Doppia intervista ad Adrena e Oliviero Angelo Fuina  su “Il bacio di vetro” a cura di Mauro Vierucci

Mauro Vierucci: Ciao Adrena, ciao Oliviero. Ho letto con un certo interesse il vostro ultimo lavoro, “Il bacio di vetro”. Com’è nata l’idea di scrivere questo libro?

Adrena: Quando un’idea nasce, nasce. Chiamalo pure caso, io preferisco definirlo destino. Con Oliviero c’è sempre stata un’affinità letteraria tale che ci ha permesso di metterci continuamente alla prova, confrontarci, sostenerci l’un l’altra. Per esperienza personale posso dirti che, mentre descrivo una storia che sta nascendo, i personaggi di un libro mi si presentano davanti con il loro carattere ben definito, i loro pensieri sono già i miei. Non amo programmare a tavolino ciò che succederà; sono loro i protagonisti e come tali utilizzano me come tramite. Io sono semplicemente  il mezzo, la penna, la parola. Quando scrivo vivo materialmente ciò che accade, piango, rido, divento io stessa il personaggio; ogni istante descritto appartiene a me quanto a lui o a lei.

Oliviero Angelo Fuina: Per dirla tutta, l’idea è nata sicuramente da Adrena. Lei aveva un  progetto di personaggio femminile e di emozioni da voler far vivere alla Luana del Bacio di vetro. Per l’affinità letteraria della quale Adrena ha detto, e della quale mi onoro, mi propose di provare a scrivere un romanzo insieme. Mi chiese via e-mail se avevo voglia di condividere quel suo viaggio letterario scrivendo di un personaggio maschile che potesse interagire con Luana. Mi anticipò a grandi linee la sua idea di “storia” – poi ovviamente stravolta – e mi mandò l’incipit. Per curiosità personale e desiderio di sperimentarmi in questo interagire narrativo, accettai con entusiasmo, pensando che fosse alla fin fine “solo” un esercizio letterario come nel Club poetico nel quale ci eravamo conosciuti e nel quale interagivamo spesso, così come era comune abitudine fare. Ovviamente mi sbagliavo: era molto di più ma all’inizio non lo sapevo.

Mauro: Senza rivelarci troppi dettagli, potreste riassumerne la trama per gli amici di Espressione Libri?

Adrena: Liol e Luana, i due protagonisti, si incontrano virtualmente in un sito letterario internet. I primi contatti avvenuti via e-mail riguardano esclusivamente il confronto, la voglia di mettersi alla prova. Nasce presto una profonda amicizia basata sulla ricerca di quella gratificazione che ogni autore emergente cerca. Il passo successivo è quasi scontato, una e-mail dopo l’altra i due protagonisti entrano in quella confidenza personale che permette loro di spogliarsi di qualsiasi costrizione mentale confessando ciò che mai avrebbero potuto svelate ad altri.

Oliviero: Posso solo aggiungere che i nostri due protagonisti scoprono di sé molto più di ciò che avrebbero potuto immaginare. Affrontano tutto questo con diverse dinamiche personali fino a convergere in un finale … inaspettato.

Mauro: Man mano che ci si addentra nella lettura, si ha come la sensazione di procedere in equilibrio sul filo di un duplice sentimento reciproco, che finisce col pervadere Luana e Liol, i due protagonisti: da una parte una bella amicizia, dall’altra una forte attrazione. Nella realtà, specie attraverso le chat, ciò sta accadendo sempre più spesso, mettendo a repentaglio la solidità di molti rapporti di coppia. Qual è il vostro pensiero riguardo al fenomeno, piuttosto diffuso, dei funamboli della rete?

Adrena: Amicizia o amore? Il filo di distinzione è molto sottile. In questo romanzo ho voluto evidenziare quanto sia cambiata la comunicazione, anzi il mezzo utilizzato dalla stessa. Molti rapporti di coppia nascono così, virtualmente, su internet, poi in effetti si evita di incontrarsi veramente perché ci si è spogliati troppo, si sono fatte confidenze troppo personali, troppo intime. Molti altri, invece, si distruggono e non soltanto virtualmente, anzi. Il fenomeno della rete è molto pericoloso se non si ha la forza di essere protagonisti della propria vita, essa va vissuta realmente cercando di rimanere con i piedi per terra.

Oliviero: Il mio pensiero è che questo fenomeno è spesso una cartina tornasole di una profonda solitudine alla base. Anche con se stessi. Poi, si sa, subentrano personali malintesi emotivi sul gratificarsi, per un essere accettati e accolti per come ci vogliamo disegnare di essere. Si comprende benissimo che questo fenomeno delle chat e similari è molto complesso nelle motivazioni individuali, ma trova sempre più riscontri tra gli utenti della rete per un’insoddisfazione personale della propria situazione nel quotidiano e nell’emotivo derivante. Invero esiste però anche una naturale comunicazione tra “anime”, che al di là della fisicità comunque importante, può manifestarsi in alcune essenzialità che la frequentazione “reale” tende a sminuire o alterare per una serie di addomesticamenti comportamentali e di etichette convenzionali che abbiamo permesso appiccicarci addosso.

Mauro: Nella Nota degli autori si legge che il libro “è stato scritto a quattro mani e due teste”. Che tipo di difficoltà avete incontrato nel misurarvi con questo strano mostro?

Adrena: Abbiamo scritto quattro mani, e non due, proprio perché abbiamo utilizzato le tastiere dei nostri computer. Scrivere in due non è mai stato semplice per nessuno, ma devo dirti che con Oliviero mi sono molto divertita. Ovviamente abbiamo chiesto la revisione del tutto al nostro caro amico scrittore Davide Gorga, bisognerebbe chiedere a lui se ha riscontrato delle difficoltà e quali.

