lettori, mi chiamo Paoletta e sono nata in una piccola città della Puglia, a Mesagne. Quando avevo quattro anni i miei si sono separati e così io e i miei fratelli abbiamo fatto ritorno al paese di origine di mia madre, Ceglie Messapica dove vivo tuttora con mio marito e i miei figli. Ho iniziato ad avere passione per l’arte fin da piccola, disegnavo continuamente per immergermi in un modo tutto mio cercando di alimentarlo continuamente. Mentre dipingo accade una specie di magia, mentre il pennello e i colori si fanno strada sulla tela, dentro di me  risuonano mille parole, una dopo l’altra a raccontare una storia, un ricordo. E’ da lì che prendono vita i miei personaggi, le mie emozioni, i miei racconti. Non esiste la pittura senza i miei racconti e viceversa. Le due cose sono unite da un filo invisibile di sensazioni, di emozioni, di memorie.   Studiando al  liceo classico ho imparato a conoscere grandi scrittori e poeti, così ho azzardato e ho iniziato a scrivere senza pensare mai di poter pubblicare qualcosa un giorno. Quando è nato il mio primo figlio ho finalmente messo nero su bianco le mie storie, i racconti scritti per gioco, così ho pubblicato Le montagne degli Immortali, Il Canto nel vento e Alchimia d’anime. Oggi, dopo tanto tempo, e tanti sacrifici ho fatto delle mie passioni il mio lavoro, disegno fumetti per lo studio di mio marito, dipingo e realizzo bambole, pupazzi, gioielli, origami perchè non posso farne a meno. La scrittura è e resterà sempre il filo invisibile che unisce tutte queste passioni.

 

Hai pubblicato ben tre opere letterarie negli ultimi tre anni, puoi raccontarci la trama delle Montagne degli Immortali?

 

Ne “Le Montagne degli Immortali” la foresta oscura aspetta Sheng Liang, così come attendeva Dante Alighieri ne “La Divina Commedia”., nel mezzo del cammino, a un bivio fra quotidianità e avventura. La visione della vita non è arrendevole agli eventi, ma coraggiosa sfida al destino. Se Dante si muove fra Inferno Purgatorio e Paradiso come spettatore e narratore di una giustizia divina che regola la vita non solo sulla terra ma anche e soprattutto nell’aldilà, Sheng Liang, coraggioso e fiero guerriero, dimostra che il divino non trascende l’uomo, ma è l’uomo stesso. In un viaggio costernato da dubbi sull’esistenza dell’immortalità e dalla ricerca dei mezzi per poterla conquistare, il lettore si immerge facilmente nei paesaggi meravigliosi della Cina e della Valle Wuxia, ne può percepire le magiche atmosfere e i profumi. E benché questi risuonino dell’antica epoca Tang, ancora oggi incantano chiunque attraversi la valle. Quindi è un viaggio possibile nell’impossibile, sospeso fra realtà e illusione, fra storia e leggende. È un susseguirsi continuo di turbamenti e cambiamenti a sconvolgere totalmente il protagonista Sheng Liang e i due co-protagonisti, l’immortale Hsia e lo spettro Yueliang. Il primo rappresenta il suo alter ego, la seconda la sua coscienza. Una volta attraversata la foresta oscura non può più tornare indietro e l’incontro con Hsia e Yueliang è inevitabile quanto necessario per addentrarsi nella sua ricerca dell’immortalità. La fatalità incombe sull’uomo che sembra avere solo l’opportunità di rassegnarsi agli eventi per poter sopravvivere e non soffrire. Tuttavia, tale condizione manipolata dal coraggio concede ai protagonisti l’occasione di riscrivere la propria esistenza anche a dispetto di un destino già prescritto. Ed è allora che tutto si trasforma seguendo il corso dell’universo, unendo energie e richiamando alla memoria le vite passate. Le Montagne degli Immortali è un romanzo fantasy che attraverso la religione, le leggende, la storia, racconta la magia dell’amore eterno che ritorna nelle reincarnazioni, rende possibile credere nell’esistenza dell’immortalità dell’anima che dona all’uomo un potere straordinario tale da smuovere il cosiddetto “Destino”. È la ricerca dell’uomo nel divino e del divino nell’uomo.

La tua prima opera tratta il tema dell’immortalità, tu credi nell’immortalità e nella reincarnazione?

Credo molto nell’immortalità, mi ha sempre affascinato questo aspetto della religione orientale.

Ti sei documentata della letteratura esistente sugli argomenti?

Prima di scrivere il mio romanzo ho studiato parecchio, per rendere verosimile la mia storia. Ci sono parecchi riferimenti alle usanze e ai costumi dell’epoca, come ad esempio gli alchimisti, che credendo che l’immortalità potesse essere rinchiusa in una pillola o in una bevanda si sottoponevano a torture impensate, o le locande sperdute sulle montagne usate come stazioni di posta per i commercianti che viaggiavano lungo la via della seta.

Da dove ha origine la tua passione per il mondo orientale e i fumetti?

La mia passione per il mondo orientale è abbastanza lontana nel tempo. Risale a quando avevo circa sei o sette anni e ho visto per la prima volta un film molto famoso, La storia di Suzie Wong. Senza una ragione precisa tutto quello che riguardava la Cina mi affascinava e ho visto tutti i film degli anno ’60 ambientati in questo fantastico paese con grandi attori come Gregory Peck e Ingrid Bergman. É stato poi il cinema cinese di Wong kar Wai, di Zhang Ymou, di Tsui Ark a confermare dentro di me questo amore inspiegabile. L’amore per i fumetti è legato invece al Giappone, ed è avvenuto in maniera così naturale e spontanea come per la Cina. Queste terre, soprattutto il Giappone, conservano ancora antichi ricordi e usanze mescolate al moderno da renderle il posto perfetto per una come me che ama la tecnologia  come ama gli abiti lunghi e pieni di merletti della Londra di Jane Austen.

Grazie.

 

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