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30 Giugno. Estate. Comincia una vacanza surreale tra una figlia cinquantenne, single, con tanta voglia di godersi la vita e una madre vedova, settantenne, che non ricorda più la sua età. Una raccolta di racconti umoristici, un diario ricco di spunti di riflessione, perché si può imparare ancora, da adulti, magari ridendo.

Link per l’acquisto: 

Versione eBook per Kindle – Amazon http://www.amazon.it/Cetteide-vacanza-mia-madre-ebook/dp/B00AP5H8KU/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1362605529&sr=1-1

Cetta De Luca Cetta De Luca (pubblica anche con lo pseudonimo Sed C. De Luca, nata a Cirò Marina, Crotone, 1960) è un’appassionata di viaggi, di storia medievale e rinascimentale e letteratura dell‘800 e del ‘900 italiano.

Il suo primo romanzo, Colui che ritorna (Edizioni Melody– Dicembre 2011)

ha vinto il Premio Giuria Narrativa dell’edizione 2012 del Concorso Europeo Arti Letterarie Via Francigena e si è classificato tra i primi dieci per il Premio Letterario Sirmione Lugana, affiancando nomi come M.P.Ammirati, M.Gramellini, L. Ligabue.

Nata in una casa di donne è il suo secondo lavoro.

Ha pubblicato una raccolta di poesie in italiano e in inglese dal titolo Appunti (versione in inglese Appunti – Notes from the heart) e una raccolta di racconti umoristici dal titolo Cetteide, in vacanza con mia madre.

Dice di sé:

Mi chiamo Cetta De Luca e scrivo libri. Sono nata in un paese del sud Italia, a Cirò Marina, il paese che ha dato i natali a Aloisyus Lilius, astronomo geniale e visionario che ha creato il calendario gregoriano, e ho sempre trovato interessante questa “matrice” comune, il luogo di nascita, come se un particolare disegno astrale possa favorire la nascita di sognatori, e chi scrive, così come chi guarda le stelle, sognatore lo è.

Scrivo da sempre, poesie, brevi racconti, e sono appassionata di storia e di viaggi. Questo sicuramente traspare nelle mie opere ma da circa un anno è accaduto qualcosa di nuovo. Come racconta in uno suo celeberrimo libricino lo scrittore guatemalteco Eduardo Halfon sono stata colpita dall’angelo letterario, e la patologia di cui si comincia a soffrire da quel momento in poi attualmente (e per fortuna) non ha un rimedio.
Qualcuno ha pensato che per curarmi avessi bisogno di essere pubblicata, e così nel Dicembre del 2011 è uscito il mio primo romanzo, Colui che ritorna che mi ha dato e continua a darmi molte soddisfazioni. Ha vinto il Premio Giuria Narrativa del Concorso Europeo Arti Letterarie Via Francigena ed è tra i dieci finalisti del Premio Letterario Sirmione Lugana assieme a Gramellini, Ammirati, Ligabue e altri “scrittori”.

Poi ho scritto ancora, un romanzo e una particolare raccolta di racconti, e il romanzo è stato pubblicato da L’Erudita, un marchio Giulio Perrone Editore. Il romanzo si intitola Nata in una casa di donne e, a pensarci bene, la storia comincia tutta da lì, anche quella mia di scrittrice. Sono storie di donne che parlano alle donne, e agli uomini che decidono di incontrarle, di conoscerle con curiosità e rispetto. Sono storie intime e profonde, libere e sensuali, scaturite dalla necessità di ritrovare il bandolo segreto e misterioso che collega il femminile al mondo naturale, senza retorica né falso perbenismo.

Ho un ricordo non troppo lontano che è stato un sogno, quasi un presagio.
A Key West, davanti al mare che guarda Cuba, una signora un po’ agè stava seduta su una seggiola, il capo coperto da un cappello di paglia enorme, in mano un quaderno e una penna.
Scriveva un libro, sulla spiaggia di Hemingway. L’ho guardata a lungo e ho pensato: un giorno scriverò un libro, e poi un altro ancora, e poi verrò qui a scrivere, su questa spiaggia, davanti a questo mare. La realizzazione del sogno è vicina: è ora di comprare il biglietto aereo.

 Dicono di lei:

“Questa, della De Luca, è un’opera prima dalla compiutezza sorprendente; l’agile districarsi nei meandri delle narrazioni parallele piacevolmente sorprende. Il linguaggio del romanzo è perfettamente coerente all’ambientazione e spazia da descrizioni ambientali e locative – mutuate da un moderno immaginario filmico – con un appropriato incedere dialogico quasi storicizzato, all’asciuttezza frastica – contaminata da neologismi – del quotidiano comunicare. E’ un teatro del tempo e dello spazio ma anche del cuore che è interprete principale e personaggio non visto.
Nulla però distoglie dall’emozione della narrazione che nasce libera da unità di tempo, spazio e luogo e resta viva sino all’ultima pagina del romanzo, inducendo la speranza che non finisca lì, che ci porti ad un seguito che ci piace avere, come in ogni bella storia dove la parola fine ci crea una dolce aspettativa.”

Marco Podda

“…se fisicamente le storie tangono sulla Via Francigena che diventa sinonimo del lento scorrere del tempo, psicologicamente si scontrano fra chi ha più esperienza e chi sta crescendo in un continuo scontro di desiderata e di ricerca dell’ignoto amore (che vi individua non solo nell’amore carnale ma anche in affetto o conferma o sicurezza) che rimanda ad un continuo gioco di specchi. 

Questo continuo confronto disegna la trama della storia in una maniera armoniosa, non trascurando di lasciare volutamente i propri lettori sfasati dal costante cambio di tempo e allo stesso tempo desiderosi di capire quale sia la connessione fra le due storie fino al  momento finale.
Il tutto viene raccontato con uno stile scorrevole e non necessariamente impegnativo in modo da presentare un tema decisamente complicato in un modo informale. E’ questo stile fresco e non autocompiaciuto che alla fine convince in maniera decisiva e tenendo conto che, come vi avevo detto in precedenza, è un’opera prima sono convinta che ci siano le basi per scrivere anche altro. “

Simona Scravaglieri http://letturesconclusionate.blogspot.com

“La storia narrata, pur attingendo da un repertorio di motivi e temi abbastanza consueti, dimostra una freschezza e immediatezza, anche stilistica, che rendono la lettura gradevole e avvincente. Si sente la forte immedesimazione dell’autrice nella vicenda, nei personaggi, nelle loro sensazioni, nelle impressioni di deja vù, che però non scade mai nel patetico o stucchevole. Forse è proprio l’ambientazione storica, che a un certo punto si impone e fa da padrona, a garantire lucidità e chiarezza, a creare quella giusta e doverosa distanza tra chi racconta e coloro che sono raccontati, nonostante gli elementi di riscontro autobiografico che la stessa scrittrice ricorda nell’epilogo al romanzo.

Nelle pieghe della narrazione vengono ricamate notizie e curiosità antiquarie, che sono la cifra del libro, mai pedanti, ma cucite in maniera appropriata e stuzzicante nell’ordito narrativo.”
Giuditta Casale www.libri.tempoxme.it

I blog: http://cettadeluca.wordpress.com

            http://inpuntadipenna-sed.blogspot.com

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