Rosa MariaBenvenuta Rosa Maria nel Blog Espressione Libri. Parlaci brevemente di te, cosa studi o fai di lavoro e quando hai incominciato a scrivere?

In tanto grazie per avermi ospitata nel vostro blog. Andando a me, attualmente faccio la mamma a tempo pieno, un po’ perché il mio paese offre poco e un po’ per problemi “logistici”, dunque ho scelto per ora di dedicarmi ai miei figli e alla scrittura, che è principalmente una passione.
Nonostante nello scrivere mi lasci sempre travolgere dall’impulso autobiografico, lasciando in ogni poesia o racconto un impronta di me, nel descrivermi al pubblico sono un po’ più riservata, o meglio, forse amo raccontarmi, nella speranza che le mie esperienze personali possano essere d’aiuto, pero non amo descrivermi. Sono essenzialmente un’inguaribile romantica, ecco quest’ultima è l’unica parola in cui mi identifico, per il resto preferisco siano gli altri a dire chi sono, io mi limito ad “essere” , me stessa, nel bene e nel male. Per quando riguarda la scrittura, il mio amore per lei credo sia nato con me. Scrivo da sempre, fin da bambina.

Che tipo di poesie scrivi? Com’è nata la tua passione per la scrittura?

Le mie poesie generalmente sono molto introspettive e parlano principalmente dell’amore, in ogni suo aspetto e sfumatura. La passione per la scrittura, come dicevo prima, nasce da bambina; mia madre lavora nella biblioteca comunale del mio paese da prima che nascessi, praticamente dalla gravidanza di mia madre fino ad oggi ho respirato il profumo dei libri, per me difatti sono un po’ come l’aria.
Perché la poesia introspettiva?
Scrivere, nel mio caso, non ha nulla a che fare con il lavoro dell’artista, è un’esigenza che nasce da dentro. Ho sempre avuto una spiccata sensibilità e sin da bambina l’ho riversata sui fogli. Quando avevo 13 anni, diagnosticarono a mio padre un tumore, che lo portò alla morte l’anno successivo. Ovviamente fu un periodo molto critico, non volevo far “pesare” il mio dolore , ma allo stesso tempo sentivo il bisogno di vivermelo, cosi all’epoca, forse inconsciamente, iniziai a vivermi “nero su bianco”, per certi versi non ho mai smesso, nonostante maturando ho poi iniziato a vivermi per intero.
Raccontaci, cosa ha ispirato la tua raccolta di poesie? Tu parli di amore passionale ma anche romantico e di affetti familiari, un viaggio intorno all’amore.
“Fidarsi di un’immagine che nasce dall’inconscio, esprimerla e accorgersi di essere un poeta che racconta.” Questa è la frase che apre la nota personale della mia raccolta, e per certi versi è la chiave di risposta alla tua domanda.
Ogni lacrima è un momento che non c’è più e una gioia che si ricorda; ogni lacrima è un’emozione che si vive. Il dolore represso lacera e uccide, quello vissuto muore. Una mattina, a 24 anni, mi sono alzata e ho pianto, ho gettato via lo “scudo” e ho impugnato la spada, uccidendo cosi il mio dolore.
Le poesie, scritti in tempi molto diversi fin dalla prima adolescenza, sono veri “Frammenti di donna” che si ricompongono caleidoscopicamente, oscillando tra l’osservazione della realtà e la profonda coscienza di sé, del proprio legame con gli altri e della propria capacità di amare intensamente.

Quanto tempo hai impiegato per scrivere la tua raccolta? E a quali anni della tua vita fai riferimento?

