RECENSIONE a cura di TIZIANA COPPOLA

“ UNA DONNA COME TANTE”

Il punto di partenza in cui la protagonista si ritrova e rivive puntuale, non è che il cerchio della vita, la traccia tangibile della vita, dalla forma di un cerchio; si apre e si chiude, cerchi concentrici, identici all’apparenza ma pur sempre diversi. I puntini di cui il cerchio è costituito, sono all’aspetto uguali ma diversi fra loro. La vita dell’uomo è il cerchio, i puntini sono le esperienze, i vissuti di ciascuno, uguali in superficie ma diversi fra loro per poi ritornare al punto di partenza. Il racconto autobiografico di Stella, ha sullo fondo l’immagine sfocata di questo cerchio, di questo simbolismo rintracciabilissimo nel suo vissuto, nelle sue pur diverse esperienze, a tinte drammatiche, dolorose e cariche di un profondo sentire, non disgiunto da un conflitto inesauribile con la sua stessa antinomia di donna, dalle mille sfaccettature, dalle mille risorse e dagli irrimediabili conflitti, da quella sopraggiunta crisi esistenziale che è fonte di energia, di cambiamento, di lotta, di combattimento, singolare e universale al tempo stesso perché il dolore di un individuo è il dolore universale di tutti che si rivela nello spasmodico spostamento degli oggetti, dei mobili, di tutto ciò che resta fermo, immobile e che diviene soffocamento per l’autrice, dunque ricerca di primavera che bussa alla porta del suo cuore nonostante la stessa donna abbia conosciuto per un lungo tempo solo l’inverno più freddo, raffiche nel cuore che hanno lesionato senza possibilità di guarigione e che riecheggiano nel suo dialogo continuo con il suo bimbo mai nato Andrea, la sua unica anima amante, segnata da un destino parallelo con quello dell’autrice dell’opera “ Lettera ad un bimbo mai nato” di Oriana Fallaci. Emerge dall’opera, tutta la fragilità del ruolo maschile di Michele, compagno di Stella, uomo separato, alle prese con una nuova vita, con una nuova compagna, con un nuovo progetto di famiglia. Un uomo tenero ma anche fragile, premuroso e un po’ ammaliato dalla caducità della vita, dai giochi e gioielli mentre Stella è in cerca d’amore e ama essere avvolta dallo strato caldo di una superficie legnosa, distante dalla corsa di aerei, treni, alberghi e viaggi affascinanti, una donna forte nella sua fragilità e Michele un uomo all’apparenza forte, carico di ironia ma la fragilità dentro è più forte. Stella, insegue la parità ma poi si ritrae e ne prende allo stesso tempo le distanze. Lo stile di scrittura, diretto, realistico, scorrevole, limpido per nulla ambizioso di saggezza e per nessuna ragione disposto ad essere intralciato è sintomo di un irrefrenabile bisogno di esserci, di essere amata, ascoltata, di trovare un posto al sicuro, lo stesso nido in cui il suo Andrea era stato posto, in attesa di incontrare gli occhi, la pelle, le labbra della sua mamma, quelle labbra calde che lo avrebbero rassicurato e garantito di coccole e di quell’amore infinito che solo una madre può dare. L’autrice, lo si può contemplare anche a livello stilistico, passa bruscamente da un periodo all’altro della sua vita come se volesse cancellare e ripartire in tutta fretta con lo stesso entusiasmo di cui la volta precedente è stata privata. La dipanazione del racconto si snoda ma non entra a fondo nella questione dell’essere donna del Sud, preferisce concentrarsi e raccontare di se e di come la sua storia personale sia infinitamente uguale a quella di tante donne, sempre costrette a lavorare due volte più dell’uomo, a fare i conti con i pregiudizi, vera essenza di un più generale retaggio culturale ottuso, costituito da giudici senza toga in grado di emanare sentenze molto più lapidarie di una pena giudiziaria. Il lettore in questa opera viene sollevato dallo sforzo di comprendere, interpretare, è l’autrice stessa che ne indica il percorso da fare. Egli parte dalla sostanza per poi giungere in questo viaggio interiore continuo, senza sosta, tra il voler tenacemente credere in un essere superiore e il bisogno di porsi domande per uscire dallo smarrimento interiore e ritrovarsi nuovamente a pensare, programmare, l’utilità, la vita e la libertà.

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