Mino Pica nasce a Brindisi nel 1982. Nel 2005 si laurea in scienze della comunicazione e nel 2008 entra nell’ordine dei giornalisti pubblicisti. Attualmente colla-bora con il «Nuovo Quotidiano di Puglia».

Nel 2008 pubblica il suo primo romanzo di narrativa, “L’attesa dell’attesa” (Giovane Holden Edizioni). Citato fra gli scrittori pugliesi del volume “Letteratura del Nove-cento in Puglia 1970-2008” (Catalano, Progedit, 2009), nel 2011 pubblica “Cucina Interiore”, edito da Lupo Editore. Nel novembre 2011 viene pubblicato “Via Maestra” (Hobos Edizioni), percorsi della narrativa in terra di Brindisi che comprende anche un lavoro di Mino Pica. Colleziona diverse collaborazioni con giornali, riviste e TV  nel filo di un legame col giornalismo nato già nel 1995, in radio. Ascolta la musica a 360 gradi, da Ludovico Einaudi agli Slipknot e, oltre a sostenere le attività di diverse associazioni culturali, ha contribuito alla realizzazione di contest musicali per band di un territorio a cui è profondamente legato. Mal digerisce la superficialità, i luoghi comuni e le ferme convinzioni. Ama il silenzio, la semplicità e lo spazio ed il tempo dedicato ai sensi.

Ho avuto il piacere di conoscere Mino Pica diversi anni fa, e presentare il suo primo libro “L’attesa dell’attesa” è stato emozionante. Ricordo di aver dovuto scrivere il mio intervento, era la prima volta che mi trovavo ad essere seduta dall’altra parte della scrivania e per giunta con un cartellino che mi presentava.

Oggi, Mino Pica ha pubblicato il suo secondo libro “Cucina interiore”, collabora come giornalista con il «Nuovo Quotidiano di Puglia».

Buongiorno Mino, benvenuto.
Come ben sai nasce un nuovo progetto editoriale, ESPRESSIONE LIBRI, che cosa ne pensi?

Quando c’è condivisione, attenzione ed entusiasmo puro nei confronti di una forma d’arte c’è sempre il mio assoluto sostegno.

Quanto secondo te è importante che la rivista abbia la sua versione cartacea?

Viviamo decisamente un passaggio parti-colare nel mondo della comunicazione in generale ma viviamo (fortunatamente) in un Paese tradizionalista e romantico e credo che il fascino del cartaceo non possa tramontare. Di certo, parlando dei libri, il mercato ad esempio degli e Book in Italia vive un incremento da non sottovalutare, anche per quanto concerne i diritti d’autore. Negli ultimi 3-4 anni, nonostante molta disinformazione in merito, il nostro Paese ha avuto una crescita notevole ma naturale, con forti accelerazioni e numeri però assolutamente ancora piccoli se paragonati ad altri mercati di questo settore, come quello statunitense su tutti. Per quanto concerne la rivista in sé, internet ovviamente offre la possibilità di abbracciare più lettori ma al contempo offre molta dispersione. Di fondo spero che questa possibilità non tolga però il posto al piacere ed al rito di sfogliare e conservare un giornale.

Si vocifera che ci siano più scrittori che lettori, concordi?

Non vorrei sbagliare con i numeri ma in Italia si pubblicano circa 160 libri al giorno, praticamente uno ogni 15 minuti. Cifre impressionanti che spiegano quanto sia difficile per un lettore trovare qualità, identità, risposte o semplice piacere in questo vasto mondo editoriale. Il discorso è decisamente molto ampio ma mi limito ad osservare le classifiche dei libri più venduti per capire che qualcosa non va (così come ahimè anche nel mondo della musica, del cinema e delle diverse forme d’arte). Credo che bisogna essere degli attenti lettori per scavare in questo mondo e scovare ciò di cui si ha bisogno. In quanto agli scrittori ogni libro è un mondo ed un percorso, l’augurio è che ognuno di queste pubblicazioni possa aver regalato crescita, critica e nuovi punti di vista, ma spesso non è così.

Mino Pica giornalista e scrittore, parlaci dei tuoi successi.