Bella domanda, per certi versi un’intera vita, per altri poco più di un mese.Vuoto d’amore” scritto tra le righe del tempo, racchiude componimenti scritti dall’anno 1999 al 2012,molti dei quali ritrovati sui miei diari adolescenziali.Quando ho scelto di comporre un opera mi è bastato metterli insieme, tra l’altro ho deciso di non “rivedere” i testi, alcuni, infatti, sono molto semplici, non hanno grandi “echi” letterari, diversamente dalla silloge che sto iniziando a scrivere ora.Ho fatto questa scelta per il semplice motivo che se no l’opera non avrebbe avuto senso e non avrebbe contenuto il “messaggio” del quale si fa porta voce. In parole povere un’adolescente ha un pensiero e un modo di elaborarlo e scriverlo, a sua volta una donna ne ha un altro. Gli scritti in genere si differenziano per l’impronta del “sé”, difatti nelle opere composte tra il 2011 e il 2012 quest’ultima è evidente, mentre nei precedenti la conoscenza di sé è illusoria e la consapevolezza quasi inesistente. La raccolta nasce da un profondo conflitto che lacera l’esistenza, è un viaggio dalla co-dipendenza verso l’amore e la meditazione per uscire dalla paura. Una ricerca continua che porta alla luce sentimenti dimenticati, rimossi per paura di soffrire ancora. Ci porta a viaggiare nelle diverse fasi della mia vita e nei diversi aspetti del mio sentire, sempre guidati da una costante volontà di unire spirito e passionalità, esperienza di vita e contemplazione fino a sentirsi intimamente e inesorabilmente coinvolti dalla limpidezza e dalla forza della personalità.

La tua esperienza con l’editoria com’è stata?
Come tutte le prime esperienze, almeno mie, un po’ ad occhi chiusi. Quando ho deciso che era il momento mi sono buttata all’istante. Devo confessarti che non lo facevo cosi “complicato”. Non conoscevo il mondo dell’esordiente, e devo dire che non è semplice emergere, la pubblicità ovviamente ha dei costi, gli editori non sempre li sostengono o possono farlo, dunque alla fine la “patata bollente” finisce in mano all’autore , ma anche questa ha il suo gusto, almeno per me. Adoro mettermi in competizione con me stessa e valicare i miei “limiti”. Certo non ho grandi disponibilità economiche da poter investire su me stessa, ma nutro la “sciocca” convinzione che la caparbia e la perseveranza pagano, e per certi versi ne sto avendo conferma.
Ti senti di dare consigli utili agli autori esordienti e giovani come te che si affacciano nel mondo della scrittura?
Non mi sento nella posizione di poter dare consigli, ma per mi natura ho l’attitudine di invitare a sognare. Il consiglio che mi sento di dare, a chiunque, giunti a questa conclusione, è quello di credere in se stessi e nei propri sogni, ma soprattutto di perseverare e non fermarsi al primo ostacolo.
Albert Einstein disse “Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà l’intera vita a credersi stupido.”, lui un genio lo fu veramente, dunque possiamo prendere insegnamento.
Ti sei mai cimentata in un altro genere letterario come la poesia?
Scrivo racconti che spaziano dall’amore fino ad arrivare alle fiabe.
Ho scritto un romanzo personale, non è una vera e propria biografia, è scritto in memoir, dunque la narrazione segue la sequenza dei ricordi, delle emozioni e non quella temporale, pero racconta la mia vita. Poi ho scritto un racconto di narrativa per l’infanzia, anche questo un po’ introspettivo, in maniera semplice invita i bambini a scoprirsi, a scoprire e comprendere le diversità, ad affrontare le proprie paure e infine a inseguire i propri sogni. L’ho scritto per i miei figli, ora spero di poterlo mettere a disposizione di tanti bambini.
Tu che lettrice sei?
“Accanita”? No, di più; leggo molto e di tutto, prediligo alcuni generi ovviamente, e li leggo in maggior quantità. Da quando ho avuto i bambini ho un po’ allentato ma non rallentato, nel senso che leggo sempre tanto, solo che ora spazio molto sulle fiabe anche.

Hai finora ricevuto, per questi lavori, qualche premio o riconoscimento?
No, anche perché non li ho mai candidati o iscritti a nessun concorso. Ho deciso di pubblicare e l’ho fatto, a metà giugno. Più avanti vedrò, ti confesso che sto provando con il mio romanzo chissà, incrocio le dita.

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