Che la rivoluzione tecnologica rappresenti il fattore caratterizzante della Modernità, forse il più caratterizzante, è sicuramente indubbio. Il ritmo delle nostre vite, la qualità dei nostri modi di esistenza è modulato e condotto dalla bacchetta magica dell’ultima invenzione. In questo senso, la rivoluzione informatica ha rappresentato forse il più radicale cambiamento nella qualità dei nostri mezzi di informazione e di comunicazione. Computer, internet e social network fanno parte ormai della nostra quotidianità in maniera quasi del tutto viscerale, quasi consustanziale.
Le conseguenze di questa silenziosa ma potentissima rivoluzione sono sotto gli occhi di tutti, rappresentando probabilmente l’elemento più importante per una qualsiasi analisi della nostra società. Sostituendo gli antichi luoghi di aggregazione e di comunicazione, il computer è divenuto il fulcro principale in cui si modulano la gran parte dei rapporti umani, non solo nell’ambito lavorativo o politico, ma anche e più profondamente in quello privato. Ormai è quasi un luogo comune affermare che le nostre esistenze non sarebbero nemmeno immaginabili senza il medium indispensabile del mezzo informatico; esseri umani bisognosi fino quasi a diventarne schiavi, dipendenti, in progressivo ed inarrestabile processo di alienazione.
La portata di questi cambiamenti sulle nostre vite fa spesso riflettere sulle conseguenze prodotte da questa rivoluzione, piuttosto che sui sintomi profondi di cui essa era espressione. Molto spesso si grida allo scandalo, si inneggia all’antico “O tempora! O mores!” di lucreziana memoria, davanti alle infinite relazioni virtuali che si intessono quotidianamente davanti allo schermo di un computer. Amore virtuale, sesso virtuale, vita virtuale, morte virtuale, una specie di surrogato perpetuo di vita vissuta, che nasconde il dramma vero delle nostre esistenze offese e ferite nell’intimità.
In un mondo frenetico e spesso imperscrutabile, lo spazio esterno, più che il luogo dell’incontro e della conoscenza, diventa troppo spesso un campo di battaglia in cui farsi valere e provare a sopravvivere. Si esce di casa muniti di una silenziosa e ottusa armatura, ci si munisce di un corredo di frecce fatte di luoghi comuni e cinismo, si è pronti in ogni ambito a competere, ad apparire. Frenetica competizione, quella in cui viviamo, che riconosce come unico punto di incontro sociale quello dell’apparenza, quello del look, quello dello stile. Nell’apparenza si misurano la portata delle nostre vite e delle nostre relazioni, nell’apparenza si consuma il nostro potere economico. Per questo, per quanto paradossale possa sembrare, proprio davanti allo schermo di un computer, proprio davanti all’espressione più patente della nostra vita alienata, della nostra incapacità di comunicare, abbandoniamo spesso le nostre difese quotidiane e lasciamo al caso quello che nel quotidiano affidiamo al calcolo. È vero amore quello che nasce dal virtuale incontro di due schermi? Difficile rispondere. Ma in un mondo in cui è diventato quasi impossibile guardare negli occhi una persona e parlare con la voce dell’anima, forse è l’unica risposta possibile per vivere le emozioni.
Il romanzo “Il bacio di vetro”, scritto a quattro mani da Adrena e Oliviero Angelo Fuina, uscito presso Boopen Editore nel 2011, ha il grande merito di farci riflettere sulla profondità di queste tematiche, e di farlo con la delicatezza ed il rispetto dovuti. Lo strano rapporto epistolare, tutto via e-mail, tra la single ed indipendente Luana ed il problematico padre di famiglia Liol, ci restituisce con tenera freschezza la genesi dei pensieri e delle emozioni che spingono due esseri umani, fisicamente distanti e separati, ad incontrarsi progressivamente attraverso il computer, fino a stringere una relazione coinvolgente e passionale. Sono due mondi diversi, che forse nella vita reale non si sarebbero mai incontrati, e che invece nello spazio virtuale trovano il campo ideale per liberare tutto il proprio potenziale. Sono le paure e le emozioni, messe all’angolo in una vita troppo spesso frenetica, ad essere le protagoniste assolute di questo romanzo. Sono emozioni che ci parlano di un amore nato a metà, cresciuto nella distanza, cosciente dei limiti di un peccato originale non superabile, eppure un amore sincero, vero, tenero. Due protagonisti, due voci, due esistenze che si scelgono e che scelgono di parlarsi, e che nel farlo riscoprono la radice mortificata della propria esistenza. “ Il bacio di vetro” è molto più di un romanzo, di un racconto narrativo, è un avvertimento lanciato alle nostre vite, è un’ancora profonda di speranza in un mondo che alimenta troppo spesso false speranze. La coscienza del limite è l’unica condizione possibile per il suo superamento. (Marco Incardona) 

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