Il mostro? Parli di Oliviero vero?

Oliviero: Sicuramente gli stimoli e la gioia di condividere sono stati superiori alle difficoltà, questo voglio anteporlo e sottolinearlo. Parola di …mostro. Difficoltà – ma preferisco chiamarle sfide -, poi, ovviamente ce ne sono state. In funzione di un solito “modus creandi” che in questa per noi nuova esperienza a due teste (e ben distanti nello spazio geografico), necessitava per forza di cose di essere modificato. Un libro, si sa, rappresenta sempre e comunque un riflesso di noi stessi che ci rappresenta. Diciamo che è subentrata in maniera naturale la “sacralità” del rispetto di un evento narrativo dell’altro autore riguardante il proprio personaggio, un dover quindi collimare costruzioni narrative personali con il materiale messo a disposizione e a conoscenza, capitolo per capitolo, dall’altro autore. Costringendoci di conseguenza ad improvvisare e a ribaltare spesso le nostre pensate costruzioni narrative in funzione di ciò che l’altro, di noi due, riteneva aggiungere alle dinamiche della trama. E a proposito di questo mostro a due teste e quattro mani, se poi l’aspetto e le manifestazioni di questo nostro ibrido sono potute diventare più che accettabili, molto lo dobbiamo al nostro amico ed Editor Davide Gorga, che approfitto ancora per ringraziarlo dell’ottimo lavoro di maquillage fatto sulla creatura del mostro.

Mauro: Per uno scrittore il rischio di essere troppo autobiografici è uno spettro sempre in agguato, pronto ad apparire all’improvviso tra i caratteri del testo nel tentativo di annullare il giusto distacco tra scrittore e personaggio. Quanto c’è di Adrena in Luana? E di Oliviero in Liol?

Adrena: Sono convinta che questo accada quasi sempre nei primi libri, quando l’autore non propriamente ancora scrittore, vomita tutto ciò che gli è rimasto aggrovigliato nello stomaco per un’intera vita. Soltanto dopo questo necessario passaggio si inizia a scrivere altre storie, qualcosa però rimane sempre dell’autore, anche se tutto inizia a ridimensionarsi e gli spazi d’egocentrismo sono nettamente inferiori. Di me, in questo libro, c’è soltanto qualcosa, quattro o cinque righe che riguardano più Francesca, la sorella di Luana.

Oliviero: Per quanto riguarda Liol, invece, c’è molto di me. Si vede che ancora avevo grovigli della mia intera vita attorcigliati nello stomaco. Liol è il nome che ha fortemente voluto Adrena e se ci fate caso è l’anagramma di “Olli”, come da mio consolidato diminutivo. Ma ritengo, come ha giustamente ricordato Adrena, che in ogni libro c’è comunque e sempre molto dell’autore stesso, magari frazionato in più aspetti e personalità tra i vari personaggi. Addirittura io sono convinto che qualsiasi cosa si scriva o si legga sia autobiografica perché non c’è nulla che accada che non ci sia specchio nel nostro percepire interiormente l’accadimento.

Mauro: Le amicizie, con l’avvento di internet e soprattutto dei social network, rischiano di rimanere impigliate tra i circuiti elettronici del proprio computer. Quanto è importante per voi il contatto diretto, l’incontro con l’altro? Un bacio di vetro potrà mai sostituire un bacio vero?

Adrena: Un bacio di vetro non potrà mai sostituire un bacio vero, ma questo non significa che l’intensità emotiva possa essere maggiore o minore. Quando ho conosciuto Oliviero, durante la prima correzione, ci siamo scambiati un fraterno bacio sulla guancia. Sicuramente tra noi c’è una bellissima amicizia, penso che oggigiorno sia difficile trovarla.

Oliviero: Sì, è vero. Come dici tu, Mauro, spesso le amicizie restano impigliate tra memorie di Hard Disk ma ci sono anche, tra queste amicizie informatiche, alcune che hanno splendida ragione di esistere dietro i vetri del monitor, che rappresentano anzi un’isola felice di sicuro approdo nel mare spersonalizzato del web e hanno valori che ben accarezzano comunque e sempre l’anima, in un superiore e sottile riconoscimento. Per certe amicizie la fisicità è anche superflua.  Ben diverso è “il bacio di vetro”, cioè l’amore cominciato o solo sperato nel mondo virtuale. Se rimane confinato dietro il vetro rischia di restare un semplice bisogno affettivo, seppur gratificante e che può soddisfare solo l’ego o il desiderio di giocare all’amore, più che amare. Il malinteso è proprio la parola “amore”. L’amore, io penso, si nutre anche di sguardi, di gesti, di profumi, di silenzi condivisi e di tutta una fisicità che ci può permettere di manifestare in terra il nostro cielo.  Il metaforico bacio ad un certo punto deve comunque oltrepassare il vetro e immergersi nell’esistenza che ognuno ha ricevuto in dono. L’amore non malinteso è una Forza permeante che nasce in noi – che viene alla “luce” – e che possiamo condividere per tracimazione. Incondizionatamente. Questo tipo di amore, l’Amore, non ha bisogno di parole a confermarsi ma deve esistere come una qualità interiore che naturalmente manifesteremo.  Detto questo confermo con gioia l’amicizia speciale che ho avuto in dono di vivere con Adrena, consapevolmente esistente quando interagivamo esclusivamente in rete e splendidamente confermata quando, a libro ultimato, ci siamo finalmente incontrati a casa sua.

Mauro: Grazie per la cortese disponibilità. Arrivederci alla prossima pubblicazione.

Adrena: Il bacio di vetro numero due!? Sebbene qualcuno me l’abbia chiesto, no, grazie, bellissima esperienza ma non amo ripetermi.

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