Successi è un parolone. Diciamo che con la pubblicazione di Cucina Interiore mi sono regalato diverse soddisfazioni e sopratutto risposte che cercavo. Egoisticamente penso ai tanti riscontri ricevuti durante le numerose presentazioni in giro per la Puglia, anche a semplici commenti per mail o addirittura per strada con nuove domande, condivisioni e spunti posti che mi hanno davvero fatto crescere. Non è semplice ovviamente riassumere questo percorso ma come dico spesso si è trattato di un viaggio e vista l’occasione ringrazio di cuore e testa tutti i compagni di questo viaggio. Per quanto riguarda invece la passione per il giornalismo, francamente mi reputo sopratutto un buon cronista, in quanto credo che il giornalismo vero si gioca su ben altri ritmi e spesso viene schiacciato da una serie di difficoltà sociali di un mercato difficile a cui si risponde con l’unica benzina che lo tiene in vita, ovvero la forte passione per questo mestiere che resta sempre affascinante.

Se dovessi consigliare la lettura di un libro, escludendo i tuoi, quale autore consiglieresti e perché?

Fra le letture di quest’ultimo anno mi ha particolarmente colpito il libro di Maksim Cristan, “Fanculopensiero”, un libro di ricerca vera, di un protagonista che con grande coraggio si mette in discussione per trovare il punto di vista più importante per una persona, il proprio. E poi, sempre facendo riferimento alle ultime letture mi sta affascinando molto Tiziano Terzani. Per il resto ho sempre amato, e lo faccio ancora, libri come “A ovest di Roma”, di Fante, “Due di due”, di De Carlo o il mitico Bukowski.

Hai avuto occasione di leggere libri di scrittori emergenti? Se sì, quali?

Mi capita spesso in realtà e non posso non citare scrittori della mia stessa “scuderia” (Lupo Editore), come Osvaldo Piliego o Giuseppe Triarico.

Il tuo ultimo libro sta avendo moltissimo successo, so che l’hai presentato all’estero. Ci racconti le tue emozioni?

E’ stato un crescendo sicuramente inaspettato. Sono tanti i momenti, dalla poesia di una presentazione all’interno di un casello ferroviario nelle campagne leccesi ai commenti positivi riscontrati da altri scrittori, da tanti musicisti e con una certa frequenza anche da insegnanti. Bello poi aver contributo, con il libro, ad iniziare un progetto che abbiamo denominato “contaminazione”, ovvero la simbiosi, nell’arco della stessa serata, dei versi di Cucina Interiore, delle foto di Daniela Errico, della musica dei Seahouse e dei disegni di Carmelo Marasciulo, sensazioni pure che faccio fatica anche a descrivere.

Quali sono le risposte che ti aspettavi e che sono arrivate e quelle che, invece, stai ancora aspettando?

La risposta più importante credo sia stata la conferma di una personale necessità ed utilità nello scrivere. Dopo la pubblicazione del primo libro, decisamente distante dal mio modo di essere attuale, avevo bisogno di questa risposta e devo dire che questa urgenza di scrivere è stata confermata. Per il resto non amo le aspettative, vivo il momento o per citarmi il “qui e ora…dormo per sognare, sogno per vivere”.

Che cosa bolle nella tua penna?

Come accennavo prima ora ho bisogno di dedicarmi ad altro e da qualche mese ho ripreso a scrivere, per il momento bolle quest’urgenza di farlo.

A Brindisi sembra esserci un po’ più di fermento riguardo alla cultura, è soltanto un’impressione?

E’ assolutamente vero e sono ormai diversi anni che accade e sono contento di questa tendenza. Credo ci sia però ancora un vuoto per rappresentare questo fermento e mi riferisco a luoghi, spazi ed occasioni che in realtà meriterebbero maggiormente tutti i brindisini, artisti, spettatori e cittadini che siano. So che il percorso è lungo ma c’è bisogno dell’attenzione e della v-glia di tutti. Quando penso a questo, da buon amante della musica, non mi spiego come sia ad esempio possibile che a Brindisi manchi un posto in cui assistere ad un bel concerto; spero che la musica in questo senso cambi presto, ci sono tutte le possibilità, o almeno spero.

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