Recensione “ GOCCE DI MERCURIO”di Giuseppe Bonaccorso  a cura di Tiziana Coppola 

Il mercurio fluisce con la sua opacità e densità argentea e le poesie di Bonaccorso sono gocce che si insinuano nelle scaglie dei diversi moti del suo animo, riflessi esistenziali di chiunque li legga.

“ Proprio in quell’istante specchiato mille volte nella pioggia madreperla ogni scheggia di memoria, rivive la sua argentea, vuota immensità”.

I versi estratti dalla poesia “ Mi chiedesti d’aspettare”, bastano ad evidenziare senza ripensamenti, l’aspetto universale della vita che fa sfondo alle diverse poesie in un susseguirsi di luci e di ombre, sottolineando quell’ “avventato sospiro, dimenticato ormai da una spigolosa pietà”. La sua capacità di immedesimazione, è attraversamento delle profondità abissali dell’io ma la forza della poesia, tira in superficie il sommerso sconforto come si contempla nei versi della lirica:

“Piango nel mare”,
“come gocce di cristallo estirpate ancora vive dalla quiete delle nubi”,

rendendo chiara e tangibile la forte tensione emotiva dell’autore. Si tratta di una silloge poetica elevata e di buona espressione letteraria, ispirata da forti sensi esistenziali. I contenuti sono pieni di significato e di valori profondi e se da un lato vi si scorge una visione del tempo breve della nostra esistenza, la pochezza dei nostri limiti, la caducità del tempo, la fragilità dell’essere umano, accompagnati da un lessico impressionistico e di forte espressività, dall’altro si intravede la speranza di un mondo al di là della terrena voglia di calcare le proprie orme prima dell’abbandono. La sua poetica abbraccia perciò la brillantezza del mondo ma anche i profondi dubbi attorno ai misteri della vita terrena e di quell’aldilà che ci attende forse oltre il cemento. Nei versi di Bonaccorso il life motive esistenziale ricorre sempre in parole come lutto, noia, morte, eterno, temi riecheggianti in ciascuna lirica. Indicativa la poesia “ Melodia Viola” nei cui versi:
“ Oh! Se potessi ancora credere ai fantasmi!
Quante note depredate dello spirito vibrando mute il canto del coyote,
scoprirebbero l’estrema quiete
tra gli uggiosi fumi della naftalina!
“Conservatevi”!

Oppure nella poesia:
“ Ricordo il momento”
nei versi:
“ cedo alla debolezza della notte…quale aurora trasformata in giorno,
nessuna freccia vorrà mai colpirlo”…
ed il tramonto dondola tra notte e giorno
come un bambino sull’altalena.

Si evidenzia il contrasto continuo tra la vita e l’infinito ritorno dei sentimenti e quindi del dolore, l’incapacità dell’uomo, di saper ripudiare, la gracilità della condizione umana, di quel tempo che fugge ineluttabile come nella creazione: “Attendo” nei rispettivi versi:

adesso anche il vecchio pendolo,
come il patetico fluttuare dell’eterno,
ha ripreso stanco a rintoccare.

La particolarità delle sue poesie risiede nel richiamo anche al tema scottante, ecologista, con ricci riferimenti spirituali, di forte conflittualità che investono non solo l’autore ma la società in genere, usando la poesia come arma per cambiare il mondo come si può osservare in “ Melodia Viola”, nei versi seguenti:

“ un sole annegato nello zolfo”
“ Costui è l’impavido cacciatore di balene”

Oppure in:

“ Ricordo il momento” nel verso :
“ nelle trame d’un tempo denso di petrolio”.

I versi dell’autore sono complessivamente di un lessico vivo, versi liberamente determinanti oltre che scorrevole e denso di rimando ad immagini. Egli preferisce riconoscere all’essere umano, valori e contenuti con lo sguardo rivolto a ideali etici che fondano la vita nell’uomo, in un dialogo interminabile di mediazione con le forze del “consumismo” culturale e con la voglia di ritrovarsi.

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