Benvenuta nel blog di Espressione Libri.  Presentati brevemente ai nostri lettori, chi è Stella Stollo e di che cosa si occupa?
Innanzitutto grazie per l ‘accoglienza e complimenti per il blog. Chi è Stella Stollo? Suona come il titolo di un romanzo! Comunque è una donna di mezza età che spera di avere ancora tanta vita davanti a sé per poter realizzare tutti i suoi sogni. Alcuni, soprattutto sul lato affettivo li ha già realizzati: ha un marito anima-gemella, due figlie (femmine come sperava!), un gruppetto di amiche-sorelle che la accompagnano e la sostengono fin dall’adolescenza. Spirito nomade, non si affeziona a cose o luoghi, ha una casa e un giardino che cura con amore, ma sarebbe pronta a trasferirsi altrove domani stesso…

“Io e i miei piedi “ è il tuo romanzo d’esordio, com’é nata l’idea di scriverlo?
Ho scritto “Io e i miei piedi” tanti anni fa, come esercizio letterario per testare la mia capacità di “confezionare” una trama coerente in un linguaggio scorrevole e piacevole. Una specie di prova per sentirmi legittimata ad intraprendere l’attività della scrittura. Abbastanza soddisfatta del risultato, l’ho tenuto però ben nascosto nel cassetto fino al 2011, quando l’ho inviato al concorso Cogito Ergo Scrivo. L’ho fatto perché mi sembrava assolutamente adatto al tema: la scrittura.

Ti sei ispirata a qualche lettura in particolare ? Se sì, quale?
Sì, mi sono ispirata a due delle mie letture preferite. Nelle mie intenzioni “Io e i miei piedi” doveva essere un piccolo gioiello, prezioso nel contenuto e finemente cesellato. Per questo seguivo la luce di due opere-faro, “Il Giocatore” di Dostoevskij e “Il Piccione” di Suskind: romanzi brevi e fulminanti, deliziosamente ironici e divertenti, con un retrogusto di malinconia esistenziale.

Attraverso la scrittura Mirco sembra ritrovare il senso della sua esistenza, ciò può coincidere con una personale visione della stessa? Cosa rappresenta per te la scrittura?
La scrittura ad un certo punto sembra sgorgare automaticamente dalla penna di Mirco, in forma di puntini d’inchiostro che vanno a formare delle frasi compiute da rileggere e decifrare. Come i colori che, sgocciolati “a caso” sulla tela, formano intrichi di macchie celanti disegni ben precisi. L’arte, che sia pittura, scrittura o una qualsiasi altra forma, porta alla luce l’invisibile e guarisce. Ci guarisce innanzitutto dalla cecità, primo passo per poter intraprendere consapevolmente un percorso nuovo. Sì, sono profondamente convinta del potere taumaturgico della scrittura. Per me personalmente costituisce una terapia del buonumore, una medicina contro il mal di vivere. Mal di vivere che io definisco anche mal di terra in uno dei miei romanzi, lasciando intendere che l’essere umano con la testa è proteso verso l’infinito, ma con i piedi è ben ancorato alla terra. Ed eccoci di nuovo a parlare dei piedi…

Che cosa puoi dirci invece, sul destino e sulla casualità degli eventi?
Mi piace pensare che gli eventi “casuali “siano come quelle gocce di colore o quei puntini d’inchiostro di cui parlavo prima. Se impariamo a congiungerli nel modo giusto possiamo trasformare il nostro destino in una preziosa opera d’arte, o in una bella poesia.

I personaggi che ruotano intorno al protagonista risultano essere il motivo di quella che viene definita la sua “misera esistenza”, qualcuna delle loro caratteristiche possiamo ritrovarla nel tuo carattere?
Barbara, la fidanzata: spero di essere completamente diversa, ma forse un po’ noiosa e rompiscatole come lei lo sono anch’io.
Annalisa, la mamma: con lei ho in comune SOLAMENTE la passione per la lettura e per il cinema: i “magnifici sette” libri e i “magnifici sette film” che costituiscono la colonna sonora della sua esistenza, sono presi dalla lista delle mie preferenze. Anzi no, con lei ho in comune anche la passione per i marron glacés e per i pistacchi. Anzi no, con lei ho o avrei in comune anche la passione per i bei vestiti. Anzi no, anch’io come lei non mangio carne. Anzi no…

Che cosa si nasconde dietro la “dermatite ai piedi” ? Simboleggia qualcosa nello specifico?
Era necessario trovare una malattia che risultasse invalidante dal punto di vista sociale e professionale: la dermatite impedisce a Mirco di indossare qualsiasi tipo di scarpe o di calze e “si sa che i posti dove si è ben accetti a piedi nudi sono veramente pochi”. Allo stesso tempo non doveva essere una cosa troppo grave, in modo da poterci scherzare e ridere sopra. Il prurito ai piedi mi è parso perfetto! Beh, il simbolismo dei piedi è innegabile e presente, sia in positivo che in negativo, in tanti modi di dire.

Il tuo secondo romanzo, “Algoritmi di Capodanno”, contiene tematiche comuni al primo?
La tematica comune fondamentale è quella della casualità apparente o del Caos ordinato. Faccio parlare Cinzia, la protagonista: “…mi son lasciata rapire spesso e volentieri dall’incanto di una notte stellata. Ma fin da bambina mi divertivo a cercare la geometria nascosta in quel caos di luci. Congiungevo i puntini di fuoco posti apparentemente a caso gli uni accanto agli altri e che invece potevano diventare vertici di triangoli, quadrati, trapezi, parallelogrammi. E se la geometria lineare euclidea non mi bastava, costruivo altre forme, spirali, curve, vortici, finché un disegno complicato come un quadro di Pollock mi si stagliava netto sopra quello che prima era solo un lucente tappeto nebuloso”.

 Ho letto che scrivi anche poesie, preferisci il verso oppure la prosa?

Per restare in tema, nella caotica abbondanza di emozioni e ricordi, nell’immenso turbinio di pensieri e idee, la Poesia anela a distinguere i punti da congiungere per comprendere il disegno dell’esistenza. La Poesia sa leggere e decifrare gli algoritmi della vita e dell’intero Universo. La prosa non sempre è in grado di spiegare concetti matematici o scientifici, che per questo spesso ci risultano ostici. Il linguaggio poetico è molto più atto a rendere immediatamente l’intuizione scientifica.

Infine, a chi consiglieresti “Io e i miei piedi” e perché?
Penso che sia un libro per tutti. Per chi è abituato a vedere il lato comico delle situazioni e per chi ultimamente si sta prendendo troppo sul serio. E’ un invito a guardare la vita da diversi punti di vista, a non lasciarsi travolgere dagli eventi e continuare a scegliere, sempre.

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