Ma a chi, se non ai poeti, spetta ancora l’autonomia della parola, l’invenzione di forme di pensiero che possono anche germogliare nuove condizioni di vita collettiva? Se ai politici di mestiere sembra non toccare più nulla se non l’amministrazione dell’esistente e la trasformazione della strategia storica in tattica elettorale (l’una e l’altra, peraltro, materie in cui la sinistra italiana non è risultata particolarmente versata…), tocca allora al poeta essere profeta dello scandalo, fool che sotto la patina della leggerezza (cosa c’è di più leggero delle parole al vento della poesia?) può schiaffeggiare l’ipocrisia dei forti, può additare la nudità del re e tentare di ridestare le coscienze, assopite da un metodico attentato alla conoscenza e al senso critico. Così Nadia Cavalera, dopo aver richiamato l’attenzione degli «uomini incerti dai ciechi passi lenti a cercar la salvezza», affinché liberino «gl’occhi da prosciuttaggini e salamine» e si rendano conto della barbarie in cui è precipitata la nostra società, traccia con un tono beffardo una propria teoria, che riparta appunto da una ridenominazione delle categorie più abusate, cominciando da quella di politica, da sostituire con quella di «astutica», ovvero l’arte della convivenza fra gli uomini dell’asty, il luogo basso del popolo autonomo e laborioso, contrapposto alla polis, cioè la roccaforte abitata «dal ricco potente fannullone già sfruttatore». Da ciò discende la seconda invenzione linguistica, quella della «ergocrazia», cioè «potere al lavoro», al posto di una democrazia ormai «inflazionata svuotata / troppo stravolta bacata di orrendi tradimenti caricata» (dalla prefazione di Daniele Maria Pegorari)

Nadia Cavalera, poeta, saggista, è nata nel Salento, a Galatone (Le). Laureata in filosofia, si è sempre dedicata all’insegnamento. Dopo 12 anni a Brindisi (dove ha svolto anche un’intensa attività pubblicistica), dal 1988 vive a Modena. È fondatrice del Superrealismo allegorico, nome della sua personale speculazione poetica. Nel 1990 ha fondato, con Edoardo Sanguineti, la rivista Bollettario, e nel 2005 il Premio Alessandro Tassoni.
Tra le sue pubblicazioni: I palazzi di Brindisi (1986), Amsirutuf: enimma (1988), Vita novissima (1992), Ecce Femina (1994), Americanata (1994), Nottilabio (1995), Brogliasso (1996), Salentudine (2003), Superrealisticallegoricamente (2005), Spoesie (2010), la raccolta di saggi Corso Canalchiaro 26 (2010) e L’astutica ergocratica (con cd), poemetto con 12 traduzioni in altre lingue, musicato da Antonio Giacometti (2011).

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