Giuseppe Carta racconta le sue “Visioni dal periscopio emozionale” a cura di Simonetta Loi

 

“Scrutando dentro le emozioni trovo chiavi che aprono scrigni perduti nel tempo, scrivo per ricordarne i passaggi più ingarbugliati e gioco a farli diventare universalmente comprensibili .
Così Giuseppe Carta racconta perché è nata l’idea di scrivere “Visioni dal periscopio emozionale”, raccolta con cui ha esordito nel mondo editoriale.
Ma chi è Giuseppe Carta? Conosciamolo meglio.

Giuseppe nasce a Cagliari con DNA assolutamente sardo e precisamente di Sadali, il cui patrono è San Valentino, il santo degli innamorati.
Classe 1973, artista a tutto tondo, ha sperimentato il teatro, il cinema e la televisione per poter penetrare l’arte da diverse angolazioni. Ma ritorniamo al libro e al suo titolo, cos’è il periscopio emozionale? – chiedo a Giuseppe, che con voce quasi impostata, forse plasmata dall’esperienza teatrale, mi dice:
“Il periscopio è uno stato d’animo, un percorso che ho utilizzato durante un periodo di enorme sofferenza per guardare oltre la realtà della sofferenza stessa”.

Scritto nell’arco di circa 4 anni il libro raccoglie 147 poesie; in esse, il giovane artista-scrittore descrive l’Amore affrontandolo nelle sue molteplici forme: quello per una donna o un genitore, l’amore per il momento e per il destino, perché ricorda Carta:
– Siamo noi a costruire il nostro destino, momento per momento le nostre cause – pensieri, parole e azioni- creano degli effetti”.
Per chi conosce Giuseppe Carta, in queste ultime parole è facile riconoscere quanto espresso dal Buddismo di Nichiren Daishonin, pratica che in seguito ad un evento luttuoso (la prematura morte del suo caro amico Pierluigi Speziale, cui assieme al maestro Fulvio Fo è dedicato il libro) gli ha consentito di specchiarsi e compiere un’importante crescita personale.
Ricordando l’amico scomparso, un velo di malinconia vorrebbe sostituire il sorriso stampato sul suo viso, ma mostrando una grinta quasi feroce, narra di come ha trasformato il veleno in medicina:
– Scrivere questo libro è stata una sfida personale, un mettermi in gioco al cento per cento senza utilizzare filtri.-

A ispirarlo è la vita quotidiana, fatta di situazioni e persone che suscitano emozioni talmente forti da spingerlo, quasi come fosse in stato di trance, a fissarle sulla carta. Scrivere per Giuseppe è un’esperienza che parte dal lontano periodo di leva, come ricorda quasi nostalgicamente, quando iniziando ad annotare i suoi viaggi mentali racconta delle sensazioni provate girando per l’Italia e in Bosnia Herzegovina:
-Scrivendo ho acquisito consapevolezza, farlo mi dà profondità.-

Quando chiacchierando con Giuseppe l’accento cade sullo stile poetico di questa raccolta, che potremmo definire ermeticamente realista, incalzante, quasi colpito nel profondo risponde:
– Cercando di scrivere più semplicemente possibile, mi ritrovo a galoppare sulle ali di un entusiasmo mai sperimentato fino a quel momento.-
Chiunque, questo è l’intento di Carta quando analizza la psicologia delle persone che lo circondano,
a prescindere da ragioni di ceto o censo, può leggendo le sue poesie, ritrovare se stesso.
-Col coraggio possiamo far si che i nostri desideri siano più forti dei nostri alibi. Credendo in noi stessi possiamo raggiungere tutto ciò che ci serve per essere davvero felici.-
E’ così, lanciando un semplice ma profondo messaggio d’incoraggiamento che Giuseppe si congeda, e mentre le sue parole invitano a non arrenderci mai davanti alle situazioni che la vita ci presenta, il suo libro ha iniziato a “mettere radici” anche all’estero.
E allora all’autore non possiamo che fare i migliori auguri!

 

 

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