recensione a cura di Maria Capone (Adrena)

“Quadretti di un tempo” di Rita Sanna

Eccoli lì, appesi ad un muro di colore bianco; piccoli quadretti che rappresentano scene di un tempo passato dai colori  apparentemente sbiaditi. Sono le parole di Rita Sanna a ridare immediatamente a quei paesaggi i colori della vita.  Si incipriano i luoghi, si scartano gli  involucri  dell’apparenza. Una pennellata dopo l’altra si cammina tra i colori dei prati e degli orti  avvertendone persino i profumi; talvolta aspri come quelli dei fiori delle piante di fave, talaltra delicati come quelli delle piante di rosa.  I ricordi si librano leggiadri, come ali di farfalla si posano sui personaggi, li accarezzano. Si entra da spettatori più che da lettori nei racconti custoditi in questa delicata raccolta, rimanendo stupiti, meravigliati. Nei suoi “Quadretti di un tempo” Rita Sanna apre al lettore lo  scrigno dei suoi ricordi, condividendone gioie e dolori.   Così, come le mani rugose del contadino si posano sul suo viso nascondendo ed asciugando pianti silenti, eccole materializzarsi davanti ai nostri occhi. Persino la voce del nonno è nitida, i racconti di eroi leggendari si mescolano a quelli di coraggiosi ma più semplici uomini del nostro tempo.  Passano lievi i rimproveri fatti ai bambini per le piccole marachelle e le porte precedentemente chiuse si riaprono al perdono. Torna la vita con i suoi adolescenziali schiamazzi, torna la morte con il suo ossequioso silenzio e il mio sguardo si perde nella luna mentre essa si sdraia tra i vigneti.

Recensione di  Maria Capone (Adrena)

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