“In me vive lo spirito dell’aquila che vola alta nel cielo, il suo cuore è il mio e nessun uomo può dominare l’aquila se non uccidendola”.

Un affascinante viaggio, quello descritto da Anna Maria Funari, nel mondo dei nativi americani della East Coast, lusingati ma non troppo attratti dalla moderna società dei consumi. Il testo scorre agevole e veloce e l’Autrice ci fa dono anche di ricche note sulle tribù originarie di quella bella parte dell’America.
In questo suo breve romanzo si narra di Shawnee Lee, stimato avvocato poco più che trentenne, che lavora in uno dei più prestigiosi studi legali di Boston, ha una bella casa ed una bella ed elegante amica, Amy, ambiziosa, pragmatica. Lo studio vuole poi aprire una nuova sede a Denver e gli propone di divenirne il direttore. Un bel riconoscimento delle sue capacità professionali, ed ovviamente un bel salto di carriera e di onorario. Vi sarebbero tutti gli ingredienti perché lui sia contento di sé e della sua vita. Eppure …

Lui è in effetti un nativo americano, originario di un paesino sperduto nel Vermont, che ha studiato ed accettato, almeno in parte le regole e lo stile di vita dell’odierna America. Ma non le ha assimilate in pieno. Veste ancora in modo eccentrico, inadeguato per la sua posizione in quello studio legale e soprattutto non si sente di divenire come i suoi capi ed i suoi colleghi, “una macchina perfetta senza cuore e senza cervello, che fa il suo lavoro come un automa”. Nella sua scala di valori l’uomo, l’essere umano, viene prima di ogni altra cosa, ben prima del denaro e del potere.
Questo è anche motivo di continui litigi con Amy, insieme alla quale vive ormai da due anni. Lei infatti è una più che convinta wasp, figlia del sogno americano e decisamente carrierista. Non riesce a capire e condividere “L’attaccamento che lui mostra per le proprie tradizioni e radici”, e gli rinfaccia quello che per lei è piuttosto un puro fanatismo.
Così quando Shawnee le comunica la proposta relativa al nuovo incarico e si mostra titubante, in quanto come condizione gli viene imposto di cambiare atteggiamento e modo di vestire, lei ha una reazione molto dura, forse sproporzionata. Si sente delusa, frustrata, tradita, nella prospettiva di veder sfumare quel salto di prestigio e carriera, sul quale aveva contato, e lo molla in tronco.
La loro relazione finisce così, apparentemente ancor prima che lui prenda una sua decisione.

Lui ne rimane molto colpito. “Non riesce a credere, o forse non vuole, che tutto questo sia accaduto perché, suo malgrado, non è disposto a scendere a compromessi”. Ma è confuso. Comincia a pensare di trovarsi lì a Boston, in un posto che non è il suo, di volere cose a cui, per qualche arcana ragione, non ha diritto. In altri termini di aver sbagliato non solo con Amy, ma con l’insieme della sua vita.
Non gli rimane allora che tornare nel Vermont, tra l’incanto dei boschi e le montagne innevate, dove il padre lo aveva iniziato al credo dei padri, al rispetto delle tradizioni. E laggiù, “lasciando che i suoni della natura gli accarezzino le orecchie”, cercare di riordinare le idee e decidere se accettare o meno l’offerta, ed ovviamente le relative condizioni.

A questo punto la Funari ci regala delle belle pagine, con immagini suggestive sullo stile di vita dei nativi non integratisi nel mondo dei bianchi, su loro tradizioni ed usanze. E ci descrive, con delicate pennellate, la madre, minuta ed ancora bella, che sa leggere nel futuro, ed il padre, uno sciamano, che sa leggere nel pensiero.
Comprende infatti subito quale sia il problema del figlio. Si toglie allora la fascia tribale che porta sulla fronte, gliela fa indossare e lo esorta: “Spoglia la tua mente di tutto ciò che appartiene al mondo da cui sei arrivato. Purifica il tuo corpo col fumo delle erbe sacre e il tuo cuore con la preghiera, lascia che lo spirito dell’aquila si impossessi nuovamente di te”.
Lui allora sale sulla montagna e si predispone ad un lungo e solitario ritiro spirituale. Rimane là per giorni, immobile e senza mangiare. Alla fine ha delle visioni e prova delle straordinarie allucinazioni, che lasciamo sia il lettore a scoprire. Ma alla fine comprende quale debba essere la sua strada.
Anche il resto del racconto, come pure il senso del titolo: Il fuoco che danza, lasciamo che sia il lettore a scoprirlo. Possiamo solo anticipargli che, tornato a Boston, Shawnee non solo non accetta il posto di direttore a Denver, ma si licenzia dal prestigioso studio legale.
In conclusione un libro certamente da leggere, per la straordinaria ricchezza di suggestioni e proposte, che con linguaggio moderno e diretto, la Funari offre al lettore. (Fabrizio Ago)

Fabrizio Ago https://espressionelibri.wordpress.com/2012/11/23/fabrizio-ago-coopera-con-noi-per-il-blog/

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