Benvenuto Lucio, in uno scambio di messaggi privati un giorno mi hai detto di essere nato con la camicia, beato te – ti ho risposto – io sono nata nuda come tutti gli esseri umani di questa terra. Sei disposto a metterti a nudo e dirci veramente chi sei?
Ognuno parla di se stesso dicendo “io”, di conseguenza siamo tutti “io” solo che non ce ne rendiamo conto.

A te che sei me, dedichi il libro a te stesso? Oppure?
Il molteplice è maya, ossia illusione. Vorrei ricordarmelo più spesso.
Benzina è il tuo primo romanzo d’esordio, pensi di aver scritto un buon libro?
Assolutamente, ma migliorabile.

Quali sono per te le caratteristiche che un libro deve possedere per essere considerato tale?
Aprire due finestre: una sul panorama che lo scrittore ha dipinto; l’altra all’interno del lettore. E far venire voglia al lettore, anche attraverso il ritmo ed il suono delle parole, di affacciarvisi.

La storia narrata è quella di un viaggio fuori e dentro sé; il rumore rombante di un motore fa da sottofondo, è quello di una Harley Davidson. Qual è il tuo rapporto con le moto?
Le moto sono sempre stata una mia grande passione; ne ho avute molte e le ho sempre spinte al massimo; sicuramente sono state un modo immaturo di oltrepassare i miei limiti. L’ultima è ferma da un paio d’anni, da quando mi sono reso conto che guidando come guidavo, mi sarei potuto fare molto, molto male. Adesso acquisterei una bella, tranquilla harley per il gusto di andare da nessuna parte.

Ruggero Landi, il protagonista del tuo libro, è un uomo che si ritrova a sorseggiare wisky dietro il monitor di un computer in attesa della sua “vittima”. Ritieni la donna una vittima?
Tutti gli uomini possono essere vittime o carnefici; la donna ha la sensibilità per essere vittima e la sottigliezza per essere carnefice.

“Le poesie amano le donne, le donne amano la poesia. Le donne amano gli uomini che amano le poesie. Il passo successivo è che gli uomini che scrivono poesie sul muro delle donne, vengono valutati come sensibili e degli uomini sensibili non si deve aver timore. Facebook è una miniera, se solo sai mettere due parole assieme.” In una comunità virtuale, come quella di face book, spesso si indossa una maschera e ci si nasconde dietro essa. Per te è più importante apparire come un uomo sensibile di cui non avere timore, o esserlo veramente?
Sono come sono; preferisco piacere molto a pochi per quello che sono, che prostituirmi per piacere a molti.

Ruggero Landi è un uomo solo, è un uomo che rinnega i suoi affetti, non risponde ai messaggi ricevuti sulla segreteria telefonica, nemmeno quelli ricevuti da sua madre. Lui preferisce strappare con rabbia la spina e scaraventare l’odioso apparecchio contro il muro. Pensi si possa vivere da soli? Quanto sono importanti per te gli affetti e che significato dai alla famiglia?
Gli affetti sono la base della vita di un essere umano. La famiglia tradizionale è per me il miglior modo di educare un futuro uomo.

Ritengo che il primo romanzo sia un po’ lo specchio dell’animo di ogni autore. Quanto c’è di te nel protagonista? E quanto del protagonista avresti voluto essere e non sei?
Partorisco i miei personaggi, hanno di me, indubbiamente, ma dovranno camminare con le loro gambe. Loro sono me quando nascono e io divento loro quando crescono e si evolvono. Anche i miei personaggi desidererebbero essere diversi da quello che sono, come me.

“Eh si, la vita è un libro. Ad alcuni tocca
voluminoso e bello: una lunga teoria di pagine
dove si scorre dal bianco al nero. Ad altri tocca un
libercolo dalla copertina già consunta che
abbraccia poche pagine. Alcuni strappano le
pagine del proprio libro, altri strappano le pagine
del libro degli altri”.

Quale tipo di libro rispecchia la tua vita vissuta a tutto oggi?
Sono un bambino che ancora non sa leggere, guarda i disegni, quelli belli. Preferisce non imparare la scrittura dei grandi dove si leggono le parole di tradimenti, di avidità, di sporcizia; di individualismo sfrenato che legittima il proprio benessere a scapito degli altri.

Ti definisci più un poeta o un abile giocatore di scacchi?
Uno che sciupa fogli bianchi togliendogli l’innocenza, e nel frattempo tenta di migliorare a scacchi.

Voglio chiudere la nostra intervista con uno stralcio che non mi permetterò e non ti permetterò  di commentare:

I cani non li freghi col sorriso da rivista patinata e
la piega perfetta dei pantaloni, vogliono sentire chi
sei, riescono a scovare il tuo odore anche se provi
ad annegarti nell’ “eau de toilette”. E non gli
importa se sei un re o l’ultimo dei disperati. Forse è
proprio per questo che tanti cani vengono
abbandonati: ai padroni non piace che la loro anima
venga indagata e messa a nudo da due occhi
innocenti; che venga frugata dall’amore che sanno di non meritare.

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